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ITALIANI BRAVA GENTE (Dicembre 2000)

 

Quest'anno ci è capitato l'abete della Carinzia, dono al Santo Padre del leader nazionalista e xenofobo Haider. L'opinione pubblica si è divisa sull'accettare o meno un dono così "ingombrante", ci sono anche stati scontri fra opposte fazioni e con la Polizia.

Il Vaticano ha accettato il dono e lo ha piazzato in bella mostra in Piazza S.Pietro, a Roma. I portavoce ci assicurano che il Pontefice ha trattato freddamente Haider e anzi approfitterà dell'occasione per ricordargli gli alti valori della tolleranza e dell'amore fra le genti. 

 

Ancora una volta il Vaticano mostra il suo volto ambiguo: non sempre, neanche negli ultimi 70 anni di storia, è stato facile discriminare fra atteggiamenti pastorali ed opportunismi di varia, incomprensibile natura. Ma su questo non voglio dire altro, anche se in verità mi prudono parecchio le dita......... Ancor meno comprensibile, a mio avviso, appare l'atteggiamento dell'Italia come Stato nei confronti di questo personaggio sempre più spesso in visita in Italia. Nei rapporti tra privati cittadini le cose sono sempre chiare: chi ospiterebbe nella sua casa un vicino dichiaratamente razzista, xenofobo e nazionalsocialista? Quasi nessuno. E' una questione di coraggio nelle scelte e nel palesare un'identità. A volte le cose sono chiare anche a livello di Comunità: provate ad entrare negli Stati Uniti con in tasca la tessera di un Partito Comunista qualsiasi e l'Ufficio Immigrazione vi negherà il visto per una semplice questione di indesiderabiltà o inopportunità. 

 

L'abete della Carinzia Haider avrebbe dovuto paracadutarlo da 2000 metri direttamente sulla Piazza S. Pietro, se proprio il Pontefice non sapeva come rifiutarlo, ma  scortare questa vera provocazione per le autostrade di mezza Italia è stata l'ennesima prova che questa brava gente che sono gli italiani non ha ancora, a 57 anni dalla caduta del fascismo, un'identità nazionale dichiaratamente antirazzista e antifascista. 

Ancora ambiguità in doppiopetto..... era meglio allora quando gli antidemocratici, i totalitaristi, gli intolleranti li potevi riconoscere dal colore della camicia o della sciarpa intorno al collo, fino agli anni '70, oggi no, sono tutti uguali, a sorriderci dalle televisioni con cravatte bellissime e camicie firmate. (C.A.)

 

 


 

 

I GIAPPONESI DEL FUNZIONARIO ITALIANO 

un ukiyoe
Novembre 2000. In Giappone, in questi giorni, si fa un gran parlare di un alto funzionario italiano per via di una brillante idea che ha presto fatto il giro del mondo. In pratica è successo questo: alcuni laboriosi insegnanti delle scuole medie di Tokio si sono riuniti in comitato per portare avanti in Giappone la richiesta del funzionario italiano. Perché - si sono chiesti gli zelanti insegnanti - nei nostri testi di storia si fa un gran parlare del patto scellerato con Hitler e solo pochi accenni alle epurazioni staliniane? E che dire della malvagità di Truman, con la sua ignobile bomba? Della invasione del Vietnam da parte degli americani non si parla con la stessa enfasi che dell'invasione della Cina da parte dei giapponesi. E' una Storia di parte, non c'è obiettività! I nostri figli finiranno per pensare che ci sono buoni e cattivi, invece son tutti cattivi, o tutti buoni, che è poi la stessa cosa. Questo il pensiero di alcuni giapponesi, curvi sulle stampe di parecchi fogli scaricati dal bellissimo sito Internet di tale altissimo funzionario di idee dichiarate tutte a destra.

Il Funzionario è dunque arrivato buon ultimo in una lunga serie di personaggi che un po' in ogni angolo del mondo tentano di accreditare come falsi storici, o come opinioni di parte, le inaudite sofferenze di un'intera generazione che ha dovuto convivere, e talvolta far buon viso, con la follia di pochi ceffi al potere. Qualcuno ha certo in animo di precisare che di brutti ceffi ce ne son sempre stati, dappertutto. Questo è vero, ma per quale sensato motivo i nostri libri di Storia dovrebbero dar lo stesso peso a brutti ceffi che si son fatti Istituzione rispetto ad altri che, dopo la fine della guerra, hanno compiuto vendette personali e che per questo avrebbero meritato la galera? Sì, proprio così, ci son farabutti che oggi parlano anche in televisione e che vogliono convincerci che il peso storico di Mussolini e degli omini che aveva intorno a compier nefandezze sia pari a quello degli assassini che nel dopoguerra si son fatti giustizia con le loro mani.

Certo, c'è poi il fatto che sui libri di Storia poco si parla del fatto che nel Ventennio le strade furono asfaltate, fu costruito il Foro Italico, fu modernizzata l'agricoltura, la burocrazia funzionava, la mafia fu combattuta come mai prima e dopo, ma che importanza assume tutto questo bene se figlio dello stesso decisionismo fu armare una situazione che ha poi finito per distruggere tutto quanto? Che senso ha dire ai nostri figli che si son potute fare buone cose a patto di essere considerati carne da cannone?  Certo, il Gran Funzionario non è uno sprovveduto, questo piatto lo ha presentato guarnito in modo che anche i giapponesi ci sono cascati. Lui dice: facciamo il punto della situazione, facciamolo fare da esperti, e vediamo se per caso non stiamo imbonendo i nostri figli con nozioni di parte.

Non deve perdersi però fra le chiacchiere di ogni parte il fine ultimo, non dichiarato, di questa proposta: tutti cattivi, quindi nessun cattivo! La memoria storica potrebbe non essere completa e obiettiva quindi dimentichiamo!               (Carlo Anibaldi - Novembre 2000)


 

 

 

15 Settembre 2000 - Rocco Derek Barnabei: l' hanno ammazzato, Giustizia è fatta. Certo, c'è quella questione che gli statunitensi sono protestanti ortodossi, una dottrina difficile da comprendere per molti di noi europei. Là se uno ammazza può, anzi, sa che deve morire perché è la legge di Dio, perché è giusto e corretto. Niente compromessi e tentennamenti latineggianti. Gli americani sono la più grande democrazia del mondo, il sistema giudiziario è fra i più garantisti, dunque loro sì; i sudamericani no, i cinesi no, gli iraniani no, ma loro sì, loro si possono ben permettere di giustiziare la gente, perché lo fanno correttamente.

NO! Questo discorso non mi convince. Per niente.

 

Da noi era il XIII° secolo d.C. e c'era la Santa Inquisizione, in nome di Dio si giustiziava. E che dire dei cugini francesi che 200 anni fa ghigliottinavano a più non posso in nome di alti ideali? E gli inglesi, non hanno impiccato migliaia di malandrini fino a pochi decenni or sono?

 

No! Non c'è una maniera ordinata, di buona coscienza, di ammazzare la gente, qui in Europa lo abbiamo compreso prima dello scoccare del terzo millennio, ma certo noi di Storia ne abbiamo tanta, e abbiamo imparato. Mi viene da pensare ad un'opinione illustre, cui aderisco: "America is the only nation in history which miraculously has gone directly from barbarism to degeneration without the usual interval of Civilization." -                                                             Georges Clemenceau.                                                                 

 

(Carlo Anibaldi)

 

 


 

Agosto 2000 - Presentazione del sito "La Grande Crociata"

Un altro sito su questo argomento non era forse nelle necessità immediate della Grande Rete, infatti sono numerosi i siti web che documentano l'Olocausto. Le ragioni che mi impegnano in questo lavoro di ricerca sono, almeno in parte, più personali. Il mio viaggio-pellegrinaggio ad Oswiecim (Auschwitz - Birkenau), Polonia, insieme a mia figlia allora tredicenne, ha lasciato un segno indelebile nella mia memoria e nel modo di sentire; il sangue ti ribolle pure se non sei di cultura ebraica, vivaddio! Inoltre sono convinto che la storia tende a ripetersi solo se la dimentichiamo, nel senso di pensarla come cosa che riguardi gli storici, gli studenti ed i professori. Ciò che conta infatti sembra essere il presente, possibilmente il presente molto prossimo a noi e alla nostra quotidianità. Ma questo modo di vedere, che certo è anche il mio per gran parte delle mie giornate, porta con sé una minaccia, intendo dire che potrebbero poi essere altri a prendere per noi decisioni in grado di sconvolgere le nostre vite. Cosa del resto accaduta assai spesso in passato..... a volerlo ricordare, appunto.

Pensiamo per un momento ai milioni di uomini e donne che negli anni trenta erano affaccendati nella loro quotidianità, in ogni angolo d'Europa e oltreoceano: chi mai avrebbe potuto dire che c'era nell'aria qualcosa che li avrebbe presto convinti, loro malgrado, che la preparazione del matrimonio di una figlia, il nuovo lavoro da incominciare, la tesi di laurea da preparare, il raccolto buono di quest'anno, il nuovo parroco che arriva, il compleanno da festeggiare, la gita fuori porta, che tutto questo insomma sarebbe stato travolto dagli eventi e cancellato, perché le loro stesse vite e quelle dei loro cari sarebbero state in pericolo. E poi la miseria e la fame per molti dei sopravvissuti. Chi poteva immaginare tutto questo in un caldo pomeriggio di fine estate dell'ultimo degli anni trenta?

Tutto questo invece è accaduto, molto vicino a noi, una o due generazioni al massimo. Molti di noi sono cresciuti tra i racconti di tante vicende vissute. Storie troppo spesso strazianti, misere e luttuose. Eppure le nuove generazioni, i nostri figli, per intenderci, non sembrano mostrare particolare interesse per tutto ciò, non più di quanto in genere ne nutrano per le campagne di Napoleone......... storie d'altri tempi.                       

Io sono certo che anche negli anni trenta non ci si occupasse troppo delle storie d'altri tempi e che la quotidianità fosse, per la maggioranza della gente, tutto quanto di cui fosse sensato occuparsi, proprio come accade oggi. 

Tutto ciò a volte mi fa sentire, e mi fa immaginare molti dei nostri giovani, come quei buoi che vengono portati bendati al macello, in modo che non si mettano in ansia e non diano fastidio con escandescenze circa improbabili opzioni sul loro destino.

Ovviamente, come vedremo in questo stesso sito, il contesto socio-politico, economico e culturale degli anni venti e trenta ha poco in comune con l'aria che respiriamo oggi, ma il solo cambiamento che ci potrebbe davvero mettere al sicuro dalla barbarie, purtroppo, non è ancora avvenuto, e attiene a qualche angolo della natura stessa dell'uomo, indipendentemente dal vestito che indossa e se comunica col telefono cellulare o col vecchio telegrafo. E' in quell'angolo che si annida la barbarie, intesa come intolleranza, disprezzo per il bene supremo della vita, razzismo, egoismo, cinismo e sopraffazione. 

Per conforto all'affermazione di cui sopra, proviamo ora a fare una specie di gioco: immaginiamo, fra le persone che, direttamente o indirettamente, conosciamo (e magari diamo un'occhiata anche dentro noi stessi!) alcune da poter calare per un momento in una realtà assai diversa da quella che ora sembra circondarci, in una realtà priva di garanzie, di diritti assoluti, di protezione, in una realtà dove i valori sono sovvertiti, dove Cristo è morto in croce per garantire i privilegi dei potenti della terra, ebbene in questa realtà avreste parecchie sorprese: schiere di mediocri, violenti, frustrati, ignoranti, sarebbero i nuovi mandarini di questa società dove da un giorno all'altro sui muri si potrebbe leggere, in manifesti autoritari, che i calabresi e i marchigiani sono gente ignobile e per questo saranno privati dei loro diritti, poi della loro libertà personale ed infine deportati. In questa nuova società trovereste senza meno il vostro attuale capoufficio, sì, quello arrogante, raccomandato e inetto, con una divisa fiammante da farlo sembrare un dio, con funzioni superiori di coordinamento della deportazione dei calabresi........ e dei marchigiani. Se vi sembra che sto esagerando con l'immaginazione, guardate poco o tanto indietro nella storia e vedrete che è già successo, troppe volte.

Il sito The Great Crusade è dunque uno STRUMENTO DELLA MEMORIA E DELLA COSCIENZA, uno dei tanti, le cui pagine sono trovate dai motori di ricerca del web e visitate circa 20.000 volte ogni mese, a disposizione di coloro che vogliano per qualche momento ricordare la Grande Crociata che fu combattuta, e che oggi ci permette di vivere serenamente della nostra quotidianità.

Non solo un sito sulla persecuzione degli ebrei dunque, ma un sito di testimonianza della barbarie nazifascista nei confronti degli ebrei, che certo non è la sola barbarie della Storia, ma qui di quella si vuole ora parlare, nel senso che il noto teorema "tutti barbari, dunque nessun barbaro" è qui giudicato infantilismo storico e/o qualunquismo. In altri siti sono trattate le barbarie staliniane, cambogiane, statunitensi, bosniache, ecc ............., ma è di questa barbarie che qui si parla poiché ha un vero carattere di unicità: non si inserisce infatti come le altre nel contesto di una guerra o rivoluzione o altro sommovimento sociale, ma ha, se così si può dire, vita autonoma, energie e risorse che sono indipendenti e talvolta perfino in concorrenza con le esigenze militari della guerra. Eichmann riusciva a distogliere treni dalle esigenze del fronte per completare i trasporti prefissati. Lo sterminio degli ebrei era infatti un obbiettivo primario del Terzo Reich, non secondario agli obiettivi militari, ma primario insieme ad essi. Nella Storia non era mai accaduto nulla di simile e nemmeno dopo, da allora ad oggi.

La Storia non riparte mai da zero

Altro buon motivo per diffondere questi strumenti della memoria storica è l' affacciarsi di movimenti revisionisti (gli autori sono centinaia, ne cito qui qualcuno per coloro che sentissero la necessità di completare in questo senso la loro informazione: i francesi Robert Faurisson e Paul Rassinier, l'americano Arthur R. Butz, il tedesco Wilhelm Stäglich, l'italiano Carlo Mattogno e lo spagnolo Enrique Aynat. Su qualunque motore di ricerca è facile trovare le loro opere) che vorrebbero riscrivere la Storia di quel periodo e ripresentarla come si fa coi panni sporchi: puliti e profumati dopo il bucato. Con il passare degli anni questi signori saranno sempre più numerosi poichè saranno morti tutti gli attori della tragedia e allora sarà più facile dire a dei giovani disattenti che "non è chiaro cosa sia in realtà successo". All'origine di questa operazione ci sono vari motivi, vecchi come il mondo. Alcuni hanno compromissioni personali e/o familiari coi passati regimi e allora cercano per la propria coscienza qualche scorciatoia; altri sono in buona fede e credono buona cosa esercitare la loro mentalità burocratica rifacendo i conti al centesimo. Altri hanno semplicemente un problema psicologico detto opposizionismo, cioè cercano il proprio spazio manifestando idee contrarie a priori ad altre accreditate da una maggioranza. Infine, ma non ultimo, c'è l'antisemitismo di sempre, con la "novità" che le infamie del nazismo hanno temporaneamente indebolito le argomentazioni degli antisemiti di mestiere e di quelli viscerali. Come potrebbe oggi un antisemita, dopo quanto è accaduto negli anni '40 di questo secolo, presentarsi alla Storia con qualche argomento? Soprattutto se nemmeno è palestinese di nascita? E allora ecco che per alcuni diventa di grande importanza puntualizzare se è stata seguita o meno una corretta prassi giudiziaria a Norimberga. Altri si affannano a dimostrare che il Comandante di Auschwitz (Hoss) fu torturato durante l'interrogatorio e allora la sua confessione sui massacri non sarebbe giuridicamente attendibile. Altri ancora, dimostrando scarsa conoscenza delle potenzialità degli esseri umani, dicono semplicemente che i racconti dei sopravvissuti ai Campi sono falsi perché vi sono descritte situazioni alle quali non sarebbe stato umanamente possibile sopravvivere (!). Qualcun'altro dice che il Diario di Anne Frank è un falso e allora chissà, magari è falsa tutta l'occupazione dell'Olanda ed i rastrellamenti degli ebrei! Altri si sono messi a far conti ed hanno scoperto che in questa faccenda dell'Olocausto a guadagnarci (!) sono stati gli ebrei d'America e di Israele; forse questi signori pensano che sia cosa ingiusta indennizzare chi è stato arbitrariamente espropriato delle proprie cose e spesso anche della propria vita? Milioni di abitazioni, piene di suppellettili, furono requisite, insieme a fabbriche, negozi e quant'altro. Molti nel dopoguerra hanno ottenuto forme tangibili di indennizzo materiale, per se o per i familiari scomparsi. Non è scandalo, è normale e dovuto a chi non ha scelto di operare quel finimondo, ma ne è stato vittima.

 

In questi giorni mi ha scritto un giovane che afferma che dalle sue letture emerge che nei campi non si stava poi così male come dicono e che gli ebrei di mezza Europa non sono spariti nei forni, ma si sono semplicemente spostati. Ecco perché ho creato questo sito!

 

Vorrei inoltre sottolineare che se da una parte è vero che non è compito degli storici soggiornare nei campi di concentramento per poi raccontarceli, è anche vero che la sola smentita di un libro di Primo Levi che potrei leggere con attenzione è quella che dovesse giungermi da un libro scritto da un suo compagno di prigionia, ma non mi risulta che esista un libro del genere, ne esistono piuttosto molti altri che cercano di dare voce a tutti quelli che non possono più dirci nulla e dei quali alcuni ora negano perfino che siano mai esistiti in questo mondo.

A coloro che hanno in animo "revisioni" ricordo infine che non è mai accaduto che la Storia riparta da zero e allora c'è da aspettarsi che i conti sian tutti pagati, alla fine.

 

Le FONTI cui è stato attinto per la preparazione di questo sito, insieme a piccoli contributi personali, sono a disposizione di tutti sulla rete Internet. Quando possibile dette fonti sono citate. Il lavoro fatto è dunque a disposizione di chiunque voglia utilizzarlo, in toto o in parte, senza copyright.

                                                                                            Carlo Anibaldi  

 

                                                      entra nel sito della Grande Crociata   

 


 

                   

Maggio 2000 - Il principio di Peter (*) in estrema sintesi curata da Carlo Anibaldi

 Nel nord Europa, negli Stati Uniti e, recentemente, anche in Italia sono molti gli studiosi che si sono occupati di questioni connesse alla qualità dei Servizi e delle problematiche connesse all' "out-come" aziendale, pubblico e privato. Molte delle dinamiche che spesso riteniamo scontate in quanto "insite nell'ordine delle cose di questo mondo", in realtà sono spesso frutto di pregiudizi sull'immodificabilità dei comportamenti e causa del basso profilo che troppo spesso incontriamo nell'offerta di servizi, pur ad alto costo per la collettività.

Fra i molti postulati utili a definire il concetto espresso, ho scelto "Il Principio di Peter" perché ben si presta alla semplificazione di studi talvolta complessi. 

 Un individuo inserito in una scala gerarchica inizia l’attività con un ruolo preciso, svolgendo compiti precisi.

 Se svolge bene i suoi compiti viene “promosso”, passando a compiti diversi. Dopo un certo tempo, se anche questi nuovi compiti vengono svolti bene, scatta una nuova promozione. Tali promozioni portano a posizioni dette apicali che, per definizione, devono essere occupate da persone con una spiccata attitudine a risolvere problemi.

 Il gioco delle promozioni continuerà così fino al momento in cui l’individuo non sarà più in grado di svolgere i compiti assegnatigli. Da quel punto in avanti non avrà più promozioni. Ha raggiunto il massimo della sua carriera. Per cui ecco il principio: In ogni gerarchia, un dipendente tende a salire fino al proprio livello di incompetenza. Da questo principio discende che ogni posto chiave tende ad essere occupato da un incompetente, un soggetto cioè in grado di creare più problemi di quanti possa risolverne.  Il che spiega molte cose sul funzionamento di parecchie istituzioni. 

Le società anglosassoni, che pur hanno studiato questi fenomeni assai prima di noi, sembrano impigliate in questo meccanismo in misura meno drammatica, probabilmente a causa della maggior diffusione della dottrina protestante che, come sappiamo, è libera da sentimentalismi ed assai più rigida nelle questioni di principio. Il messaggio sotteso al principio in oggetto anche in Italia comincia finalmente ad essere recepito e nell'affidamento di incarichi apicali emerge la tendenza di confidare non tanto sulle persone-brave e/o brave-persone, quanto su persone qualificate nello specifico compito di risolvere problemi e conseguire obiettivi.

Ovviamente nella categoria delle persone-brave e/o brave-persone possiamo includere anche le persone brave nel farsi raccomandare. Questa pratica non è certo solo italiana, quello che però ci distingue è la curiosa attitudine a vantarcene piuttosto che a vergognarcene; in genere siamo infatti disponibili a concedere ammirazione ad un individuo solo per le sue reali o supposte conoscenze importanti. Tale ammirazione troppo spesso trascende le reali competenze del soggetto e le sue effettive capacità.

In definitiva, se da una parte è indubbiamente premiante promuovere Capostazione un bravo Macchinista, oppure Direttore Sanitario un bravo Primario, dall'altra, come abbiamo visto, non è sempre detto che questo consolidato modo di operare faccia gli effettivi interessi delle rispettive aziende e degli utenti che vi afferiscono.

 (*) Laurence J. Peter       [su questo argomento vedi anche Mobbing ]

 

 

 

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Ad Antrodoco, sul monte Giano "resiste" una scritta
grazie a un bosco piantato nel ventennio

Rieti, la montagna del duce è un monumento da restaurare

Il comune ha ottenuto i finanziamenti dalla Regione per il restauro dell'"opera" che vedete nella foto a lato. Prendiamo atto che cio' fa felici gli abitanti della zona e che mai si priverebbero del manufatto. Ed e' giusto cosi'. In questo modo e' almeno chiaro di cosa sono orgogliosi gli abitanti della zona. Loro, nella persona del Sindaco, affermano che non c'e' significato ideologico in questa presa di posizione e semmai sono i soliti forestieri a pensar male. Con queste argomentazioni hanno trovato sponda alla Regione Lazio ed ora arrivano soldi per restaurare questo manufatto che sfido chiunque a definire artistico sotto qualche profilo, oppure utile, come certamente sono le tante opere edilizie edificate nel ventennio sparse per l'Italia. Qua si tratta di pura ostentazione di simboli; ma no, dicono gli amministratori, i simboli stanno nella testa dei maliziosi, questo e' un'altra cosa. Ce lo spiegassero con parole semplici allora cos'e' questa cosa che non e' artistica, non e' utile e non e' nemmeno cosa che valorizzi gli aspetti naturalistici della zona il cui mantenimento impegna risorse della Regione, cioè nostre, di noi tutti. Se si fosse trattato di un'enorme fallo scolpito nella roccia del monte qualcuno almeno avrebbe di certo gridato all'impagabile valore artistico.

Ma manco questo e'. Qui a cosa gridano gli orgogliosi abitanti? In giro per le strade della ex Germania nazista non se ne vedono di questi oramai inutili manufatti, eppure di certo non ne mancavano nel '45. Ma ci risiamo, forse a molti di noi italiani manco la vergogna ci viene in aiuto del ridicolo. Carlo Anibaldi, Gennaio 2004

 

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Petizione di sessanta artisti per bloccare la "pirateria" online
"La musica va pagata"
Dal Piotta a Bobby Solo Tutti contro il peer-to-peer
Ma una ricerca Usa mette in dubbio l'efficacia della repressione
 

 

A proposito dell'appello di numerosi cantanti italiani, comparso su un numero

di Luglio 2004 su Repubblica, contro il file sharing delle loro canzoni

 

All'inizio del secolo scorso i venditori di carrozze, i maniscalchi, i cavallari ed i fabbri costituirono insieme una potente lobby tendente a far naufragare la nascente industria automobilistica. Per qualche anno riuscirono anche a far legiferare in questo senso..............
Dovrebbero dunque solo aprire un libro di Storia i cantanti firmatari del noto appello anti file sharing, ma credo che i più lungimiranti non abbiano firmato quel ridicolo appello ai consumatori e si siano da tempo allineati all'idea che milionari si rimane o si diventa solo con idee nuove.

La strada del CD a 23 euro contenente 12 proposte ed una sola canzone di successo ha smesso di farli ricchi, per loro disgrazia hanno inventato il motore a scoppio......... e addio carrozze, finalmente.

Vorrei anche ricordare ai minacciosi firmatari che la musica c'era prima di loro e continuerà ad esistere comunque. Se poi qualcuno, per protesta, smette di fare canzoni ........ pazienza, abbiamo dovuto privarci del genio di Mozart per scomparsa prematura, ebbene faremo a meno anche di loro.

 

                                                                                                                                            Carlo Anibaldi, Luglio 2004

 

 

 

18 Luglio 2004

Ancora a proposito degli Americani

 

Abbiamo visto spesso come negli Stati Uniti il comportamento di un uomo politico è giudicato anche sul piano privato e l'uomo pubblico possa cadere sotto i colpi dei ficcanaso e dei cacciatori di streghe. In Europa non funziona così, almeno di regola, salvo clamorose eccezioni.

Io giudico più corretta questa separazione tra pubblico e privato per una semplice questione psicologica generale. C'è infatti un elementare assunto che si studia ai primi passi dei Corsi di Psicologia: le persone dal comportamento ineccepibile da ogni angolazione sono caratterizzati da un carattere rigido, poco incline ad accettare cambiamenti dello statu quo. E sembra che tutto questo impegno di energie impegnate nell'irreprensibilità tenda semplicemente a non lasciar emergere contenuti da loro stessi ritenuti abominevoli. Siamo dunque ai limiti della psicopatologia grave. E allora, visto che ogni essere umano è lontano dalla "perfezione", preferisco che il giudizio sugli uomini pubblici cada più sui loro meriti nella gestione della cosa pubblica, piuttosto che sulle ovvie loro umane debolezze. C'è forse qualcuno, qui in Europa, che non rimpiange Clinton?

Carlo Anibaldi

 

 

 

30 Agosto 2004

Un ragazzo mi scrive a proposito di Norimberga...........

 

<La parte relativa al nazionalsocialismo è curata bene
direi. ho trovato le stesse obiettive informazioni
(riguardo alla nascita del partito, alla sua filosofia
politica...)che ho letto in altri libri di importanti
storici. Non ha invece curato molto bene la parte relativa a
Stalin, ai goulag, e al Processo di Norimberga.
Mi può fare un favore -che sarebbe poi un favore anche
a se stesso-?
legga ''Non colpevole a Norimberga'' di Carlos W.
Porter. se avesse voglia di cercarlo o non lo
trovasse, lo può trovare anche su vari siti, tra cui
-secondo me uno dei migliori- crimini.web-gratis.net
Poi quando l'avrà terminato potrà dire ''No, non sono
d'accordo'', oppure ''No, non ci credo'', sebbene
davanti all'evidenza della realtà storica mi sembra difficile poter dire ''non credo''.

Però almeno lo legga.
Aspettando comunque un suo eventuale commento e/o in
attesa, se lei lo volesse, di parlare serenamente di
storia e politica, le invio i miei migliori saluti.
E.S. 
e-mail firmata
<

 

 

Gentile Visitatore, innanzitutto ringrazio per l'interesse mostrato per
la parte del mio sito cui si riferisce.
Il testo di cui parla lo conosco ed ho già sinteticamente affrontato l'argomento
alla pagina http://www.carloanibaldi.com/tribute/perche.htm
Sintetizzo ulteriormente il mio pensiero: le eventuali e possibili irregolarità
procedurali a Norimberga ed altrove attengono al destino dei singoli inquisiti
piuttosto che a sostanziali mutamenti della realtà storica. Io non credo
ad un complotto ebraico per accreditare l'Olocausto. Io credo alle testimonianze
dei sopravvissuti, alle maniacalmente precise documentazioni naziste dei
"trasporti", alle documentazioni fotografiche, alla sparizione degli ebrei
in alcune aree geografiche dell'Europa postbellica. Se poi alla fine i conti
tornassero con qualche milione di morti innocenti in più o in meno, alla
mia coscienza nulla cambierebbe, diversamente significherebbe che sia davvero
possibile nascondere il proprio corpaccione dietro un dito. In una parola,
revisionismo.
Saluti, Carlo Anibaldi
 

 

 

 

 

31 Agosto 2004

 

Risposta ad un giovane che ritiene squilibrato a sinistra il mio sito

(lo stesso di cui sopra, dopo una serie di botta e risposta via e-mail)

 

Gentile Sig. *****, l'argomento e' di certo parecchio appassionante.
Per non indirizzarla ad un'altra ricerca nel mio sito le trascrivo alcune
parole che ho inserito nella pagina Guestbook:
" Se qualcuno fosse ossessionato dalla ricerca di un'appartenenza a tutti i
costi ad un orientamento "politico" nei siti dell'Anibaldi.it Network,
ebbene vorrei a questi ricordare che, in generale, solo un discreto spessore
culturale consente l'individuazione corretta di un "tendere a ...." di un
uomo libero, in mancanza di questo bagaglio sono possibili le sole
etichettature (destra, sinistra, rosso, nero, ecc ....). Comunque sia, il
solo riferimento che troverete con certezza è la condanna nei confronti di
singoli individui ed organizzazioni di ogni parte e "colore" che non intendono l'esercizio in prima persona della Politica come un alto Servizio reso alla Comunità e di quelle persone o organizzazioni che hanno come regola non dichiarata, ma palese, l'uso dell'arroganza con i deboli e l'accondiscendenza ed il servilismo coi potenti; questo peraltro diffuso inquadramento "etico" è qui giudicato pusillanime. Inoltre in questi siti troverete spesso condanne esplicite o implicite dei nazifascismi e totalitarismi, passati e non, che qui sono giudicati come fucina di esaltazione delle peggiori caratteristiche degli esseri umani."

Detto questo comprende bene che non ho piacere di essere etichettato a
priori. Comunque sia, so per certo che molte delle sue argomentazioni hanno
fondamento e condivido alcuni suoi punti di vista. A mio avviso il punto
critico e' un altro: come si vuol chiamare se non qualunquismo o, nella
migliore delle ipotesi, timore di prendere una posizione responsabile su
fatti storici, la tendenza a portare ogni argomento a livello di equazione?
Ma davvero lei scriverebbe a tutti coloro che hanno scritto libri o articoli sulla Soha
e sul Nazismo che anche i Comunisti hanno fatto nefandezze? Per arrivare a
cosa? Per convincerci che l'essere umano e' una bestia e basta e che la
bandiera e' solo una variopinta variazione secondaria al tema? No, mi
dispiace, questa e' una specie di rassegnazione che non mi interessa. Ho
letto certo anche del triangolo rosso e della fine innominabile che ha fatto
il tesoro di Dongo (di Mussolini). Ho letto dei Gulag e dei Kmer rossi, ma
per me non esiste equazione, le atrocità non sono cancellate da altre
atrocità. Ho scritto solo articoletti e non trattati, e' vero, ma provengono da sincero
orrore che certo non e' lenito dalla consapevolezza che di orrori ce n'e'
tanti altri.
Per chiudere questa nostra corrispondenza via e-mail vorrei citare,

a lei che mi appare una persona colta ed acuta,
una semplice frase del medico svizzero Karl Gustav Jung: " Di un bravo
calzolaio non si scriverà sulla tomba che però non e' stato un buon cappellaio".
Alla stessa maniera non comprendo perché del mio sito lei abbia notato
più ciò che manca che ciò che c'e'. Faccia un sito anche Lei e colmi la lacuna.
Saluti, Carlo Anibaldi

 

 

 

 

"Attenti al trash che c'è in internet"  (commento di Carlo Anibaldi ad un articolo di Repubblica.it, del 17 Settembre 2004)
 

Pur avendo simpatia e stima per Umberto Eco, devo dire che purtroppo me l'aspettavo anche da lui un'alzata di scudi

nei confronti di Internet. La Repubblica di oggi riporta un suo intervento all'Università di Bologna dove tra l'altro afferma:

"Su settanta siti internet che ho consultato su un codice di Leonardo - ha spiegato il professore - sessantotto erano trash, ciarpame. Dei rimanenti due, uno conteneva quello che si può trovare su una normale enciclopedia, e l'ultimo non era male". Una media decisamente insoddisfacente. Per questo, sottolinea Eco, la nostra società ha bisogno di selezionare criticamente l'enorme mole di sapere che produce, e che oggi, con internet, è disponibile con un semplice clic sul mouse. E qui, secondo Eco, diventa fondamentale il ruolo dell'università.

 

Certamente è vero che in Internet c'è tanta spazzatura, ma c'è anche tanta libertà e spesso il prezzo della libertà è un po' di confusione. Si potrebbe ad esempio dire che nei Paesi deve c'è un regime dittatoriale c'è sempre molto ordine, ma questa qualità non è certo tutto quanto di cui necessita un essere umano pensante ed intelligente, dunque ben venga un po' di casino.  A parere mio Eco, per quanto progressista, è pur sempre un intellettuale di prima grandezza e come tale probabilmente ancorato a quei Santuari della Cultura tradizionale che si sentono minacciati nel loro primato sugli altri poteri forti della società, tant'è che vorrebbe fosse l'Università a far da mediatore, anzi, da filtro, fra Internet ed i giovani studiosi.

Vediamo di seguito le ragioni (tratte da un mio intervento ad un Seminario su "Informatica e decisione clinica" della primavera del 2004) che mi spingono a questa affermazione.

Tornando indietro anche solo fino agli anni ’50 vediamo alti tassi di analfabetismo e scolarizzazione mediamente bassa. Economia prevalentemente agricola. La diffusione capillare di televisione, telefono ed automobile erano ancora di la da venire. In una società così configurata (e più ancora nei decenni precedenti) il bene impagabile, il riferimento per chiunque, in Italia e altrove, era la Cultura. Gli ambienti privilegiati e le persone di grande riferimento all'interno della società avevano solide basi culturali. Dunque non il primato del danaro o del potere politico o del lavoro, ma il primato della Cultura. Il ricorrente tentativo dei poteri forti di amalgama con questo elemento ed il fenomeno del mecenatismo stanno qui a sottolineare questo concetto. Tutto ciò è stato vero per centinaia di anni, con diversi accenti, sfumature e tentate rivoluzioni. Quello che qui si vuole evidenziare è il lento, ma costante declino di questo primato, da un paio di decenni a questa parte, in favore del primato dell'Informazione. Che cosa ha potuto scardinare una base societaria  tanto solida? La risposta, oramai evidente, è nella novità di un’enorme massa di informazioni oggi a disposizione e la capillarità della loro penetrazione, fenomeno inimmaginabile fino all’avvento delle tecnologie e dei metodi informatici. I tradizionali santuari della Cultura hanno visto i loro tesori trasformarsi in dati asciutti, sintetici, circostanziati, verificabili in tempo reale e soprattutto largamente disponibili. Presto ci si è dovuti render conto che l’informazione puntuale costituisce potere, in ogni campo, in un mondo dinamico, profondamente cambiato, come quello di oggi. Per dirla in altro modo: è la larga disponibilità dei dati, più che la loro quantità, che ha determinato la perdita di potere della cultura tradizionale che, per definizione, è elitaria.

Carlo Anibaldi

 

 

 

Venezia,  (da Repubblica.it del 29 Settembre 2004)
Iraq, Galan: offeso dal "fanatismo" delle due Simone

Il governatore del Veneto Giancarlo Galan ha espresso forti critiche nei confronti di Simona Pari e Simona Torretta, le due donne rapite in Iraq e rilasciate ieri. "Dunque le due pacifiste sono tornate libere grazie alle comunità musulmane del mondo - ha dichiarato Galan - questo a sentire le due Simone".

"Sono rimasto sbalordito e offeso - dice il governatore del Veneto - nell'ascoltare il fanatismo contenuto nelle parole delle due comizianti che, non appena tornate tra i loro amici e compagni, non hanno avvertito neppure il bisogno di ricordare gli altri ostaggi tuttora nelle mani dei terroristi. Non dico che avrebbero dovuto ringraziare Governo e Parlamento, maggioranza e opposizione, ma almeno la Croce Rossa. Di condannare poi i terroristi che sconvolgono l'Iraq le due se ne guardano bene".
 

 

Inviata in data 29.09.2004 la seguente email all'indirizzo del Presidente Galan:

 

"Egregio Presidente, le sue dichiarazioni all'indirizzo delle due ragazze appena tornate alle loro case sono, a mio avviso, emotive, imprudenti e comunque inopportune; vedrà che questa mia opinione le ritornerà presto da voci ben più autorevoli della mia, anche dal seno del suo stesso partito. Molti hanno pensato quello che invece solo lei ha creduto bene di esternare. C'è da chiedersi se ha letto le prime pagine dei giornali di mezzo mondo e di ogni orientamento, stamattina; un politico di professione in genere lo fa e sa bene che le voci fuori dal coro o sono di prima grandezza o sono stonate. Ci saranno pur delle buone ragioni per cui non si e' voluto trascinare le Simone nel baillame politichese italiano, almeno non nelle prime ore. Credo che abbia compiuto un errore di valutazione che avrà qualche conseguenza, non foss'altro che per l'incapacità' mostrata nel discernere, almeno in questa occasione, fra impegno umanitario ed impegno politico. Non era poi così difficile immaginare che chi si preoccupa in prima persona di dar serenità a dei bambini sotto le bombe, non abbia dimestichezza con problematiche ridicole di par condicio o altre questioni di quelle che occupano le giornate dei nostri Presidenti di qualcosa qui in Italia. La saluto con rispetto, ma a distanza, Carlo Anibaldi "

 

(questa mail non ha mai ricevuto risposta)

 

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A proposito di un articolo apparso su Repubblica.it del 25 Novembre 2004

Tasse, tre aliquote, accordo nel governo
Decisa la stretta sugli statali

 
 


 

 

  Carlo Anibaldi - Roma, 25 novembre 2004

 

  Al contrario di Robin Hood, qua si toglie ai poveri per dare ai ricchi (lo ha detto anche Epifani, ma io l'ho anticipato di 24 ore!). Del resto il buon Robin deve la sua fama per aver fatto una cosa assai speciale, in quanto l'ordinario, allora come ora, è togliere qualcosa ai poveri per darlo ai ricchi, che del resto altrimenti tanto ricchi non sarebbero. Funziona così dalla notte dei Tempi. Poi sono arrivate alla Storia le democrazie moderne che si son date ordinamenti e statuti tali da arginare la innata bramosia degli esseri umani. Ogni tanto però si affaccia ancora alla Storia qualcuno con il vezzo di credersi più furbo e meritevole di altri e allora della sua insaziabile bramosia tenta di farne un Credo Sociale, magari chiama Liberismo quello che semplicemente è egoismo, cinismo e sopraffazione. Generalmente questi individui d'altri tempi riescono oggi nel loro intento solo in paesi sottosviluppati, nelle Repubbliche delle Banane per intenderci, che, come è noto, si differenziano dalle Democrazie avanzate per tre fondamentali caratteristiche: classe media quasi inesistente, certezza della pena solo per i poveri cristi e informazione asservita al potere. Sembra una ridicola semplificazione storica che sto facendo, eppure è accaduto proprio questo, in questi giorni, in Italia. Avete capito bene, in Italia, non nel Regno delle due Sicilie o nel Granducato di Toscana.

 

Questi nuovi Borboni saranno comunque spazzati via dalla faccia della terra e non tanto perchè è accaduto che la soluzione trovata al problema delle tasse elevate è che coloro che non ce la facevano ad arrivare alla fine del mese con lo stipendio (e magari per questo avevano aspettative di miglioramento attraverso, ad esempio, il rinnovo dei Contratti del Pubblico Impiego) dovranno invece dare qualcosa a coloro che in questi tempi di congiuntura hanno un reddito che, nonostante le tasse elevate, comunque consente loro l'acquisto di automobili da 70 mila Euro e barche al molo. No, non sarà però per questo che saranno cacciati. Infatti c'è un sacco di poveri cristi che credono che a star con quelli dalle facce soddisfatte è meglio, un giorno chissà.........potrebbe capitare anche a loro. Del resto per molti la politica va intesa come questa specie di fabbrica dei sogni che ci porterà tutti a vivere nel Paese dei Balocchi. No, questa non è Politica, nella migliore delle ipotesi è politica aziendale, marketing, management, pubblicità. Per questo saranno cacciati e dimenticati. Infatti (di seguito una similitudine simil-manzoniana che mi perdonerete), così come alla lunga non esiste nessuno che creda fino in fondo e si batta per una Religione che semplicemente convenga, ma che non risponde alle istanze dello Spirito, alla stessa maniera la gente presto o tardi capisce e distingue tra coloro che non intendono l'esercizio della Politica come un alto Servizio reso ai cittadini, ma come qualcos'altro di molto più piccolo e contingente, che non aiuta certo a risolvere i problemi reali della gente. Uno dei problemi della gente, ad esempio, è che i numeri delle statistiche fasulle trasmesse in TV fasulle da politici fasulli non sono reperibili nelle buste paga ferme alla lira del 2000 e non sono spendibili nei supermercati o dal benzinaio!

 

Carlo Anibaldi - Novembre 2004

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Lettera ad un amico - Riflessione del Dicembre 2004

 

Quando vedi i nostri figli dovresti dir loro alcune cose

che forse hai già detto negli anni passati, ma che le vicende di
questo periodo, invece di dar segni di raggiunta maturità, sembrano averli
portati a problematiche più consone ai sedici anni. Dovresti con buona
grazia far loro comprendere che la nuvola di rompiscatole che si e' fatta loro
intorno in questo periodo e' dovuta al fatto che hanno oltre 20 anni, e le persone che
ci tengono a loro, si aspettano di vedere una maggior concentrazione sulla
costruzione del futuro personale, nel senso della soddisfazione di se stessi,
che nessuno ti consegna già fatta. Spiega loro che il divertimento
è cosa importante nella vita di un giovane e non solo giovane, ma purtroppo
non può essere il fine, ma un compagno di viaggio (dovrebbero leggersi qualcosa
di Kundera a tal fine). Questo vale oggi quanto ieri.
 E allora il solo modo di costruirsi una vita autentica
consiste nel rafforzare la fiducia in se stessi, e generalmente il solo
modo per farlo è quello di combattere e vincere piccole e grandi prove
che la vita di mette davanti, gli evitamenti non fanno crescere, in questa materia

non c'è modo di saltare le tappe. Dovresti dir loro che alla base delle insoddisfazioni
di molti giovani di oggi (e di ieri, lo sappiamo bene noi che abbiamo visto
un'intera generazione sfrangersi impreparata e carica di illusioni contro
la realtà della vita già alle soglie dei 25 anni) c'è un grosso equivoco
che ne mette parecchi fuori strada: essere concentrati sul presente, sul
"qui ed ora", e trarre il massimo da ogni momento della vita è un privilegio
della seconda parte della vita e nemmeno per tutti, poiché è il frutto
che si raccoglie con la maturità.
Io ad esempio conosco parecchi giovani che
sono caduti in questo equivoco del Paese dei Balocchi ed ora,

anche tralasciando problematiche spirituali e psicologiche sempre incombenti, si ritrovano
a fare i gelatai e camerieri in un mondo orribile dove invece campi dignitosamente
solo con migliaia di euro al mese. Nella società occidentale in cui viviamo
tutto ciò è maledettamente vero e infatti molti giovani sono infelici
ed altri tentano perfino il suicidio quando il loro micromondo, fatto di innumerevoli nottate
allegre in compagnia di molto vino e sensazioni forti si scontra con la
luce del giorno, fatta di tutt'altra musica che altri hanno invece imparato a suonare
bene. Diverso è per altre etnie, in altre parti del mondo, che magari adottano
equilibri più sani in società meno competitive, ma è bene che i nostri giovani
sappiano (basterebbe leggere alcune pagine di Storia con attenzione) che
il mondo non cambierà che molto lentamente e, a meno di emigrare su spiagge
tropicali, appare più intelligente colui che si organizza per ciò che serve
nella società in cui vive e dare il suo piccolo contributo dall'interno per cambiarla,

piuttosto che perdere tempo ed energie per inseguire l'illusione di portare l'Africa

o i Carabi a casa nostra, è un po' come cercare di vuotare il mare con un cucchiaio.
Parla ai nostri figli con calma e cerca di toglier loro dalla
testa l'illusione di aver già capito ogni cosa, tanto da poterlo insegnare
a noi. L'equivoco sarebbe simpatico se non fosse pericoloso.

 

Carlo Anibaldi, Dicembre 2004

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"GIUSTIZIA POLITICIZZATA! RIFORMIAMOLA!"

 

Ci risiamo con la Repubblica delle Banane di cui al blog di un mese fa quando ricordavo che " le Repubbliche delle Banane si differenziano dalle Democrazie avanzate per tre fondamentali caratteristiche: classe media quasi inesistente, certezza della pena solo per i poveri cristi e informazione asservita al potere".

In Italia ogni volta che un potente, e più ancora, ogni volta che un uomo politico potente, viene condannato, o anche solo inquisito dal magistrato, si apre un aspro dibattito ed una lunga serie di indignazioni sulla politicizzazione della magistratura che opererebbe con maggiore o minore alacrità a seconda delle simpatie politiche del magistrato stesso. Io considero quella del magistrato una di quelle professioni di alto profilo che possono influire grandemente sul destino delle persone, in maniera diretta, come poche altre. E allora la sola presunzione lecita circa l'operare di queste persone è quella di poter contare almeno sull'onestà intellettuale e poi certamente sulle qualità professionali. Mi spiego con un esempio. Di fronte ad un malaugurato insuccesso terapeutico nessuno si sognerebbe di accusare il medico di essere politicizzato e per questo non si è abbastanza prodigato per il suo paziente in quanto di un'altra parte politica.

Nella Repubblica delle Banane, invece, c'è la giustizia puntuale per i poveri cristi e quella per i potenti che non dovrebbero mai essere disturbati nell'esercizio dei loro alti compiti istituzionali, nemmeno dal magistrato, che diventerebbe altrimenti un fascista o un comunista nell'esercizio del suo credo e non della sua professione.

Se questa è l'ottica di molti politici indignati allora riformare la Giustizia ha un solo obbiettivo cui andare a parare: visto che i magistrati sono dei politicanti e comunque hanno la facoltà di influire sulla politica, allora devono essere assoggettati al potere politico in nome del fatto insormontabile che il politico è stato nominato dal popolo e allora risponde solo ad esso e non ad un qualsiasi magistrato.

Questa logica da bananieri da per scontato che il popolo, dopo che ha dato il suo voto, non ha interesse circa l'onestà dei personaggi votati, o peggio, da per scontato che il popolo ha votato dei malandrini in piena coscienza e la magistratura non deve allora interferire con questa scelta del popolo sovrano.

Nell'uno e nell'altro caso il popolo si dovrebbe indignare e mandare a casa i bananieri di turno! Sono certo che lo farà.

 

Carlo Anibaldi - Dicembre 2004

 

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In Italia troppi medici e pochi infermieri

4 medici per 1000 abitanti e pochi infermieri in ospedale e sul territorio per l'assistenza.

 

Così leggo sul Messaggero del 27 Giugno 2005.

Ma è ovvio che se in Germania, Inghilterra, Francia il problema citato non esiste deve significare pur qualcosa su cui riflettere. Una delle considerazioni da fare è la seguente: in Italia la professione infermieristica è dura, sottopagata e con scarso appeal sociale, tant'è che negli ospedali si assiste spesso ad episodi che mostrano come nell'immaginario dell'italiano medio l'infermiere viene assimilato ad una badante, rispetto alla quale ha comunque uno stipendio inferiore. Non c'è dunque da stupirsi se i giovani in Italia si indirizzano verso altri mestieri. Ancora una volta ci troviamo alle prese con problemi che scaturiscono da mancata lungimiranza politica. Non era prevedibile l'invecchiamento della popolazione e dunque l'aumento delle necessità assistenziali? Perchè non sono stati previsti incentivi anche economici per gli infermieri che prestano servizio in reparti affollati di pazienti in stato di acuzie per polipatologie, non autosufficienti e spesso terminali, rispetto al servizio prestato in ambulatori o altre oasi di scarso aggravio?

Purtroppo in Italia troppo spesso l'alta missione della politica viene confusa con oasi dorate di imboscamento per gente che ha poca voglia di lavorare e molta di bruciare le tappe del successo personale. Smettiamo di dare il nostro voto alle mezze tacche incapaci di risolvere problemi che non siano i loro personali, di reddito, potere, posizione sociale, e che di tutto il resto "non gliene po' frega' de meno" come dicono a Roma.

                                                                                                                  Carlo Anibaldi 06/05

 

 

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LO ZEN E' ARRIVATO, NON SERVIVA ANDARLO A CERCARE - Riflessione di Carlo Anibaldi del Luglio 2005

 

Molti di quelli che come me nel '68 avevano 18-20 anni, già dal titolo hanno compreso dove voglio andare a parare. Gli aforismi zen, che oggi troviamo sulle magliette e serigrafati sui boccali di birra, nonché sui posacenere e sulla biancheria personale, ci hanno affascinato, incuriosito e qualcuno ha perfino approfondito la dottrina fino a sbroccare, probabilmente a causa della vastità di contenuti impossibili da contenere nelle ristrettezze di menti occidentali, impreparate. Qualcun'altro, più facoltoso, concepiva solo vacanze all'ombra di monasteri tibetani. Col passare della gioventù, come spesso avviene, le fascinazioni lasciano il posto al pragmatismo e allora rimane il rimpianto per non aver compreso, per non essere stati capaci di cambiare noi stessi ed il mondo, anzi, il mondo ha piuttosto cambiato noi.  continua.....

 

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