EDITORIALI

  SPAZIO APERTO ALLE OPINIONI E ALLE MONOGRAFIE ORIGINALI

 

 

Raccontare la Storia

Il quotidiano fra Cronaca e Storia

La Riforma della Scuola, una priorità

La polvere della Storia

Compagno di Viaggio

Dieci anni dopo

Miniconferenza: Il simbolismo junghiano

L'intercomprensione fra le lingue romanze

Il Gangster Movie nell'America dei gangster

Presentazione del sito LA GRANDE CROCIATA (Agosto 2000)

1936 - 1939: Annali Africa Orientale Italiana

 

 

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Miniconferenza:

 

  Raccontare la Storia 

(di Carlo Anibaldi – Marzo 2008)

 

 Se dovessi fare una classifica di attendibilità del "racconto storico" metterei all'ultimo posto giornali, TV, cinegiornali e anche tanta parte di Internet. Solo qualche gradino più sopra metterei le ricerche e i documenti originali. Consideriamo infatti la Storia per quel che è: il tentativo di mettere le didascalie all' incessante e precipitoso scorrere del presente che ... è già passato; partendo da questo assunto, tutto quanto appare interpretazione, formazione, e talvolta manipolazione, di opinione. Il solo momento autentico riguarda l'osservazione del fatto storico come si fa con un'immagine alla galleria d'arte o quella che ci colpisce in un sogno, ma quando si tenta di descrivere, raccontare quell'immagine, troppo del narratore si mescola al "vero".

 C'è un esercizio didattico classico che viene fatto fare agli studenti ai primi approcci alla Psicologia: ognuno viene invitato a descrivere su un foglietto ciò che vede rappresentato sulla lavagna (ad esempio un oggetto oblungo con apice appuntito), ebbene non ci sono mai due descrizioni identiche: una pallottola, una supposta, la mitra del vescovo, la pala del contadino, un razzo per la Luna. A questo punto l'insegnante introduce il concetto di "proiezione" dei propri contenuti personali, non sempre consci, sulla realtà, mistificandola.

 Immaginiamo ora di scrivere sulla lavagna di quella scolaresca parole da interpretare come, ad esempio, Vietnam, Mussolini, Churchill, Craxi, Kennedy, IRA, Solgenitsin, ecc... Nei foglietti degli studenti troveremo tutto e il contrario di tutto. E' esattamente questo il campionario che troviamo su giornali,TV e in certe interviste e articoli di "esperti" quando cerchiamo di farci un'opinione il più possibile oggettiva sui fatti, siano essi vicini o lontani nel tempo. Talvolta in buona fede, più spesso no, il racconto storico degli eventi risente pesantemente dell'indirizzo culturale, sociale e politico del narratore o studioso che sia. Quando addirittura non risponde ad una studiata logica manipolatoria.

 Ma allora? Cosa dobbiamo fare per farci un'opinione che sia almeno intellettualmente onesta? A questa domanda che storici, giornalisti e divulgatori si pongono da sempre, sono state date molte risposte, tutte convergenti sul concetto di "etica" professionale. Io mi concedo di essere piuttosto scettico su questo punto poiché non s'é mai visto che l'etica risponda a principi universali, come pure il concetto di "bene" e "male" o quello di "giusto" o "ingiusto".

 A mio parere dovremmo tornare all' "immagine" e alla potente carica di oggettivazione dei fatti che contiene. Non dimentichiamo infatti che la mente arcaica, il cervello filogeneticamente "antico", quello che abbiamo in comune con gli altri animali, "funziona" per immagini e non per "concetti" che sono solo le elaborazioni intelligenti, a posteriori, delle immagini. La nostra coscienza è in grado di "comprendere" le immagini in modo autentico, senza filtri "mentali" interpretativi. Il Racconto Storico di fatti ed eventi più vicino al "vero" sembra dunque essere quello che procede soprattutto per immagini e suoni che richiamino immagini. (su questi aspetti vedi anche "Il Simbolo" secondo Jung)

 Questo è quanto io credo e questa è dunque la ragione che vede in questo sito una maggior profusione di immagini e suoni che elaborazioni concettuali e opinionistiche su fatti che le immagini già ben descrivono ad una mente onestamente ricettiva.

 

Miniconferenza:

 

Il quotidiano fra Cronaca e Storia

(di Carlo Anibaldi – Giugno 2008)

 

 Talvolta ci sono notizie sui giornali che a leggerle oltre il significato di cronaca del quotidiano, danno il segno dei tempi che cambiano, di valori che tramontano, di altri che sorgono e di altri ancora che ritornano. Non s'è mai visto che la società degli umani sia stata in perenne crescita evolutiva. Noti filosofi, vecchi e nuovi, hanno ben studiato il fenomeno e ai più appare chiara la discontinuità temporale e perfino geografica dei processi evolutivi. Per intenderci, è un processo evolutivo quello che, ad esempio, ha preso a considerare un'abnormità la schiavitù, la liceità dell'omicidio d'onore e della legge del "taglione" o anche fenomeni di minore impatto come il fumo nelle scuole e negli ospedali. I sociologi ci hanno spiegato che c'è una sorta di processo imitativo alla base dei fenomeni sia evolutivi che regressivi di un corpo sociale, anche ristretto, non necessariamente planetario. In Italia e in Francia, ad esempio, per tutto il Novecento si sono alternate vicende connotate da fenomeni di lotta di classe, che a seconda dei momenti storici, anche internazionali, hanno visto prevalere talvolta valori societari tendenti al conservatorismo e talvolta quelli tendenti al progressismo. Molta fortuna ebbe l'idea di poter dividere e classificare la società in una Destra storica e una Sinistra storica, con riferimento alle ali contrapposte dell'emiciclo del Parlamento, con l'intento di rappresentare immutabili tendenze individuali. A livello nazionale e internazionale entrambi gli schieramenti hanno toccato con mano, nel corso di un secolo, tutte le possibili aberrazioni dell'affermazione decisa di una parte sull'altra.

 Con la fine del Secolo Breve (1991) s'è fatta strada l'idea che una tale rappresentazione della società è artificiosa come è artificioso pensare che si possano suddividere gli individui in base alle loro tendenze in tema di egualitarismo, tolleranza, progressismo, conservatorismo. Questo errore è oggi (2008) evidente anche agli osservatori più disattenti. Quando la regressione economica è globale, quando il petrolio vola verso i 200 dollari al barile, che senso ha per la gente comune il concetto di progressismo? Come si può essere progressisti quando non c'è progresso e la crescita è zero e il futuro appare fosco? Per le stesse ragioni, che senso ha il conservatorismo quando non ci sono i soldi per fare la spesa? Nemmeno per il laureato 110 con lode? Conservare che cosa? Quali valori? Ci eravamo fatti l'idea che i "barboni" erano individui instabili psichici, alcolisti, ai margini della società per la soggettiva impossibilità ad inserirsi. Lo pensiamo ancora guardando al futuro dei nostri figli, molti dei quali senza casa, senza lavoro, senza pensione?

 Gli esseri umani sono creature assai complesse, le più complesse del Creato, viste le loro possibilità di discriminare, di trascendere gli istinti primordiali. In quanto creature complesse, appare ridicolo quel politico che si rivolge alla "gente", appellandosi a valori universali lontani dalla "pancia" e dunque dalle paure e dai bisogni. Come del resto appare inadeguato anche quel politico che si rivolge esclusivamente alle "pance" dimenticando la complessità degli individui. Ecco dunque spiegati "fenomeni" politici di massa che hanno determinato, in questo 2008, la sparizione quantitativa della sinistra idealista e il successo (3 milioni di voti alla Lega Nord) di partiti che promettono di sedare le paure della "gente", privi di ideali, ma vicini al territorio e dunque ai problemi del quotidiano.

 Con la scorta di queste osservazioni, tornando alle pagine di cronaca del giornale di oggi, non è difficile cogliere il senso del diffuso quanto inconsueto spregio di valori solidaristici, egualitaristici, etici. Leggiamo ad esempio che oggi lo stipendio di un manager pubblico, di quelli che lavorano con soldi pubblici, è quantificato mille e più volte quello di un suo dipendente che deve scegliere se pagare le bollette o mangiare. Leggiamo anche che alcuni medici in talune strutture private sono pagati 6-8 euro/ora, come colf, a meno che non accettino compromessi grandguignoleschi di pompaggio delle fatture alle ASL, possono allora anche arricchirsi.

 La Storia dunque sembra in questo momento andare all'incontrario: son tornati i "Padroni delle Ferriere" e i "negrieri", altro che progresso! Non dovremmo comunque spaventarci troppo, la Storia fa così: un passo avanti e mezzo indietro; è una questione di complessità, come abbiamo visto, ma forse soprattutto di disequilibri economici che rendono talvolta vincenti valori aberranti come il cinismo, l'ingiustizia sociale e l' egoismo, come è sempre accaduto.

 

 

 

Miniconferenza:

 

La polvere della Storia

(di Carlo Anibaldi – Luglio 2008)

 

 Ai nostri contemporanei dobbiamo tutto, il resto è solo la polvere della Storia che, pur inconsistente, tutto ricopre. Ci sono valori e circostanze che riteniamo centrali nella nostra storia personale; generalmente sono gli incontri, l'Amore, la Libertà, la Fortuna, gli affetti e poco altro. Con ciò tutto sembra detto. Per altri versi, anche a volerli mettere in fila, in ordine di importanza personale o anche in ordine alfabetico, par sempre che manchi qualcosa.

 Dico questo perché il nostro sentire più intenso è nell'unicità, eppure ci muoviamo all'interno di valori, sentimenti, azioni ed emozioni che sono universali e universalmente vissuti, senza distinzioni di luogo e di tempo. Ma allora, cos'è che ci fa sentire così unici fra i nostri simili? Ogni nostra esperienza, con ogni probabilità, è già stata sperimentata o lo sarà in futuro. Queste stesse mie parole non è impossibile che già siano state pronunciate. Io credo allora che il sentimento che ci è più caro, quello che avvertiamo come unicità nel Creato, sia un dono dei nostri contemporanei.

 I nostri contemporanei sono quattro o cinque generazioni di individui al massimo. Non sarà necessario stringere la mano a tutti per convincerci che stiamo compiendo insieme questa traversata. Dovremmo infatti, al pari dei passeggeri di una nave da crociera, essere tutti pervasi da un sentimento di magica empatia verso i nostri compagni di viaggio con cui stiamo condividendo esperienze. Per molti è proprio così, e quelli sono i migliori, perchè al di là di queste parole c'è davvero la possibilità di stringerci in un abbraccio con i contemporanei, a patto di considerarli compagni di viaggio quali sono.

 In queste considerazioni sull'unicità che ci viene dalla contemporaneità, non posso fare a meno di soffermarmi sulla qualità dei nostri compagni di viaggio, che è la stessa cosa che considerare la qualità della nostra vita. Intendo dire che, ad esempio, essere ebrei ed aver avuto Hitler come compagno di viaggio è stato determinante per milioni di persone che aspiravano legittimamente ad una vita degna. Alla stessa maniera, per tanti uomini di colore fu determinante per le loro vite aver avuto Abramo Lincoln come Presidente, un contemporaneo di alta qualità.

 Nel privato le cose non vanno molto diversamente. Il meglio e il peggio della nostra esistenza sta più nelle mani degli altri che nelle nostre. A dispetto di pur affermate teorie psicologiche, io penso che nella formazione della qualità della nostra vita, il ruolo centrale è affidato ai nostri contemporanei. Non mi riferisco in modo esclusivo ai contemporanei prossimi, che pur hanno un ruolo importante, ma in definitiva un marito manesco lo si può abbandonare. Diverso è prendere le distanze da un'autorità disonesta o dai mandarini di un regime, ma questo è un'altro discorso.

 Non fosse per i nostri contemporanei, saremmo, come del resto alla fine saremo, un puntino indistinto in una moltitudine di lapidi di sconosciuti, come negli antichi cimiteri di campagna che ci è capitato di visitare. Nel bene e nel male sono loro a conferirci unicità e irripetibilità, i contemporanei. Per convincercene in maniera definitiva dovremmo sfogliare quei vecchi album di foto al mercato delle pulci: quelle persone di cent'anni fa sono morte due volte, anche nella loro unicità che hanno perduto con la perdita di tutti i compagni di viaggio e dunque con l'oblio sentimentale. Perfino gli artisti e i grandi personaggi, quelli che sembravano i padroni degli eventi e delle genti, non hanno un destino diverso, infatti ciò che sopravvive è solo la polvere della Storia, quella sottile patina che contiene i rumors, le tracce, nei Movimenti e nelle opere, ma l'unicità dovuta allo scambio di sensazioni e sentimenti con i contemporanei è finita col finire dell'ultimo compagno di viaggio. Fintanto che erano in vita i superstiti del Titanic, ebbene quella era una forte esperienza che emozionò i contemporanei per decenni, poi è divenuta Storia, polvere impalpabile, irraggiungibile come sa esserlo un racconto d'altri tempi.

 Queste considerazioni non dovrebbero scoraggiarci o renderci un po' più cinici, al contrario rappresentano, particolarmente per coloro che non godono di una radicata Fede Cristiana, una possibile base su cui costruire un diverso rapporto con i contemporanei, che non dovremmo mai considerare nemici, non fosse altro perchè alla fine essi sono tutto quanto di reale abbiamo in questa traversata, la nostra unica, irripetibile possibilità di affermare: "Io c'ero".

 

 

 

Miniconferenza:

 

La riforma della Scuola: i perché di una priorità

(di Carlo Anibaldi – Aprile 2008)

 

 Per molte ragioni, non tutte casuali e innocenti, la scuola italiana è vicina al fallimento del suo obbiettivo primario: favorire la crescita culturale di una Nazione attraverso l’abbattimento degli ostacoli che la rallentano.

 Sono in molti ad osservare questo fenomeno, alcuni addirittura sostengono che oggi la Scuola sia ad un passo dal divenire, al pari di quanto avviene per altri soggetti implicitamente o esplicitamente "educatori", una fucina di disvalori, e comunque tutti sono concordemente preoccupati poiché la crescita culturale è il motore della crescita civile, economica e sociale, in una parola, la Coscienza di una Nazione. La coscienza che ha di sé e degli altri popoli, la coscienza dei propri errori e del proprio valore, la coscienza delle proprie potenzialità e la coscienza della propria Storia. Ebbene tutti quelli elencati sono elementi che dobbiamo immaginare in evoluzione, solo in questa ottica la Scuola ha una funzione cardine nella Società in quanto portatrice della Coscienza dinamica di una Nazione e dunque del suo divenire. Troppi giovani hanno superato la maturità nella certezza che Giacomo Matteotti sia il titolo di un film noioso. Non è un problema di cultura che non c'è, ma di imbarazzante assenza di una coscienza nazionale.

 Quando la Scuola non ce la fa a ricoprire questo ruolo, inevitabilmente viene vicariata, e la Coscienza dinamica di un popolo diviene inconsapevole appannaggio di entità che non sono nate con indirizzi evolutivi, ma manipolativi, rispetto alle genuine esigenze culturali di un popolo. In queste condizioni i giovani evolvono secondo schemi di fidelizzazione commerciale, confessionale, politica, e dunque per definizione tendenti alla “massificazione” in quanto, come è ovvio ma forse poco noto, è più semplice manipolare una massa omogenea che un solo individuo dotato di coscienza critica.

 Sono gli aspetti evolutivi della Coscienza storica quelli che effettivamente contano nella Cultura di un Paese. Proviamo a fare un esempio: i libri di Storia scritti in Inghilterra nel 1901 trattavano ovviamente della Rivoluzione Industriale e ne evidenziavano alcuni aspetti. Anche i libri scritti nel 1980 trattano della Rivoluzione Industriale, ma sono evidenziati altri aspetti. In quelli scritti nel 1901 veniva posto l’accento sull’enorme incremento dell’industria carbonifera inglese che si ebbe fra il 1840 e il 1890, ne venivano indicate le proporzioni e le ragioni industriali, l’incremento delle esportazioni e del benessere che ne derivò. Nel libro di Storia scritto nel 1980 a questi aspetti è sempre accompagnato il dato oggettivo di un incremento abnorme del lavoro minorile nelle miniere inglesi del XIX° secolo. In pratica è accaduto che quello che era considerato un normale aspetto evolutivo nel 1901 (il lavoro minorile) e dunque neanche menzionato, nel 1980 è divenuto un aspetto abnorme, a causa dell’evolversi della Coscienza civile di una Nazione che nel frattempo aveva legiferato contro lo sfruttamento dei minori.

 Lo studio della Storia deve dunque sempre tener conto degli aspetti dinamici poiché, per continuare nell’esempio, quello che era considerato un buon padre di famiglia nel 1880 probabilmente meno di cento anni dopo sarebbe solo un farabutto e viceversa.

 Tornando al fallimento educativo dell’istituzione scolastica, vediamo bene i pericoli insiti nel sottovalutare le enormi potenzialità evolutive che ci fornisce quel formidabile strumento di misura della Coscienza collettiva quale è la Storia e l’istruzione in generale. Quando priviamo un giovane di questi strumenti, la sua critica diviene superficiale, ondivaga, soggetta alle mode. Lo stesso concetto di “bene” e “male” non è statico, ma, come sappiamo, altamente dinamico; quello che era immorale negli anni’50 oggi non lo è più, ma la misurazione di un fenomeno è impossibile senza punti di riferimento certi e allora diventa possibile lanciare un sasso sull’autostrada solo per vedere l’effetto che fa e riempire in questo modo una serata fra amici. L’esperienza si sostituisce alla critica intelligente e questo avvicina pericolosamente allo schema di comportamento tipico del mondo animale, e nel peggiore dei modi. Ma come si può esercitare una critica intelligente se non sei stato allenato all'esercizio di questa funzione superiore? La Scuola non è il solo strumento che la società possiede per favorire il progresso delle coscienze, ma di sicuro è quello oggi maggiormente delegato a questo scopo dalle altre istituzioni.

 

 

 

Racconto breve

IL COMPAGNO DI VIAGGIO

"Il Terzo Millennio ci mette a portata di mano quella coscienza che solo pochi secoli fa era esclusivo privilegio di santi e profeti"

         (ovvero: Aria del Terzo Millennio)                      

Questo Racconto breve di Carlo Anibaldi (1998) ha avuto un buon piazzamento in un concorso letterario ed è stato pubblicato, in edizione elettronica e cartacea, nella raccolta:

I Destrieri: Antologia di Racconti

Editore: Gullivertown. Com

Genere:  letteratura italiana

Autore: Autori vari

Curatore: De Luca L. - Stamegna A.
ISBN: 8875160031
Data pubblicazione: 2004

 

 La nebbia a Venezia non è certo una rarità in questa stagione, ma nei miei quasi cinquant’anni non avevo mai visto nulla di simile. Sono oramai cinque giorni che si vive in un gomitolo di lana candida, sono spariti il giorno e la notte, il sole ed i colori, anche la gente allegra sembra sparita in quel gomitolo, ma soprattutto è sparita l’autostrada ed è per questo che mi trovo a passeggiare in Piazzale Roma in attesa del treno che mi porterà a Verona.

  Il mio orologio, e null’altro per la verità, dice che è oramai giorno fatto, ma sul piazzale e nell’atrio della stazione si contano solo pochi viaggiatori infreddoliti.

  L’atmosfera di questo giorno che è cominciato non mi piace per niente, c’è però di buono che non ho difficoltà a trovare una sistemazione in treno: lo scompartimento è addirittura vuoto come pensavo capitasse oramai solo sui trenini di provincia o in certi film quando serve alla scena.

  Non è un viaggio lungo fino a Verona, ma dato che sono solo e di cattivo umore, provo a dormire un po’. E’ una questione di pochi minuti, credo, quando l’aprirsi della porta dello scompartimento mi fa sobbalzare: un uomo alto, ben vestito, suppergiù della mia età, posa una valigetta sul sedile e mi porge la mano nell’atto di sedersi di fronte a me.

  Esordisce con un cenno del capo ed un sorriso cordiale.

- Salve, spero di non aver disturbato, ma io non amo viaggiare in solitudine e questo treno è davvero deserto. Mi chiamo Adriano e, se non è un problema, potremo conversare un po’ dandoci del tu.

- No.....Nessun problema... certo. Di cosa ti occupi? Viaggi per lavoro?

- Diciamo pure per lavoro, certo. Vado a Milano per la presentazione di un libro in una libreria del centro. Sei anche tu diretto a Milano?

- Verona, vado a Verona per un problema di forniture di materiali. La mia fabbrica è praticamente ferma, inutile telefonare, devo rendermi conto di persona di quello che succede. Tu vendi libri, se ho capito bene .....

- Sarà la libreria, spero, a vendere il libro, io l’ho scritto e ora vado a presentarlo al pubblico.

- Presentalo intanto a me, questo libro, così ti ripassi il discorso e poi mi ricorda la gioventù questa faccenda dei libri, perché io, sai, sono di quei pochi che i libri non li scrive .... e da parecchi anni nemmeno li legge. Chi mi da il tempo di leggere libri? Figurarsi scriverli, i libri !  E poi cosa ci potrei scrivere dentro un libro? Che il fisco mi strozza, gli operai mi mandano in bestia, il Governo se ne infischia di noialtri e il fegato mi scoppia? E il tuo libro, invece, di che tratta?

- Io faccio parte di un gruppo di lavoro che esplora nuove possibilità per la soluzione di problemi antichi, abbiamo qualche idea che ci sembra buona e questo libro è un modo per aprire un dibattito e confrontare le opinioni.

- Scusa la franchezza, ma io sono un uomo pratico, abituato a lavorare sodo, lontano dalle chiacchiere fumose che fanno in televisione, in poche parole: io mi alzo presto la mattina e produco materiale elettronico per l’aeronautica, tu ti alzi la mattina e che cosa produci?

- Una risposta potrei azzardarla, ma temo che sul termine “produzione” dovremmo chiarire .....

- Ho capito, è già tutto chiaro, ora ti spiego con parole mie: io lavoro da una vita a schiena curva ed ho prodotto un sacco di cose; e sai perché l’ho fatto? Per far stare quelli come te, nulla di personale, per carità, quelli come te, dicevo, a schiena diritta, col naso per aria a pensare cosa scrivere in un libro per altri come te!

- C’è qualcosa di vero in quello che dici a proposito delle nostre schiene. Anche di questo scrivo nel libro ....

- Sarebbe a dire?

- Mi riferisco alla possibilità di vivere e lavorare tutti in modo diverso, senza curvarsi su se stessi, infatti ....

- Non c’è modo di lavorare sodo a schiena diritta! Sarebbe il Paese dei Balocchi. Ti illudi.

- E se fosse tutto da rivedere? Sai meglio di me che un motore per quanto sofisticato e potente , rende poco e consuma molto se il carburante ed il lubrificante sono sbagliati e ti assicuro che sono oramai suonati tutti i possibili campanelli d’allarme e, a meno di essere sordi ....

- Non v’è dubbio che nella tua testa ci sono campanelli che suonano all’impazzata, ma se tu provassi a spegnere un momento il carillon e ti guardassi intorno, ti accorgeresti che siamo immersi nel benessere creato dal lavoro duro: tutti ci spostiamo con facilità, automobili, treni, aerei; tutti abbiamo case ben riscaldate, con telefono, computer e carte di credito; la vita è più facile per tutti, caro mio, altro che campanelli! Tu non ti rendi conto di come si viveva solo trenta o quaranta anni addietro. Tutto questo lo dobbiamo al lavoro, quello onesto e ... a schiena curva, naturalmente!

- Sono troppi anni che stai a schiena curva ed oramai vedi con chiarezza solo la punta delle tue scarpe! Io ho il massimo rispetto per il lavoro onesto, tuo e di tutti, quello che invece porto in discussione è la logica viziosa che schiaccia anche le buone cose, ma certo dovrai alzare un po’ la testa per rendertene conto.

- Spiegati meglio, Professore !

- L’elenco dei beni e servizi che hai fatto ci ha reso indubbiamente la vita più comoda, potrei azzardare che insieme alla comodità non è aumentata la serenità, il rispetto di sé e degli altri: il tuo fegato sul punto di scoppiare sta lì a dirti che negli ultimi trent’anni, in definitiva, non ci hai guadagnato poi molto; potrei anche tentare di farti notare che oltre le nebbie della Padana c’è un tre quarti di mondo che del telefonino e delle carte di credito non sa che farsene, a meno che non siano cose buone da mangiare..... potrei dirti queste e molte altre cose, ma non è tanto di questo che vorrei discutere con te, quanto piuttosto ......

- Un comunista, un Professore comunista, ecco con chi mi tocca viaggiare oggi! Del resto che potevo aspettarmi da una giornata cominciata così male, questa nebbia poi ....

- La nebbia, si, dici bene .... Se non fosse per questa nebbia a quest’ora staresti sfrecciando sull’autostrada con la tua Mercedes con telefono, gongolandoti con le tue quattro idee oramai inutili! T’è toccato invece confrontarti con altre idee ed eccoti pronto ad erigere barriere pseudo politiche; non cadrò in questa tua trappola della discussione “politica” , la tua è la politica che divide, io sono per una politica che unisce e che serva ....

- Ma di che trappola cianci, quali barriere! Ho affrontato ben altro nella mia vita che una discussione con un comunista! Che sarebbe poi questa storia delle mie quattro idee inutili ?

- Nulla di personale, non devi prendertela. Io so che sei in buona fede, onesto e leale, è solo che il mondo non andrà meglio esasperando, tirando oltre ogni ragionevole limite, le idee che erano buone negli anni trenta o prima : occorrono idee nuove, di quelle che fanno fare un giro di boa, oppure pensi, ad esempio, che dopo la carrozza con tiro a sei cavalli, il progresso sarebbe stato inventare il tiro a dodici ? No! Il progresso vero fu l’invenzione della macchina a vapore !  Egoismo, cinismo, sopraffazione, disprezzo per la vita, in tutto questo sono degenerate le buone idee dell’inizio di questo secolo che ora sta finendo.  Io credo che tutto ciò possa cambiare: serve un allargamento della coscienza....

- Belle parole ! Ma tu lo sai che oggi, alla fine di ogni discorso realista c’è il danaro e ti assicuro che senza danaro non si muove nulla . Il danaro non è servo , ma padrone con molti servitori e , che ci piaccia o no , uno di questi è la logica del profitto ; tanto più questa logica è serrata , tanto più danaro per far girare il mondo c’è  !

- Purtroppo quello che hai detto è oggi in parte vero ed è grazie a riflessioni di questo tipo che sono giunto alla conclusione che siamo all’interno di un circolo vizioso che non porta più da nessuna parte,  in quanto lo sai bene anche tu che è ben altro che fa girare il mondo ......

- E’ un discorso da Oratorio Salesiano questo . Abolire la logica del profitto significa niente più danaro che circola , le fabbriche si fermano, le luci  si spengono e ci incontriamo tutti intorno al fuoco a leggere il tuo libro !

- Quello che dici sembra vero esattamente come sembrava vero il discorso del proprietario terriero della Virginia di più di un secolo fa:"Dare ai negri un salario , abolire la servitù !  Tutte idiozie ! Sarebbe la rovina per tutti , negri compresi."  Anche il lavoro dei bambini nelle miniere inglesi della fine del secolo scorso appariva un caposaldo dell'economia mineraria di quel tempo. I sostenitori di queste tesi erano senz'altro brave persone come te , ma le loro idee stavano oramai invecchiando con loro e invece i tempi nuovi si stavano affacciando con la forza di una diversa e più ampia coscienza : inutile opporsi, inutile sottrarsi , la scelta possibile era ed è solo una e sempre la stessa :  partecipare al processo evolutivo o rimanerne tagliati fuori .

- Insomma , se ho capito bene , i tuoi campanelli ti dicono che siamo a ridosso di una svolta epocale ed io starei qui a far da zavorra dell'umanità .

- Se fosse così , sarebbe in fondo semplice e non varrebbe la pena  parlarne . Il problema è che senza di te non ci sarà nessuna svolta , ma solo la deriva , verso chissà cosa .

- Non pensavo di essere così importante. Dunque è per quelli come me che hai scritto il tuo libro !

- Presto o tardi arriverà fino a te , tuo malgrado e per strade che nemmeno immagini .

- Il Professore è anche Profeta !

- Ma non capisci che ora non si tratta di colonialismo , schiavitù o lavoro minorile : ora si tratta di liberare noi stessi: liberi da... , piuttosto che liberi di ... , e in ciò ci aiuterà solo la nostra personale presa di coscienza.

- No , fermati , fammi capire ... Come puoi sostenere che io non sia padrone di me stesso , e quand'anche fosse , come può la mia liberazione interessare le svolte dell'umanità ?

- Tu devi essere di quelli che credono sia stato Cesare , Carlo Magno , Napoleone , Hitler e pochi altri a determinare le svolte epocali , come le chiami tu , che dalla preistoria ci hanno portato fino ad oggi .  Questi personaggi hanno avuto la straordinaria opportunità di determinare gli eventi di interi popoli ed hanno per questo scritto la Storia degli eventi , ma la storia dell’evoluzione della Coscienza la scrive gente come te e me .... e se ci sarà o meno ancora un  Hitler a scrivere un altro pezzo di Storia dipende anche da te . Capisci ora per chi l’ho scritto il mio libro ? 

- E  va bene , smettiamo di aggiungere cavalli al tiro della carrozza e inventiamo la macchina a vapore !  Hai qualche idea ?

- Le idee nuove non si fanno strada finché siamo attaccati a quelle vecchie , è una questione affettiva, irrazionale, che prescinde dalla bontà delle une o delle altre . Per prima cosa è quindi importante entrare in una fase di  stanchezza rispetto ai propri ritmi ; poi è necessario riconoscere come ingannevole la sicurezza che ci dà il percorrere strade conosciute, solo a questo punto, che potremmo chiamare " ritorno al punto zero " , siamo pronti a dare uno sguardo di là dal muro ed accorgerci che c'è tutto un mondo che aspetta i nostri primi passi, un mondo dove gli alberi nascono, crescono, danno fiori e frutti e poi accettano di rinsecchire e tornare alla terra, perché questo è l’ordine delle cose: non c’è tristezza, depressione, angoscia e paura se comprendi di cosa sei fatto e non pretendi di fiorire per l’eternità!  

- Forse mi sbaglio , ma cose di questo genere non le ha già dette meglio di te qualcun altro ? San Francesco , tanto per fare un esempio fra i tanti ?

- Infatti la novità non è in quello che dico , ma nel fatto che sono io che ne parlo con te ; io che certo non sono San Francesco  ne parlo a te che non sembri per niente beneficiare della vocazione francescana . Capisci la straordinaria novità ? Gente comune come noi sente pulsioni spirituali ! Il Terzo Millennio ci mette a portata di mano quella coscienza di noi stessi, di tutto quanto siamo, che solo pochi secoli fa era esclusivo privilegio di santi e profeti.

 - Intuisco che le cose che dici  non sono del tutto scemenze , ma resta pur sempre il fatto che la vita di noi tutti è fatta per lo più dalla maledetta quotidianità , quella secondo cui ti devi alzare presto per andare a lavorare o a cercare lavoro , quella che se non sei furbo ti mangiano in un boccone, quella che se ti viene l’ulcera, e ti viene, devi andare dal dottore , quella che se non stai attento non arrivi   al  ventisette , quella ......

- quella che ti uccide ! E’ evidente che questa quotidianità dopo averti  impoverito lo spirito ti annienterà letteralmente e il peggio è che avrai pure tanti rimpianti per tutto quanto hai tralasciato : vivere la totalità del tuo essere.

- Quello che dici ha il sapore agrodolce dell'utopia e per questa ragione nasconde un pericolo : il cinismo non è forse figlio del naufragio di facili illusioni?

- Le facili illusioni le incontri se percorri strade spianate da altri , ma se hai faticato e pagato di tua tasca per aprirti un varco che ti ha condotto più avanti , se hai un po' sofferto per allargare la tua coscienza , ebbene a quel punto il nuovo orizzonte che ti si para davanti sarà tuo e parte di te più delle tue mani o dei tuoi occhi  , altro che illusioni .....

 Il rumore secco della porta scorrevole mi fa trasalire.

- Biglietto , signore . Biglietto per favore .

- Dove siamo ..... Devo essermi addormentato intanto che conversavo . Dov’ è andato Adriano ? Ha visto un signore alto , distinto , uscire dallo scompartimento.....?  Magari è sceso a una stazione.......

- Tra dieci minuti saremo a Verona e posso assicurarle che ha viaggiato da solo:  ero seduto qui fuori e non ho visto nessuno entrare o uscire . Ha dormito e ..... forse ha sognato . Arrivederci .

(Copyright © 1998 -2008 by Carlo Anibaldi)

 

Appendice a "Compagno di Viaggio" dieci anni dopo

 

 Quando, dieci anni fa, scrissi il racconto breve "Compagno di viaggio" misi in campo, nella forma letteraria di confronto onirico con la propria Coscienza, alcuni fermenti della fine del secolo scorso. Appariva allora evidente la profonda insoddisfazione per la perdita di valori, per l'onnicomprensiva monetizzazione del nostro stare al mondo. In quelle poche pagine prospettavo la soluzione del conflitto attraverso l'attingere salvifico al proprio destino evolutivo, inteso come approdo filogenetico a possibilità superiori dell'essere umano, cioè la ritrovata spiritualità come costituente intrinseco dell'Uomo e non come scelta soggettiva. In questa luce il Terzo Millennio che si iniziava a percorrere appariva foriero di enormi cambiamenti nell'approccio a Valori che rendono finalmente il percorso della Vita un dono molto più grande di quanto comunemente si percepisce nel quotidiano. Cose grosse a portata di mano insomma, non più ossessivamente distratti da un "qui ed ora" di livello medio basso.

 A dieci anni da quelle riflessioni mi sento di dover sottolineare che il cammino filogenetico avviene per gradini e le nostre intuizioni non ci faranno purtroppo saltare le tappe. Non si è passati, per quanto riguarda ad esempio l'apparato respiratorio, dalle branchie ai polmoni senza un'infinità di passaggi intermedi.

In particolare noi italiani, per ragioni storiche di non semplice interpretazione, ci troviamo in contraddizioni che sono macigni che sbarrano la strada. Mi riferisco alla secolare convivenza tra valori opposti in perenne conflitto: da una parte è vero che siamo la Patria di molti Santi, Eroi, Pensatori, Inventori e via lodandoci, dall'altra è anche vero che siamo la Grande Madre del pensiero parassitario, clientelare, suddito. Siamo il Paese dove tanta gente pensa serenamente che sia buona cosa guadagnarsi da vivere taglieggiando il barbiere sotto casa. Questo connubio secolare tra Miserie e Nobiltà ha creato mostri dalle tante teste che hanno infestato il mondo con il pensiero mafioso, dalle americhe all'Australia. Quando oltremare e oltralpe si affermava il senso di Nazione e il primato del Diritto, in tanta parte dell'Italia si radicava l'appartenenza al Clan e alla Famiglia intesa come unica "patria" cui rispondere e dare rispetto e legalità.  In Italia ci sono persone, forse milioni, che credono che rubare alla collettività o parassitarla, non sia cosa malvagia, ma una battaglia vinta per il Clan a dispetto del "nemico". Non basteranno una o due generazioni per sradicare questa forma mentis mafiosa, non necessariamente malavitosa, anzi, radicata spesso perfino nelle Istituzioni, trasversalmente, sia in senso geografico che politico. Questa affermazione, che può sembrare azzardata, è al contrario confermata dal fatto che troppo spesso si fanno buone leggi senza che siano previsti i pur costosi ma indispensabili sistemi di controllo. Non credo nelle "sviste" del Legislatore. In Italia c'è infatti il vezzo di importare i "contenitori" dai Paesi anglosassoni avanzati (legge sulla Privacy, privatizzazione della Sanità, finanziamento all'Editoria e ai Partiti, ecc...) per poi riempirli dei soliti contenuti clientelari, autoreferenziali, privi di controlli da parte del cittadino-suddito. La nostra si dice essere la Patria del Diritto, poi veniamo a sapere da fonti di stampa che in tutta la Lombardia, che gestisce miliardi di euro pubblici, gli Ispettori per la Sanità sono 10 (dieci), stipendiati dalla Regione stessa e dovrebbero controllare migliaia di Cartelle Cliniche al giorno. I controllati e i controllori sono della stessa parrocchia, dunque se il tuo capo invia 50 milioni ad una clinica convenzionata, diventa un atto "eroico" fargli le pulci, non la norma. Ma è solo un esempio tra i tanti di italica applicazione del Diritto dei cittadini.

Permango ottimista sul destino evolutivo dell'Italia e degli essere umani in generale, ma temo che dovremo vederne ancora tante e che forse il fondo non è stato ancora toccato. (Carlo Anibaldi - 2008)

 

 

 

 

 

Miniconferenza:

IL SIMBOLISMO JUNGHIANO

di Carlo Anibaldi (© 2000 - 2008)

 

Nel corso della sua lunga vita (1875 – 1961) Carl Gustav Jung ha esplorato molti ambiti riguardo l’animo umano ed i suoi segreti, ci ha lasciato infatti contributi che sono tutt’oggi riferimento fondamentale per chiunque voglia cimentarsi nello studio delle umane cose, particolarmente riguardo la psicologia del profondo, la filosofia e la storia dei Simboli dell’essere umano. 

 In estrema sintesi, mi soffermo ora su alcuni aspetti riguardo la definizione e la genesi del Simbolo, dal punto di vista junghiano.

 Si deve a Freud la fondamentale intuizione dell’esistenza di una zona del nostro immaginario che non è sottoposta alle regole della coscienza e che quindi sfugge alle categorie tipiche della mente cosciente quali il bene e il male, un prima e un dopo: l’Inconscio. In questo ambito, tipico del mondo dei Sogni, degli Istinti e delle Emozioni e dunque del cosiddetto “cervello arcaico”, non abbiamo un diretto controllo da parte della Coscienza, parte “alta” della psiche, ci troviamo piuttosto nella condizione di subirne gli influssi. Gli studi di Freud conclusero che in questa zona inconscia della psiche confluiscono le esperienze, per lo più infantili, che in qualche modo la mente ha rifiutato e rifiuta in quanto percepite come dolorose e/o fonte di vergogna e non accettazione da parte di se stessi e degli altri. La percezione di queste esperienze come dolorose e di vergogna è ovviamente riferita all'età in cui furono fissate. Tali contenuti, qualora irrisolti, cioè non portati alla luce della coscienza adulta, sono in grado di produrre quella sofferenza del mondo psichico individuale chiamata “nevrosi”, variamente espressa e comunque in grado di condizionare l’esistenza, se non altro per le enormi quantità di energia psichica imprigionata nei nuclei “infantili” dei conflitti nevrotici (fantasie di "indegnità" e incongruenti distonie fra "desiderato" e "posseduto", o il pretendere "capra e cavoli", sono tre esempi tipici di nuclei nevrotici).

  Quella appena descritta è, in sintesi, la definizione freudiana di Inconscio Personale e della possibilità che questo ha di interagire con l’individuo tramite la “nevrosi”. Jung allargò questo concetto, definendo un ambito che si aggiunge a quello e va oltre, trascendendo l’esperienza personale; chiamò questa zona inesplorata Inconscio Collettivo. L’Essere Umano, inteso come Specie, accumula, fin dalla notte dei tempi, esperienze che sono caratteristiche della specie e di nessun altro nel Creato. Tali Esperienze Fondamentali dell’Umanità sono, in questa concezione junghiana, strutturate nella psiche per diritto di specie, al pari dei processi filogenetici che la caratterizzano, come l’aver assunto la stazione eretta, l’aver modificato la dentatura, l’aver perso la pelliccia di pelo, ecc…

 I Simboli per Jung sono il linguaggio attraverso cui la mente si esprime, un linguaggio dunque molto antico che va inteso come nutrimento ed espressione della mente stessa e va a costituire l’essenza dell’Inconscio Collettivo, come lui stesso lo ha definito. Proverò a fare qualche esempio per rendere più chiaro il concetto espresso.

 Alcune migliaia di anni or sono, ai quattro angoli del mondo, popolazioni lontanissime e certo non in contatto fra loro, tracciavano sulle rocce, sui monumenti funerari e sacri, sugli utensili, disegni di forma quadrata e/o circolare di aspetto e contenuto straordinariamente simile tra loro.

Il Simbolo della Croce è parecchio antecedente all’era cristiana, e lo ritroviamo nella simbologia sacra di civiltà lontanissime tra loro che nulla potevano avere in comune, se non qualche elemento psichico inconscio, appunto.

Figure mitiche come l’Eroe, il Guerriero, la Grande Madre, il Vecchio Saggio, il Fanciullo, il Demone, la Fata, le ritroviamo nelle culture delle più antiche e disparate civiltà del Pianeta. Questi miti sono figure archetipiche patrimonio dell’Umanità, vale a dire “contenitori” delle esperienze profonde dell’essere Umano inteso come specie e dunque dalla sua comparsa su questo mondo. La Mitologia Classica racconta infatti storie che ci sono “familiari”, come la leggenda di Edipo, quella di Demetra, di Venere o di Enea, che ritroviamo, pur con nomi e contesti diversi, nelle vicende  tramandate di antiche civiltà pellerossa, centroeuropee o asiatiche.

Gli eventi sincronici (premonizioni, veggenze) sono per Jung un’altra dimostrazione dell’Inconscio Collettivo. Le categorie spazio-tempo sono artifici della mente, la Fisica delle nano particelle ha infatti dimostrato che il prima e il dopo non sono valori assoluti, ma relativi all’osservatore che, a sua volta, è soggetto a più variabili. Senza meno l’Inconscio, che come abbiamo visto appartiene al cervello arcaico, è slegato da queste categorie “mentali” e allora accade che in particolari stati di abolizione della Coscienza (sogni, stati crepuscolari, trance, ecc…) ci si possa trovare in un “qui ed ora” che non ha inizio e fine, prima e dopo, al pari di un’immagine e allora ci si può parare davanti quello che chiamiamo “futuro”, ma che invero appartiene alla dimensione senza spazio e senza tempo che tutto comprende e che rappresenta l’Esperienza dell’Umanità, percepibile dall’Inconscio.

 La conclusione cui giunge Jung è dunque che la psiche ha uno straordinario contenuto energetico connesso ai Simboli e, semplificando un importante postulato junghiano, si potrebbe dire che la vita di ognuno di noi è inconsciamente sospinta da un destino realizzativo che, a ben vedere, è già tracciato in un simbolo affondato nel nostro inconscio e che tendiamo a rappresentare nel corso della nostra vita. Guardando con questi occhi gli esseri umani che ci circondano, possiamo ben riconoscere tanti Edipo, tante Demetra e gli Eroi come El Cid o Giovanna D’Arco, i Demoni come Hitler e quelli votati al Male. Le tante Grandi Madri per antonomasia e i Vili, gli Avari, gli Eroi e i Puer di ogni epoca stanno lì a dirci che forse Jung ha intuito qualcosa di davvero grande che è la nostra stessa Essenza.

 

 

 

 

 

 

 

Agosto 2000: Presentazione al sito LA GRANDE CROCIATA

 (dal 2008 compreso nel sito IL NOVECENTO)

 

Un altro sito su questo argomento non era forse nelle necessità immediate della Grande Rete, infatti sono numerosi i siti web che documentano l'Olocausto. Le ragioni che mi impegnano in questo lavoro di ricerca sono, almeno in parte, più personali. Il mio viaggio-pellegrinaggio ad Oswiecim (Auschwitz - Birkenau), Polonia, insieme a mia figlia allora tredicenne, ha lasciato un segno indelebile nella mia memoria e nel modo di sentire; il sangue ti ribolle pure se non sei di cultura ebraica, vivaddio! Inoltre, insieme a molti altri sono convinto che la storia tende a ripetersi solo se la dimentichiamo, nel senso di pensarla come cosa che riguardi gli storici, gli studenti ed i professori. Ciò che conta infatti sembra essere il presente, possibilmente il presente molto prossimo a noi e alla nostra quotidianità. Ma questo modo di vedere, che certo è anche il mio per gran parte delle mie giornate, porta con sé la minaccia che saranno altri a prendere per noi decisioni in grado di sconvolgere le nostre vite. Cosa del resto accaduta assai spesso in passato..... a volerlo ricordare, appunto.

Pensiamo per un momento ai milioni di uomini e donne che negli anni trenta erano affaccendati nella loro quotidianità, in ogni angolo d'Europa e oltreoceano: chi mai avrebbe potuto dire che c'era nell'aria qualcosa che li avrebbe presto convinti, loro malgrado, che la preparazione del matrimonio di una figlia, il nuovo lavoro da incominciare, la tesi di laurea da preparare, il raccolto buono di quest'anno, il nuovo parroco che arriva, il compleanno da festeggiare, la gita fuori porta, che tutto questo insomma sarebbe stato travolto dagli eventi e cancellato, perché le loro stesse vite e quelle dei loro cari sarebbero state in pericolo. E poi la miseria e la fame per molti dei sopravvissuti. Chi poteva immaginare tutto questo in un caldo pomeriggio di fine estate dell'ultimo degli anni trenta?

Tutto questo invece è accaduto, molto vicino a noi, una o due generazioni al massimo. Molti di noi sono cresciuti tra i racconti di tante vicende vissute. Storie troppo spesso strazianti, misere e luttuose. Eppure le nuove generazioni, i nostri figli, per intenderci, non sembrano mostrare particolare interesse per tutto ciò, non più di quanto in genere ne nutrano per le campagne di Napoleone......... storie d'altri tempi.                       

Io sono certo che anche negli anni trenta non ci si occupasse troppo delle storie d'altri tempi e che la quotidianità fosse, per la maggioranza della gente, tutto quanto di cui fosse sensato occuparsi, proprio come accade oggi. 

Ovviamente, come vedremo in questo stesso sito, il contesto socio-politico, economico e culturale degli anni venti e trenta ha poco in comune con l'aria che respiriamo oggi, ma il solo cambiamento che ci potrebbe davvero mettere al sicuro dalla barbarie, purtroppo, non è ancora avvenuto, e attiene a qualche angolo della natura stessa dell'uomo, indipendentemente dal vestito che indossa e se comunica col telefono cellulare o col vecchio telegrafo. E' in quell'angolo che si annida la barbarie, intesa come intolleranza, disprezzo per il bene supremo della vita, razzismo, egoismo, cinismo e sopraffazione; insomma tutto quello che ci differenzia profondamente dalle altre bestie di questo mondo.

Per conforto a questa affermazione, proviamo ora a fare una specie di gioco: immaginiamo, fra le persone che, direttamente o indirettamente, conosciamo (e magari diamo un'occhiata anche dentro noi stessi!) alcune da poter calare per un momento in una realtà assai diversa da quella che ora sembra circondarci, in una realtà priva di garanzie, di diritti assoluti, di protezione, in una realtà dove i valori sono sovvertiti, dove ci fanno credere che Cristo è morto in croce per garantire i privilegi dei potenti della terra, ebbene in questa realtà avreste parecchie sorprese: schiere di mediocri, violenti, frustrati, ignoranti, sarebbero i nuovi mandarini di questa società dove da un giorno all'altro sui muri si potrebbe leggere, in manifesti autoritari, che i calabresi e i marchigiani sono gente ignobile e per questo saranno privati dei loro diritti, poi della loro libertà personale ed infine deportati. In questa nuova società trovereste senza meno il vostro attuale capoufficio, sì, quello arrogante, raccomandato e inetto, con una divisa fiammante da farlo sembrare un dio, con funzioni superiori di coordinamento della deportazione dei calabresi........ e dei marchigiani. Se vi sembra che sto esagerando con l'immaginazione, guardate poco o tanto indietro nella Storia e vedrete che è già successo, troppe volte. L'ultima di queste, in Italia, accadde il 17 Novembre 1938 (vedi Leggi Razziali e Manifesto della Razza), allora non si trattò di marchigiani e calabresi, ma di ebrei.

Il sito The Great Crusade è dunque uno STRUMENTO DELLA MEMORIA E DELLA COSCIENZA, uno dei tanti, le cui pagine sono trovate dai motori di ricerca del web e visitate migliaia di volte ogni mese, a disposizione di coloro che vogliano per qualche momento ricordare la Grande Crociata che fu combattuta, e che oggi ci permette di vivere serenamente della nostra quotidianità.

Dunque un sito di testimonianza della barbarie nazifascista, che certo non è la sola barbarie della Storia, ma qui di quella si vuole ora parlare, nel senso che il noto teorema "tutti barbari, dunque nessun barbaro" è qui giudicato infantilismo storico e/o qualunquismo. In altre sezioni in preparazione e in altri siti web sono trattate le barbarie staliniane, cambogiane, bosniache, armene, ecc ..., ma è da questa che ha segnato le vite dei nostri padri e madri che voglio cominciare, perchè la coscienza cui bisogna avvicinare i giovani è troppo importante per rischiare di diluirla con le "lontane" vicende di Pol Pot.

Inoltre riteniamo che L'Olocausto sia, per caratteristiche storiche (vedi Conferenza di Wannsee), un evento unico che ha in comune con altri genocidi solo il silenzio della ragione e della pietà.

Gli opposti estremismi sono stati gli indiscussi protagonisti delle peggiori tragedie dell'Umanità, ma se nessuno appassiona i giovani allo studio della Storia, molti saranno tentati a riconoscerli come scorciatoie alla soluzione di problemi personali e sociali.

 Il cosiddetto Revisionismo Storico è qui ritenuto un atto "creativo" e speculativo dell'ingegno e dunque assolutamente estraneo al metodo scientifico di ricerca storica. Per questa ragione nemmeno vi faremo cenno. Trattato dunque al pari di un comizio elettorale, che notoriamente è l'ultimo luogo dove ricercare la verità.

Si vuole qui anche ricordare che a quasi 60 anni dal dopoguerra è certamente suonata l'ora di rompere il velo di bugie sul "buon italiano" con cui, dagli anni '50 a tutt'oggi, per ragioni legate alla politica della Ricostruzione e della nascente "guerra fredda", furono coperti i crimini della cosiddetta "guerra sporca di Mussolini" in Albania, Grecia, Slovenia e Etiopia. In quei Paesi, fino all'8 Settembre del 1943, furono compiuti dagli italiani contro le popolazioni civili, atti non meno efferati (infanticidi, stupri, esecuzioni sommarie), di quelli perpetrati dalle orde naziste, però non vi fu mai una Norimberga italiana. Ci provarono gli inglesi, la pretese Roosevelt fino alla sua morte nell'Aprile del '45, ma non si volle sporcare la bella faccia degli italiani che "dovevano" comunque apparire diversi dai tedeschi. Di questo ulteriore crimine e della sua impunità, le centinaia di ufficiali e sottoufficiali e soldati fascisti italiani responsabili, debbono ringraziare De Gasperi e molti altri fra i bipartisan padri costituenti della neonata Repubblica stracciona e suddita dei vincitori che, in nome di superiori interessi legati alla guerra fredda, alla ricostruzione del nostro Paese e Dio solo sa a cos'altro, hanno concesso libertà, onori, pensioni e soprattutto rispettabilità a tanti criminali i cui eredi ancora godono di ingiustificati privilegi. Ebbene non qui. In questo sito v'è pari indegnità fra i criminali tedeschi e quelli fra gli italiani che non hanno nemmeno avuto necessità di riparare in Sud America o altrove. Ovviamente non ci si riferisce ai cosiddetti Ragazzi di Salò, ma ai comuni criminali di guerra, sia fascisti che quelli implicati nelle vendette sommarie post-belliche (vedi foibe - Volante Rossa).

Credo che senza falsi distinguo, l'Italia avrebbe dovuto avere dagli Alleati lo stesso trattamento post-bellico che ebbe la Germania e il Giappone, insomma un netto voltare pagina, non di facciata e allora non avremmo avuto gli infiniti compromessi catto-comunisti e forse saremmo stati la grande potenza economica e industriale, senza risibili nostalgie, che oggi sono la Germania e il Giappone.

Qualcuno invece ha ritenuto e forse addirittura creduto che 500 giorni di guerra partigiana potessero riscattarci da 23 anni di autentico Fascismo ad enorme consenso di popolo e renderci per questo "migliori" dei nazisti, dei quali siamo stati ispiratori e poi imitatori di ideali e azioni (vedi Leggi Razziali e Manifesto della Razza - Firmatari e aderenti).

Approfondisci ai seguenti link: 1 - 2

                                                                     Carlo Anibaldi  2000

 

 

 

 

 

 

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