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PRESENTAZIONE SITO

 

 

Un altro sito su questo argomento non era forse nelle necessità immediate della Grande Rete, infatti sono numerosi i siti web che documentano l'Olocausto. Le ragioni che mi impegnano in questo lavoro di ricerca sono, almeno in parte, più personali. Il mio viaggio-pellegrinaggio ad Oswiecim (Auschwitz - Birkenau), Polonia, insieme a mia figlia allora tredicenne, ha lasciato un segno indelebile nella mia memoria e nel modo di sentire; il sangue ti ribolle pure se non sei di cultura ebraica, vivaddio! Inoltre sono convinto che la storia tende a ripetersi solo se la dimentichiamo, nel senso di pensarla come cosa che riguardi gli storici, gli studenti ed i professori. Ciò che conta infatti sembra essere il presente, possibilmente il presente molto prossimo a noi e alla nostra quotidianità. Ma questo modo di vedere, che certo è anche il mio per gran parte delle mie giornate, porta con sé una minaccia, intendo dire che potrebbero poi essere altri a prendere per noi decisioni in grado di sconvolgere le nostre vite. Cosa del resto accaduta assai spesso in passato..... a volerlo ricordare, appunto.

Pensiamo per un momento ai milioni di uomini e donne che negli anni trenta erano affaccendati nella loro quotidianità, in ogni angolo d'Europa e oltreoceano: chi mai avrebbe potuto dire che c'era nell'aria qualcosa che li avrebbe presto convinti, loro malgrado, che la preparazione del matrimonio di una figlia, il nuovo lavoro da incominciare, la tesi di laurea da preparare, il raccolto buono di quest'anno, il nuovo parroco che arriva, il compleanno da festeggiare, la gita fuori porta, che tutto questo insomma sarebbe stato travolto dagli eventi e cancellato, perché le loro stesse vite e quelle dei loro cari sarebbero state in pericolo. E poi la miseria e la fame per molti dei sopravvissuti. Chi poteva immaginare tutto questo in un caldo pomeriggio di fine estate dell'ultimo degli anni trenta?

Tutto questo invece è accaduto, molto vicino a noi, una o due generazioni al massimo. Molti di noi sono cresciuti tra i racconti di tante vicende vissute. Storie troppo spesso strazianti, misere e luttuose. Eppure le nuove generazioni, i nostri figli, per intenderci, non sembrano mostrare particolare interesse per tutto ciò, non più di quanto in genere ne nutrano per le campagne di Napoleone......... storie d'altri tempi.                       

Io sono certo che anche negli anni trenta non ci si occupasse troppo delle storie d'altri tempi e che la quotidianità fosse, per la maggioranza della gente, tutto quanto di cui fosse sensato occuparsi, proprio come accade oggi. 

Tutto ciò a volte mi fa sentire, e mi fa immaginare molti dei nostri giovani, come quei buoi che vengono portati bendati al macello, in modo che non si mettano in ansia e non diano fastidio con escandescenze circa improbabili opzioni sul loro destino.

Ovviamente, come vedremo in questo stesso sito, il contesto socio-politico, economico e culturale degli anni venti e trenta ha poco in comune con l'aria che respiriamo oggi, ma il solo cambiamento che ci potrebbe davvero mettere al sicuro dalla barbarie, purtroppo, non è ancora avvenuto, e attiene a qualche angolo della natura stessa dell'uomo, indipendentemente dal vestito che indossa e se comunica col telefono cellulare o col vecchio telegrafo. E' in quell'angolo che si annida la barbarie, intesa come intolleranza, disprezzo per il bene supremo della vita, razzismo, egoismo, cinismo e sopraffazione. 

Per conforto all'affermazione di cui sopra, proviamo ora a fare una specie di gioco: immaginiamo, fra le persone che, direttamente o indirettamente, conosciamo (e magari diamo un'occhiata anche dentro noi stessi!) alcune da poter calare per un momento in una realtà assai diversa da quella che ora sembra circondarci, in una realtà priva di garanzie, di diritti assoluti, di protezione, in una realtà dove i valori sono sovvertiti, dove Cristo è morto in croce per garantire i privilegi dei potenti della terra, ebbene in questa realtà avreste parecchie sorprese: schiere di mediocri, violenti, frustrati, ignoranti, sarebbero i nuovi mandarini di questa società dove da un giorno all'altro sui muri si potrebbe leggere, in manifesti autoritari, che i calabresi e i marchigiani sono gente ignobile e per questo saranno privati dei loro diritti, poi della loro libertà personale ed infine deportati. In questa nuova società trovereste senza meno il vostro attuale capoufficio, sì, quello arrogante, raccomandato e inetto, con una divisa fiammante da farlo sembrare un dio, con funzioni superiori di coordinamento della deportazione dei calabresi........ e dei marchigiani. Se vi sembra che sto esagerando con l'immaginazione, guardate poco o tanto indietro nella storia e vedrete che è già successo, troppe volte.

Il sito The Great Crusade è dunque uno STRUMENTO DELLA MEMORIA E DELLA COSCIENZA, uno dei tanti, le cui pagine sono trovate dai motori di ricerca del web e visitate circa 20.000 volte ogni mese, a disposizione di coloro che vogliano per qualche momento ricordare la Grande Crociata che fu combattuta, e che oggi ci permette di vivere serenamente della nostra quotidianità.

Non solo un sito sulla persecuzione degli ebrei dunque, ma un sito di testimonianza della barbarie nazifascista nei confronti degli ebrei, che certo non è la sola barbarie della Storia, ma qui di quella si vuole ora parlare, nel senso che il noto teorema "tutti barbari, dunque nessun barbaro" è qui giudicato infantilismo storico e/o qualunquismo. In altri siti sono trattate le barbarie staliniane, cambogiane, statunitensi, bosniache, ecc ............., ma è di questa barbarie che qui si parla poiché ha un vero carattere di unicità: non si inserisce infatti come le altre nel contesto di una guerra o rivoluzione o altro sommovimento sociale, ma ha, se così si può dire, vita autonoma, energie e risorse che sono indipendenti e talvolta perfino in concorrenza con le esigenze militari della guerra. Eichmann riusciva a distogliere treni dalle esigenze del fronte per conseguire i trasporti prefissati. Lo sterminio degli ebrei era infatti un obbiettivo primario del Terzo Reich, non secondario gli obiettivi militari, ma primario insieme ad essi. Nella Storia non era mai accaduto nulla di simile e nemmeno dopo, da allora ad oggi.

Altro buon motivo per diffondere questi strumenti della memoria storica è l' affacciarsi di movimenti revisionisti (gli autori sono centinaia, ne cito qui qualcuno per coloro che sentissero la necessità di completare in questo senso la loro informazione: i francesi Robert Faurisson e Paul Rassinier, l'americano Arthur R. Butz, il tedesco Wilhelm Stäglich, l'italiano Carlo Mattogno e lo spagnolo Enrique Aynat. Su qualunque motore di ricerca è facile trovare le loro opere) che vorrebbero riscrivere la Storia di quel periodo e ripresentarla come si fa coi panni sporchi: puliti e profumati dopo il bucato. Con il passare degli anni questi signori saranno sempre più numerosi poichè saranno morti tutti gli attori della tragedia e allora sarà più facile dire a dei giovani disattenti che "non è chiaro cosa sia in realtà successo". All'origine di questa operazione ci sono vari motivi, vecchi come il mondo. Alcuni hanno compromissioni personali e/o familiari coi passati regimi e allora cercano per la propria coscienza qualche scorciatoia; altri sono in buona fede e credono buona cosa esercitare la loro mentalità burocratica rifacendo i conti al centesimo. Altri hanno semplicemente un problema psicologico detto opposizionismo, cioè cercano il proprio spazio manifestando idee contrarie a priori ad altre accreditate da una maggioranza. Infine, ma non ultimo, c'è l'antisemitismo di sempre, con la "novità" che le infamie del nazismo hanno temporaneamente indebolito le argomentazioni degli antisemiti di mestiere e di quelli viscerali. Come potrebbe oggi un antisemita, dopo quanto è accaduto negli anni '40 di questo secolo, presentarsi alla Storia con qualche argomento? Soprattutto se nemmeno è palestinese di nascita? E allora ecco che per alcuni diventa di grande importanza puntualizzare se è stata seguita o meno una corretta prassi giudiziaria a Norimberga. Altri si affannano a dimostrare che il Comandante di Auschwitz (Hoss) fu torturato durante l'interrogatorio e allora la sua confessione sui massacri non sarebbe giuridicamente attendibile. Altri ancora, dimostrando scarsa conoscenza delle potenzialità degli esseri umani, dicono semplicemente che i racconti dei sopravvissuti ai Campi sono falsi perché vi sono descritte situazioni alle quali non sarebbe stato umanamente possibile sopravvivere (!). Qualcun'altro dice che il Diario di Anne Frank è un falso e allora chissà, magari è falsa tutta l'occupazione dell'Olanda ed i rastrellamenti degli ebrei! Altri si sono messi a far conti ed hanno scoperto che in questa faccenda dell'Olocausto a guadagnarci (!) sono stati gli ebrei d'America e di Israele; forse questi signori pensano che sia cosa ingiusta indennizzare chi è stato arbitrariamente espropriato delle proprie cose e spesso anche della propria vita? Milioni di abitazioni, piene di suppellettili, furono requisite, insieme a fabbriche, negozi e quant'altro. Molti nel dopoguerra hanno ottenuto forme tangibili di indennizzo materiale, per se o per i familiari scomparsi. Non è scandalo, è normale e dovuto a chi non ha scelto di operare quel finimondo, ma ne è stato vittima.

 

In questi giorni mi ha scritto un giovane che afferma che dalle sue letture emerge che nei campi non si stava poi così male come dicono e che gli ebrei di mezza Europa non sono spariti nei forni, ma si sono semplicemente spostati. Ecco perché ho creato questo sito!

 

Vorrei inoltre sottolineare che se da una parte è vero che non è compito degli storici soggiornare nei campi di concentramento per poi raccontarceli, è anche vero che la sola smentita di un libro di Primo Levi che potrei leggere con attenzione è quella che dovesse giungermi da un libro scritto da un suo compagno di prigionia, ma non mi risulta che esista un libro del genere, ne esistono piuttosto molti altri che cercano di dare voce a tutti quelli che non possono più dirci nulla e dei quali alcuni ora negano perfino che siano mai esistiti in questo mondo.

 

Le FONTI cui è stato attinto per la preparazione di questo sito, insieme a piccoli contributi personali, sono a disposizione di tutti sulla rete Internet. Quando possibile dette fonti sono citate. Il lavoro fatto è dunque a disposizione di chiunque voglia utilizzarlo, in toto o in parte, senza copyright.

                                                                                            Carlo Anibaldi  

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