Apparato / Sistema |
Incidenza |
Effetti indesiderati |
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Sistema cardiovascolare (vedi informazioni dettagliate di seguito) |
Frequente |
Tachicardia Palpitazioni Aumento della pressione arteriosa / ipertensione Vasodilatazione (arrossamento con sensazione di calore) |
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Apparato gastrointestinale |
Molto frequente |
Stipsi |
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Frequente |
Nausea Aggravamento delle emorroidi |
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Sistema nervoso centrale |
Molto frequente |
Secchezza delle fauci Insonnia |
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Frequente |
Leggero stordimento Parestesia Cefalea Ansia |
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Cute |
Frequente |
Sudorazione |
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Organi sensoriali |
Frequente |
Alterazione del gusto |
Sistema cardiovascolare
E’ stato osservato un aumento medio di 2-3 mmHg della pressione sistolica e diastolica a riposo ed un incremento medio della frequenza cardiaca di 3-7 battiti al minuto. Non si può escludere che, in casi isolati, si possano verificare incrementi della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca superiori a quelli indicati.
Un eventuale aumento clinicamente rilevante della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca tende a verificarsi nella fase iniziale del trattamento (nelle prime 4-12 settimane). In questi casi il trattamento deve essere interrotto (vedi paragrafo 4.4. “Speciali avvertenze e speciali precauzioni per l’uso”).
Per quanto riguarda l’uso di Ectiva 10 mg / 15 mg in pazienti con ipertensione arteriosa, si faccia riferimento al paragrafo 4.3. “Controindicazioni” e 4.4. “Speciali avvertenze e speciali precauzioni per l’uso”.
Eventi avversi clinicamente significativi osservati nel corso di studi clinici o di farmacovigilanza postmarketing sono riportati di seguito, organizzati secondo sistemi corporei:
Alterazioni del sistema emolinfatico:
Trombocitopenia, porpora di Henoch-Schönlein.
Alterazioni del sistema immunitario:
Sono state osservate reazioni da ipersensibilizzazione allergica, che vanno da lievi eruzioni cutanee ed orticaria all’angioedema ed anafilassi.
Alterazioni psichiatriche:
Depressione in pazienti con o senza una precedente per storia di depressione (vedere paragrafo 4.4.).
Alterazioni del sistema nervoso:
Convulsioni.
Alterazioni del sistema visivo:
Visione offuscata.
Alterazioni gastrointestinali:
Diarrea, vomito.
Alterazioni dei tessuti cutanei e sottocutanei:
Rash, orticaria.
Alterazioni renali ed urinarie:
Nefrite interstiziale acuta, glomerulonefrite mesangiocapillare, ritenzione urinaria.
Alterazioni dell’apparato riproduttivo e della ghiandola mammaria:
Orgasmo/eiaculazione anomali, impotenza, anomalie del ciclo mestruale.
Laboratorio:
Aumento reversibili degli enzimi epatici.
Altro:
Raramente sono stati osservati sintomi da sospensione quali cefalea ed aumento dell’appetito. Non esiste alcuna evidenza di sindrome da sospensione del trattamento o da astinenza, nè di variazione d’umore in seguito all’interruzione della terapia.
L’esperienza sul sovradosaggio di sibutramina è limitata. Non esistono specifiche misure terapeutiche da raccomandarsi nè un antidoto specifico. Il trattamento consiste nell’adottare le misure generali indicate nella gestione di casi di sovradosaggio, ossia assicurare la pervietà delle vie respiratorie, monitorare le funzioni cardiovascolari, nonchè misure generali sintomatiche e di supporto. La somministrazione precoce di carbone vegetale attivo può ritardare l'assorbimento della sibutramina. Può inoltre risultare utile una lavanda gastrica. Nei pazienti con pressione arteriosa elevata o con tachicardia può essere indicato l'impiego prudente di beta-bloccanti.
Nell’uomo sono stati riportati episodi isolati di sovradosaggio (inclusa l’ingestione accidentale da bambini di circa 18 mesi), in cui erano stati ingeriti fino a 500 mg di sibutramina cloridrato monoidrato. In un paziente che aveva assunto 500 mg di sibutramina cloridrato monoidrato è stata osservata una frequenza cardiaca di 160 battiti al minuto. Fatta eccezione per un singolo caso di intossicazione multipla da farmaci con alcool (in cui il paziente è deceduto, probabilmente per inalazione del vomito), non si sono verificate complicazioni ed i soggetti hanno raggiunto un recupero completo.
Categoria farmacoterapeutica: farmaci antiobesità, codice ATC: A08AA10.
Sibutramina produce i suoi effetti terapeutici prevalentemente attraverso i suoi ammino metaboliti attivi primari e secondari (metabolita 1 e metabolita 2) che inibiscono il "reuptake" di noradrenalina, serotonina (5-idrossitriptamina; 5-HT) e dopamina. Nel tessuto cerebrale umano, i metaboliti 1 e 2 sono circa 3 volte più potenti in vitro come inibitori del reuptake di noradrenalina e serotonina che del reuptake di dopamina. I campioni di plasma prelevati da volontari trattati con sibutramina hanno mostrato una significativa inibizione del reuptake sia di noradrenalina (73%) che di serotonina (54%) mentre una inibizione non significativa del reuptake di dopamina (16%). Sibutramina e i suoi metaboliti non stimolano il rilascio delle monoammine, nè inibiscono le monoammino-ossidasi. Essi non possiedono alcuna affinità per una vasta gamma di recettori per i neurotrasmettitori, inclusi serotoninergici (5-HT1, 5-HT1A, 5-HT1B, 5-HT2A, 5-HT2c), adrenergici (b1, b2, b3, a1, a2), dopaminergici (D1, D2), muscarinici, istaminergici (H1), recettori per le benzodiazepine e NMDA.
In modelli animali in cui si utilizzavano ratti normopeso e ratti obesi, sibutramina ha indotto una riduzione dell'accrescimento ponderale. Sembra che ciò sia da attribuirsi all’effetto di sibutramina sull'assunzione di cibo, ossia ad un aumento del senso di sazietà; tuttavia è probabile che alla perdita di peso contribuisca anche un incremento della termogenesi. Come è stato dimostrato, tali meccanismi d'azione vengono mediati attraverso l'inibizione del "reuptake" di serotonina e di noradrenalina.
Negli studi clinici, Ectiva ha dimostrato di produrre una perdita di peso grazie ad un aumento del senso di sazietà. Sono inoltre disponibili dati che dimostrano un effetto termogenico di Ectiva che si esplica attraverso un’attenuazione della normale riduzione del metabolismo a riposo durante la perdita di peso. Il calo ponderale indotto da Ectiva è accompagnato da modificazioni favorevoli dei lipidi sierici e del controllo glicemico rispettivamente nei pazienti con dislipidemia e diabete di tipo 2.
Nei pazienti obesi con diabete mellito di tipo 2 la perdita di peso è stata associata ad una riduzione dello 0,6% (unità) della HbA1c. Analogamente, nei pazienti obesi con dislipidemia, la perdita di peso è stata associata ad aumenti del colesterolo HDL del 12-22% e riduzioni dei trigliceridi del 9-21%.
Sibutramina è bene assorbita e sottoposta ad ampio processo metabolico di primo passaggio. Dopo somministrazione di una singola dose orale di 20 mg di sibutramina cloridrato monoidrato, il picco plasmatico (Tmax) è stato raggiunto in 1,2 ore. L'emivita del composto originario è di 1,1 ore. Il Tmax dei metaboliti farmacologicamente attivi 1 e 2 viene raggiunto in tre ore con emivita di eliminazione rispettivamente di 14 e 16 ore. Per dosaggi compresi tra 10 e 30 mg, è stata dimostrata una cinetica lineare: i tempi di emivita di eliminazione non variano in funzione della dose somministrata, mentre le concentrazioni plasmatiche aumentano in maniera proporzionale alla dose. Con dosi ripetute, lo steady-state dei metaboliti 1 e 2 viene raggiunto entro 4 giorni, con una concentrazione circa raddoppiata. Le proprietà farmacocinetiche di sibutramina e dei suoi metaboliti si sono rivelate simili negli obesi e nei soggetti normopeso. I dati disponibili fino ad oggi, sebbene limitati, non hanno evidenziato differenze clinicamente rilevanti nella farmacocinetica del sesso maschile rispetto al sesso femminile. Il profilo farmacocinetico osservato in soggetti anziani sani (età media 70 anni) è simile a quello rilevato nei soggetti giovani sani. In soggetti con insufficienza epatica moderata, si è osservato che, in seguito alla somministrazione di una dose singola di sibutramina, la biodisponibilità dei metaboliti attivi è maggiore del 24%. Il legame alle proteine plasmatiche di sibutramina e dei suoi metaboliti 1 e 2 risulta essere rispettivamente di circa il 97%, il 94% e il 94%. Il metabolismo epatico è la principale via di eliminazione di sibutramina e dei suoi metaboliti attivi 1 e 2. Altri metaboliti (inattivi) vengono eliminati principalmente attraverso le urine, con un rapporto urine:feci di 10:1.
Studi condottiin vitro su microsomi epatici suggeriscono che il CYP3A4 sia l'isoenzima del citocromo P450 maggiormente responsabile del metabolismo di sibutramina. Sempre datiin vitro escludono un'affinità per il CYP2D6, un enzima a bassa capacità coinvolto in interazioni farmacocinetiche con diversi farmaci. Ulteriori studiin vitro rivelano che la sibutramina non esercita alcun effetto significativo sull'attività dei maggiori isoenzimi P450, tra cui anche il CYP3A4. E’ stato dimostrato (in vitro) che gli enzimi CYP450 coinvolti nell’ulteriore metabolismo del metabolita 2 sono CYP3A4 e CYP2C9. Sebbene al momento non ci siano dati a riguardo, è probabile che l’enzima CYP3A4 sia coinvolto anche nell’ulteriore metabolismo del metabolita 1.
La tossicità di sibutramina, osservata dopo somministrazione singola in studi sperimentali condotti negli animali, è stata in linea generale il risultato di effetti farmacodinamici esasperati. Il trattamento a lungo termine è stato invece associato solamente a lievi variazioni patologiche e ad alterazionisecondarie o specie-correlate. Di conseguenza, è improbabile che tali effetti possano destare preoccupazione nel caso di un corretto impiego clinico di sibutramina. Sono stati condotti studi di riproduzione nel ratto e nel coniglio. Uno studio condotto nel coniglio ha dimostrato un’incidenza leggermente superiore di anomalie cardiovascolari fetali nel gruppo di trattamento rispetto al gruppo di controllo, mentre un secondo studio ha dimostrato un’incidenza inferiore rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, in quest’ultimo studio, a differenza del primo, nel gruppo di trattamento si è avuto un numero leggermente superiore di feti con due anomalie minori (una sottilissima ossificazione tra l’osso mascellare e zigomatico, e minime differenze nella spaziatura delle radici di alcune piccole arterie dall’arco aortico). Non è noto se vi sia un’attinenza di questi risultati con la specie umana. L’uso della sibutramina nelle donne in gravidanza non è stato sperimentato. In un esteso programma di test sulla tossicità a livello genetico, non è stato evidenziato alcun effetto mutageno indotto da sibutramina. Studi nei roditori hanno dimostrato che sibutramina non ha alcun potenziale cancerogenico di rilevanza per l’uomo.
Contenuto della capsula: lattosio monoidrato, magnesio stearato, cellulosa microcristallina, silice colloidale anidra.
Capsula(10 mg) : indaco carminio (E 132), biossido di titanio (E 171), gelatina, sodio laurilsolfato, chinolina gialla (E 104).
Capsula(15 mg) : indaco carminio (E 132), biossido di titanio (E 171), gelatina, sodio laurilsolfato.
Inchiostro di stampa: dimeticone, ossidi e idrossidi di ferro (E 172), gomma lacca, lecitina di soia (E 322), biossido di titanio (E 171).
Nessuna
3 anni
Non conservare sopra i 25°C. Conservare nella confezione originaria; tenere il blister nell’astuccio di cartone.
Ectiva 10 mg / 15 mg, capsule confezionate in blister di PVC/PVDC.
Confezione calendario contenente 28 capsule (4 settimane)
Confezione calendario contenente 56 capsule (8 settimane)
Confezione calendario contenente 98 capsule (14 settimane)
Confezione calendario contenente 280 capsule (28x10)
Nessuna.
BRACCO S.p.A. – Via E. Folli, 50 - MILANO
Su licenza della ABBOTT S.p.A.
28 capsule 10 mg - A.I.C. n. 034438010/M
56 capsule 10 mg - A.I.C. n. 034438034/M
98 capsule 10 mg - A.I.C. n. 034438061/M
280 capsule 10 mg - A.I.C. n. 034438085/M
28 capsule 15 mg - A.I.C. n. 034438097/M
56 capsule 15 mg - A.I.C. n. 034438111/M
98 capsule 15 mg - A.I.C. n. 034438147/M
280 capsule 15 mg - A.I.C. n. 034438162/M
Da vendersi dietro presentazione di ricetta medica utilizzabile una sola volta su prescrizione dello specialista in Cardiologia, Diabetologia, Medicina Interna, Endocrinologia e Scienza dell’Alimentazione.
Marzo 2001
Non pertinente.
Giugno 2002