VALPRESSION 80 - 160 MG
Principio attivo: valsartan.
Una capsula contiene 80 mg o 160 mg di valsartan.
Per gli eccipienti, vedere 6.1.
Capsule rigide
Capsule rigide di gelatina, n. 2, di colore grigio chiaro opaco e rosa opaco, con impresse le lettere CG FZF in nero, contenenti ognuna 80 mg.
Capsule rigide di gelatina, n. 1, di colore grigio scuro opaco e rosa opaco, con impresse le lettere CG GOG in bianco, contenenti ognuna 160 mg.
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Valpression |
Placebo |
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N = 2316 |
N = 888 |
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% |
% |
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Cefalea |
9,8 |
13,5 |
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Capogiri |
3,6 |
3,5 |
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Infezione virale |
3,1 |
1,9 |
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Infezione delle vie respiratorie superiori |
2,5 |
2,4 |
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Tosse |
2,3 |
1,5 |
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Diarrea |
2,1 |
1,8 |
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Affaticabilità |
2,1 |
1,2 |
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Rinite |
2,0 |
2,3 |
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Sinusite |
1,9 |
1,6 |
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Dolore alla schiena |
1,6 |
1,4 |
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Dolore addominale |
1,6 |
1,0 |
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Nausea |
1,5 |
2,0 |
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Faringite |
1,2 |
0,7 |
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Artralgia |
1,0 |
1,0 |
Altri effetti indesiderati verificatisi con frequenze inferiori all’1% sono: artrite, astenia, congiuntivite, epistassi, depressione, gastroenterite, crampi alle gambe, crampi muscolari, mialgia, nevralgia, insonnia, vertigini. Non è noto se tali effetti erano in relazione causale con la terapia con valsartan.
I dati di farmacovigilanza hanno evidenziato rari casi di angioedema, rash, prurito e altre reazioni allergiche o di ipersensibilità, comprese malattia da siero e vasculite; casi molto rari di peggioramento della funzionalità renale; in alcuni casi veniva temporaneamente intensificato un preesistente danno renale. Sono stati segnalati casi molto rari di sanguinamento e trombocitopenia.
Risultati degli esami di laboratorioIn qualche caso il valsartan può essere associato a riduzioni dell’emoglobina e dell’ematocrito. Nell’ambito di sperimentazioni cliniche controllate, lo 0,8% dei pazienti trattati con Valpression ha presentato riduzioni significative (>20%) dell’ematocrito, mentre riduzioni analoghe dell’emoglobina sono state riscontrate nello 0,4% dei pazienti appartenenti al medesimo gruppo. In confronto, lo 0,1% dei pazienti trattati con il placebo ha presentato una riduzione sia dell’ematocrito che dell’emoglobina.
E’ stata osservata neutropenia nell’1,9% dei pazienti trattati con valsartan rispetto all’1,6% dei pazienti trattati con un ACE inibitore, come ad es. enalapril o lisinopril rispettivamente a dosi di 20 mg e di 10 o 20 mg, rispetto allo 0,8% dei pazienti trattati con placebo.
Nelle sperimentazioni cliniche controllate sono stati rilevati aumenti significativi della creatinina sierica, del potassio e della bilirubina totale, rispettivamente nello 0,8%, nel 4,4% e nel 6% dei pazienti trattati con valsartan rispetto all’1,6%, 6,4% e 12,9% di quelli trattati con un ACE inibitore.
Sono stati riportati occasionali aumenti degli indici della funzionalità epatica nei pazienti trattati con valsartan.
Finora non esistono esperienze cliniche relative al sovradosaggio di Valpression. La principale manifestazione di un sovradosaggio potrebbe essere una marcata ipotensione con capogiri.
Le misure terapeutiche dipendono dal momento dell'ingestione e dal tipo e dalla gravità dei sintomi, dando priorità alla normalizzazione delle condizioni circolatorie.
Si somministrerà sempre al paziente una quantità sufficiente di carbone attivo.
In caso di ipotensione è bene porre il paziente in posizione supina e somministrare rapidamente soluzioni saline.
Il valsartan non può essere rimosso mediante emodialisi, a causa del suo forte legame alle proteine sieriche.
Categoria farmacoterapeutica: antagonisti dell’angiotensina II (valsartan) (codice ATC: C09C A03).
L’ormone attivo del RAAS è l’angiotensina II, che viene formata dall’angiotensina I mediante l’ACE. L’angiotensina II si lega a recettori specifici localizzati nelle membrane cellulari dei vari tessuti. Essa esplica un'ampia gamma di effetti fisiologici, tra cui si annovera in particolare un coinvolgimento sia diretto che indiretto della regolazione della pressione arteriosa. In qualità di potente vasocostrittore, l’angiotensina II determina una risposta pressoria diretta. Inoltre, promuove la ritenzione di sodio e la stimolazione della secrezione di aldosterone.
Valpression (valsartan) è uno specifico antagonista dei recettori dell’angiotensina II (Ang II), attivo per via orale. Agisce selettivamente sul sottotipo recettoriale AT1, responsabile per le note azioni dell’angiotensina II. L’aumento dei livelli plasmatici di Ang II, conseguente al blocco dei recettori AT1 attuato dal valsartan, può stimolare i recettori AT2 non bloccati, ciò che sembra controbilanciare l’azione dei recettori AT1. Il valsartan non esplica nessuna attività agonista parziale a livello del recettore AT1 ed ha un’affinità molto maggiore per il recettore AT1 (circa 20.000 volte) rispetto al recettore AT2.
Il valsartan non inibisce l’ACE, noto anche come chininasi II, che converte l’Ang I ad Ang II e degrada la bradichinina. Non è previsto un potenziamento degli effetti collaterali relativi alla bradichinina. Nelle sperimentazioni cliniche in cui il valsartan è stato confrontato con un ACE inibitore, l’incidenza di tosse secca è stata significativamente (P<0,05) inferiore nei pazienti trattati con il valsartan rispetto a quelli trattati con un ACE inibitore (rispettivamente 2,6% in confronto a 7,9%). In uno studio clinico condotto su pazienti con precedenti di tosse secca durante trattamento con un ACE inibitore, il 19,5% dei pazienti trattati con il valsartan ed il 19,0% di quelli trattati con un diuretico tiazidico hanno sofferto di tosse rispetto al 68,5% dei pazienti trattati con un ACE inibitore (P<0,05). Il valsartan non si lega o non blocca altri recettori ormonali o canali ionici noti per la loro importanza nella regolazione cardiovascolare.
La somministrazione di Valpression a pazienti affetti da ipertensione arteriosa induce una riduzione della pressione arteriosa senza influenzare la frequenza cardiaca.
Nella maggior parte dei pazienti, dopo la somministrazione di una dose singola per via orale, l’inizio dell’attività antipertensiva si ha entro 2 ore ed il picco di riduzione pressoria viene raggiunto entro 4-6 ore. L’effetto antipertensivo persiste per oltre 24 ore dopo la somministrazione. In caso di somministrazione ripetuta, la massima riduzione della pressione arteriosa, con qualsiasi dose, viene generalmente ottenuta entro 2-4 settimane e si mantiene nel corso dei un trattamento a lungo termine. Una ulteriore significativa riduzione della pressione arteriosa viene ottenuta associando il farmaco all'idroclorotiazide.
La brusca sospensione di Valpression non è stata associata a fenomeni di rimbalzo o ad altri eventi clinici indesiderati.
Dopo somministrazione per via orale, il valsartan viene rapidamente assorbito, sebbene la quantità assorbita sia notevolmente variabile. La biodisponibilità assoluta media di Valpression è del 23%. Il valsartan presenta una cinetica a decadimento multiesponenziale (t½ a < 1 ora e t½ b di circa 9 ore).
Nell'ambito delle dosi studiate, la farmacocinetica del valsartan è lineare. Non si manifesta alcuna alterazione della cinetica del valsartan in seguito a somministrazione ripetuta e l’accumulo è modesto quando il farmaco viene somministrato una volta al giorno. Le concentrazioni plasmatiche sono simili nei due sessi.
Il valsartan è altamente legato alle proteine sieriche (94-97%), principalmente all'albumina sierica. Il volume di distribuzione allo stato stazionario è circa 17 l. La clearance plasmatica è relativamente bassa (circa 2 l/h) rispetto al flusso sanguigno epatico (circa 30 l/h). Il valsartan viene eliminato principalmente come sostanza immodificata nella bile e nell'urina. In caso di velocità di filtrazione glomerulare normale (120 ml/min), la clearance renale è circa il 30% della clearance totale plasmatica. Nel plasma sono state identificate basse concentrazioni di un metabolita idrossilato (meno del 10% dell'AUC per il valsartan). Questo metabolita è farmacologicamente inattivo. Dopo somministrazione orale, l'83% della dose viene escreta nelle feci ed il 13% nell'urina, principalmente come composto immodificato.
Quando Valpression viene assunto assieme al cibo, l’area sotto la curva di concentrazione plasmatica (AUC) del valsartan si riduce del 48%, sebbene dopo circa 8 ore dalla somministrazione del farmaco le concentrazioni plasmatiche di valsartan siano simili sia nei soggetti a digiuno sia in quelli non a digiuno. Tuttavia, questa riduzione dell’AUC non è accompagnata da una riduzione clinicamente significativa dell’effetto terapeutico.
Gruppi speciali di pazientiAnziani
In alcuni soggetti anziani, è stata osservata un'esposizione sistemica al valsartan leggermente superiore rispetto ai soggetti giovani; tuttavia, non è stato dimostrato che ciò abbia un significato clinico.
Condizioni di alterata funzionalità renaleCome ci si attenderebbe da un composto per cui la clearance renale rappresenta solo il 30% della clearance plasmatica totale, non è stata osservata alcuna correlazione tra la funzionalità renale e l’esposizione sistemica al valsartan. Non è pertanto richiesto un aggiustamento del dosaggio nei pazienti con insufficienza renale (clearance della creatinina >10 ml/min). Non sono disponibili dati in pazienti con grave insufficienza renale (clearance della creatinina <10 ml/min) ed in quelli sottoposti a dialisi. Tuttavia, il valsartan è ampiamente legato alle proteine plasmatiche ed è improbabile che possa essere rimosso mediante emodialisi.
Condizioni di alterata funzionalità epaticaIn uno studio di farmacocinetica condotto in pazienti con insufficienza epatica lieve (n=6) o moderata (n=5) l’esposizione al valsartan era pari circa al doppio di quanto rilevato in volontari sani. Non sono disponibili dati sull'uso di valsartan nei pazienti con grave disfunzione epatica.
Nel corso di studi preclinici di sicurezza, alte dosi di valsartan (da 200 a 600 mg/kg di peso corporeo) hanno provocato nel ratto una riduzione dei parametri emocromocitometrici (eritrociti, emoglobina, ematocrito) e variazioni nell'emodinamica renale (lieve aumento dell'urea plasmatica ed iperplasia dei tubuli renali e basofilia nei maschi). Nello uistitì dosi simili hanno provocato variazioni simili, anche se più gravi, particolarmente nei reni, dove si è avuta un'evoluzione a nefropatia, comprendente aumenti dell'urea e della creatinina.
In entrambe le specie è stata osservata anche ipertrofia delle cellule renali juxtaglomerulari. Tutte le variazioni sono state attribuite all’attività farmacologica del valsartan che provoca un'ipotensione prolungata, specialmente nello uistitì. L'ipertrofia delle cellule renali juxtaglomerulari non sembra avere alcuna rilevanza per dosi terapeutiche di valsartan nell'uomo.
Il valsartan non ha evidenziato effetti mutageni, clastogeni o cancerogeni.
Cellulosa microcristallina, povidone, sodio laurilsolfato, crospovidone, magnesio stearato.
Eccipienti della capsula: gelatina; titanio diossido (E 171), ferro ossido nero (E 172), ferro ossido rosso (E 172).
Eccipienti dell’inchiostro per impressioni: lacca, alcol denaturato industriale 74 OP; capsule da 80 mg: ferro ossido nero (E 172); capsule da 160 mg: titanio diossido (E 171).
Nessuna nota.
3 anni
Conservare a temperatura non superiore ai 30°C. Conservare nel contenitore originale.
Blister di PVC/PE/PVDC, saldato su alluminio. Blister calendario.
VALPRESSION 80 mg capsule rigide - Confezioni da 7 (1x7); 14 (1x14); 28 (2x14); 56 (4x14); 98 (7x14); confezioni ospedaliere da 28 (2x14); 56 (4x14); 98 (7x14); 280 (20x14); 280 (10x28); 300 (10x30).
VALPRESSION 160 mg capsule rigide - Confezioni da 7 (1x7); 14 (1x14); 28 (2x14); 56 (4x14); 98 (7x14); confezioni ospedaliere da 28 (2x14); 56 (4x14); 98 (7x14); 280 (20x14); 280 (10x28)
In commercio possono non essere disponibili tutte le confezioni.
Nessuna istruzione particolare.
A. Menarini Industrie Sud s.r.l., Campo di Pile - L'Aquila.
Su licenza di Novartis Farma S.p.A.
Valpression 80 mg capsule rigide – 28 capsule A.I.C. n° 033119013/M
Valpression 160 mg capsule rigide – 28 capsule A.I.C. n° 033119025/M
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Autorizzazione: 21/2/1997
Rinnovo: 13/5/2001
- [Vedi Indice]
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Settembre 2001