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Ulcera duodenale, ulcera gastrica benigna, incluse quelle
associate al trattamento con farmaci antiinfiammatori non
steroidei, ulcera recidivante, ulcera post-operatoria, esofagite
da reflusso, sindrome di Zollinger-Ellison.
La ranitidina è anche indicata in quelle condizioni
come la gastrite o la duodenite quando associate a ipersecrezione
acida.
La dose abituale è di 300 mg al giorno:
150 mg alla mattina e 150 mg alla sera.
Nei pazienti con ulcera gastrica o duodenale possono essere
somministrati in alternativa 300 mg, in un'unica
somministrazione, alla sera prima di coricarsi (ZANTAC 300 mg, 1
compressa alla sera prima di coricarsi).
Inoltre nelle seguenti situazioni: pazienti portatori di
ulcere di grandi dimensioni e/o forti fumatori e nell'esofagite
peptica severa, può essere utile aumentare la posologia
fino a 600 mg al giorno, ritornando appena possibile allo
schema posologico standard e sotto diretto controllo del
medico.
Nella profilassi dell'emorragia da ulcera da stress in
pazienti gravi o dell'emorragia ricorrente in pazienti affetti da
ulcera peptica sanguinante, i pazienti in corso di terapia
con ZANTAC per via parenterale considerati ancora a rischio, non
appena riprende l'alimentazione per bocca, possono essere
trattati con ZANTAC compresse 150 mg 2 x die.
Ulcera duodenale, ulcera gastrica, ulcera recidivante,
ulcera post-operatoria
La dose giornaliera raccomandata di 300 mg per un periodo di 4
settimane è in grado di guarire la maggior parte
delle ulcere. Se necessario il trattamento può essere
prolungato fino a 6-8 settimane.
In caso di ulcere conseguenti a trattamento con farmaci
antiinfiammatori non steroidei (FANS) e/o nel caso fosse
necessaria la prosecuzione della terapia con tali farmaci, il
dosaggio raccomandato è di 300 mg per 8 settimane.
Può essere necessario protrarre il trattamento fino a 12
settimane.
In caso di pazienti portatori di ulcere di grandi dimensioni
e/o forti fumatori, può essere maggiormente utile la
somministrazione di 300 mg, due volte al giorno.
Nei pazienti in cui, dopo la risposta positiva alla terapia a
breve termine, è desiderabile mantenere l'effetto
sulla secrezione gastrica, particolarmente in quelli con
tendenza a recidive degli episodi ulcerosi, può
essere adottata una terapia di mantenimento di 150 mg alla sera.
Nei pazienti già in trattamento con 600 mg al giorno,
può essere utile iniziare la terapia di mantenimento
con una posologia di 300 mg alla sera per un periodo di 8-12
settimane, proseguendo successivamente con la dose standard.
Il fumo è associato ad una più elevata incidenza
della recidiva dell'ulcera. Pertanto si deve consigliare ai
pazienti fumatori di abbandonare tale abitudine; qualora
ciò non avvenga, la dose di mantenimento di 300 mg
alla sera, offre una protezione addizionale rispetto alla dose
standard di 150 mg.
La terapia di mantenimento (150 mg e 300 mg per via orale alla
sera) deve essere prescritta dal medico ed eseguita sotto il suo
controllo.
Esofagite da reflusso
La dose giornaliera raccomandata nella malattia da reflusso
esofageo è di 300 mg/die, suddivisa in due
somministrazioni da 150 mg, per un periodo di 8
settimane.
Nell'esofagite peptica moderata-severa, la posologia
può essere aumentata a 600 mg/die, suddivisa in
due-quattro somministrazioni, fino a 12 settimane, sotto il
diretto controllo del medico, ritornando appena possibile
alla posologia standard.
Nel trattamento a lungo termine, per la prevenzione della
recidiva, la dose raccomandata è di 150 mg due volte al
giorno.
Sindrome di Zollinger-Ellison
La dose giornaliera iniziale è di 450 mg (cioè
150 mg 3 volte al giorno) aumentabile se necessario a 600-900 mg
(ZANTAC 300 mg, 2-3 compresse al giorno) .
Emorragie del tratto gastro-intestinale superiore
Il trattamento orale è di 300 mg al giorno.
Qualora la terapia orale non fosse immediatamente possibile,
il trattamento può essere iniziato con ZANTAC
Soluzione iniettabile (vedi il relativo Riassunto delle
Caratteristiche del Prodotto) e proseguito con terapia orale (300
mg al giorno per il tempo necessario).
Premedicazione in anestesia
A quei pazienti che rischino di sviluppare una sindrome da
aspirazione acida (sindrome di Mendelson) può essere
somministrata una dose orale di 150 mg 2 ore prima dell'induzione
dell'anestesia generale e, preferibilmente, anche una
compressa da 150 mg la sera precedente.
Può essere adottata anche la via di somministrazione
parenterale (vedi il relativo Riassunto delle Caratteristiche del
Prodotto dello ZANTAC Soluzione iniettabile).
Ulcera da stress
Nella prevenzione e trattamento delle ulcere da stress in
pazienti gravi la dose giornaliera raccomandata è di 300
mg.
Qualora le condizioni del paziente non permettano la
somministrazione orale il trattamento può essere iniziato
con ZANTAC Soluzione iniettabile (vedi il relativo Riassunto
delle Caratteristiche del Prodotto) e proseguito poi con la
terapia orale.
Ipersensibilità individuale accertata verso la
ranitidina.
Prima di iniziare la terapia con ranitidina nell'ulcera
gastrica, deve essere esclusa la sua possibile natura maligna
poiché è stato riscontrato che il trattamento
con un antagonista H2-istaminico allevia i sintomi associati al
carcinoma dello stomaco e ne ritarda perciò la
diagnosi.
Specialmente in caso di trattamenti prolungati ed in pazienti,
particolarmente se anziani, in terapia con FANS, deve essere
esercitato un controllo medico rigoroso sugli effetti terapeutici
e su eventuali effetti collaterali riscontrati.
Recidive della sintomatologia obiettiva e soggettiva possono
verificarsi sia dopo la sospensione dell'assunzione del
farmaco, sia durante il trattamento di mantenimento a lungo
termine a dosaggio inferiore a quello pieno. Posologia e durata
della somministrazione devono essere sempre stabilite dal medico
tenendo presente che di solito i sintomi scompaiono prima che si
sia avuta cicatrizzazione dell'ulcera.
La ranitidina viene eliminata dall'organismo per via renale,
pertanto, nei pazienti con severa riduzione della
funzionalità renale (clearance della creatinina minore di
50 ml/min.), si raccomanda di ridurre il dosaggio
giornaliero del farmaco a 150 mg da assumersi alla sera. Nei
pazienti sottoposti a dialisi peritoneale ambulatoriale
continua o negli emodializzati cronici, la ranitidina (alla dose
di 150 mg) va assunta subito dopo la dialisi.
Cautela deve essere usata nei pazienti con disturbi della
funzionalità epatica.
La somministrazione di ranitidina, come tutti gli inibitori
degli H2 recettori, favorisce lo sviluppo batterico
intragastrico per diminuzione dell'acidità
gastrica.
Secondo rare segnalazioni la ranitidina potrebbe favorire il
verificarsi di attacchi acuti di porfiria.
Pertanto dovrebbe essere evitata la somministrazione in
pazienti con anamnesi di porfiria.
La sicurezza e l'efficacia della ranitidina nei bambini non
è stata ancora stabilita.
Gli H2-antagonisti si fissano sul citocromo P450 e riducono il
flusso sanguigno epatico; tuttavia non sono state evidenziate
interazioni negative tra la ranitidina ed altri farmaci; in
particolare la ranitidina non potenzia l'azione di warfarin,
indometacina, diazepam, lidocaina, fenitoina,
propranololo o teofillina.
L'assorbimento della ranitidina può risultare diminuito
se vengono somministrate contemporaneamente alte dosi (2 g)
di sucralfato, idrossido di magnesio o d'alluminio.
Questo effetto non si verifica se tali sostanze vengono
somministrate dopo un intervallo di 2 ore.
La ranitidina può causare falsa positività nella
determinazione delle proteine urinarie effettuata con
Multivix.
La ranitidina attraversa la barriera placentare e si trova nel
latte materno, pertanto non va somministrata durante la
gravidanza e l'allattamento, se non nei casi, a giudizio e
sotto il diretto controllo del medico, di assoluta
necessità.
Qualora, durante la terapia, si notassero stordimento,
sonnolenza o vertigini, evitare di guidare o di operare
sulle macchine o comunque svolgere attività che
richiedano pronta vigilanza.
I seguenti effetti collaterali sono stati segnalati nel corso
degli studi clinici o della terapia abituale di pazienti trattati
con ranitidina. In molti di questi casi non è stata
definita la correlazione con la terapia.
Sistema nervoso centrale: rari casi di malessere,
vertigine, cefalea a volte severa, sonnolenza ed insonnia. Specie
nei pazienti gravemente ammalati, negli anziani e nei
nefropatici possono verificarsi sporadici casi reversibili di
confusione mentale, allucinazioni, depressione ed agitazione. In
tali evenienze occorre sospendere la somministrazione.
Risultano alcune segnalazioni di offuscamento reversibile
della vista attribuibili ad alterazione dell'accomodazione.
Apparato cardiovascolare: come con gli altri
H2-antagonisti vi sono stati rari casi di bradicardia,
tachicardia, palpitazioni, extrasistoli, blocco
atrio-ventricolare e stato di shock.
Apparato ematopoietico e fegato: in alcuni pazienti
sono stati rilevati mutamenti reversibili nella conta delle
cellule ematiche (leucopenia, trombocitopenia). Rari casi di
agranulocitosi o pancitopenia talvolta accompagnata da ipoplasia
o aplasia midollare. Segnalazioni occasionali di epatite
reversibile (epatocellulare, colestatica o mista) con o senza
ittero, variazioni transitorie della creatinina plasmatica e dei
test di funzionalità epatica; questi ultimi valori di
solito ritornano nella norma durante la continuazione del
trattamento, in caso contrario sospendere la
somministrazione.
Apparato endocrino: possono verificarsi, seppure
raramente, disturbi della sfera sessuale (impotenza ed
alterazioni della libido) e ginecomastia.
Apparato gastrointestinale: costipazione, diarrea,
nausea, vomito e dolori addominali. Raramente è stata
segnalata pancreatite acuta.
Apparato muscolo-scheletrico: rare segnalazioni di
dolori muscolari ed artralgie.
Reazioni di ipersensibilità : shock
anafilattico, orticaria, rash cutaneo, inclusi rari casi
indicativi di eritema multiforme lieve, dermatite
bollosa, eczemi, edema angioneurotico, febbre, broncospasmo,
eosinofilia, dolore toracico e rarissimi casi di
alopecia.
n caso di sovradosaggio ricorrere alle abituali misure per
rimuovere il materiale non assorbito dal tratto gastrointestinale
e, se necessario, si può ricorrere all'emodialisi per
eliminare la ranitidina dal plasma. Tenere sotto
osservazione il paziente e praticare una terapia di
supporto.
Gli studi sperimentali eseguiti hanno dimostrato che la
ranitidina è un potente e selettivo antagonista
competitivo dell'istamina a livello dei recettori H2.
La ranitidina presenta un'affinità particolarmente
elevata verso i recettori H2-gastrici e risulta
particolarmente potente nell'inibire l'ipersecrezione
gastrica indotta da tutta una serie di secretagoghi nel ratto e
nel cane.
Ciò appare di particolare rilevanza poiché la
sostanza in esame ha nella sua struttura un anello furanico
invece dell'anello imidazolico ritenuto finora essenziale per
l'attività H2-bloccante.
Inoltre l'inibizione della secrezione acida gastrica non
è causata da una riduzione dell'irrorazione ematica della
mucosa gastrica; anzi il rapporto fra flusso sanguigno della
mucosa e secrezione acida aumenta durante l'inibizione della
secrezione. La sostanza in esame ha dimostrato una notevole
efficacia antiulcera sia gastrica che duodenale nei numerosi
modelli sperimentali con cui è stata valutata.
L'efficacia della sostanza è stata dimostrata non solo
per via orale, via che si reputa di elezione, ma anche per via
endovenosa ed intramuscolare.
Due-tre ore dopo la somministrazione per via orale di 150 mg
di ranitidina si ottengono picchi ematici di 440-545 ng/ml.
L'emivita di eliminazione è di circa 2,5 ore.
L'assorbimento della ranitidina non è
significativamente compromesso dalla concomitante
somministrazione di cibo. La principale via di escrezione
è rappresentata dalle urine (filtrazione glomerulare
e secrezione tubulare).
La clearance renale è pari a circa 410 ml/min.
Gli studi condotti somministrando per via orale ranitidina
marcata 14C nel ratto e nel cane, consentono di affermare
che:
- la ranitidina è un farmaco bene assorbito nel
ratto e nel cane;
- viene completamente eliminata tramite le urine e la
bile;
- viene escreta in gran parte come tale, mentre una
aliquota minore viene metabolizzata conducendo all'N-ossido, al
sulfossido e al demetilderivato.
Gli studi di tossicità acuta e cronica sono stati
condotti su topi, ratti, conigli e cani sia per via orale
che parenterale, senza dimostrare alcun tipo di rischio
tossicologico.
In particolare nella tossicità acuta nel topo e nel
ratto la DL 50 per sommistrazione endovenosa è dell'ordine
di 75 mg/Kg, mentre per via orale dosi fino a 1000 mg/Kg non si
sono dimostrate letali.
Nella tossicità cronica, dosi molto elevate di
ranitidina (fino a 2000 mg/Kg/die) somministrate a topi per tutto
il periodo della loro vita, e dosi fino a 450 mg/Kg/die per
periodi fino ad 1 anno somministrate nei cani, non hanno
dimostrato alcun segno di tossicità sui vari organi ed
apparati studiati.
Cellulosa microcristallina; magnesio stearato;
metilidrossipropilcellulosa; titanio biossido (E171)
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36 mesi
Conservare a temperatura inferiore a 30°C
Strip di alluminio/polietilene, contenuti in astucci di
cartone.
20, 56, 84 compresse rivestite con film da 150 mg
10, 20, 28, 44 compresse rivestite con film da 300
mg
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GlaxoSmithKline S.p.A. - Via A. Fleming, 2 - Verona
20 compresse rivestite con film da 150 mg A.I.C.:
024448021
56 compresse rivestite con film da 150 mg A.I.C.:
024448173
84 compresse rivestite con film da 150 mg A.I.C.:
024448185
10 compresse rivestite con film da 300 mg A.I.C.:
024448045
20 compresse rivestite con film da 300 mg A.I.C.:
024448058
28 compresse rivestite con film da 300 mg A.I.C.:
024448197
44 compresse rivestite con film da 300 mg A.I.C.:
024448209
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Maggio 2000
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Marzo 2002