La questione Vietnam
inizia quando il Paese era uscito dalla coloniale "missione
civilizzatrice"
francese. Nazionalista come nessun popolo cerco' la sua indipendenza
cerco' aiuto, per eliminare le ultime presenze francesi, negli Usa. Ma
cadde dalla padella nella brace.
Il Sud del Paese era considerato dagli USA dopo la fine della Guerra
Mondiale un bastione strategico per proteggere tutto il Sud Est asiatico
dal comunismo cinese e sovietico. Primo obiettivo fu quello di cavalcare
una certa contrapposizione fra il Nord e Sud del Paese, una di quelle
ataviche insofferenze e animosita' cui non sono immuni tanti altri paesi
al loro interno.
L'obiettivo fu dunque insinuarsi ambiguamente nella politica interna,
cercare con l'aiuto di una fazione di eliminare gli elementi sovversivi
presenti nel sud, creare un movimento secessionista, poi foraggiarlo di
armi per eliminare quelli del nord, che essendo quelli piu' vicini alla
Cina erano i piu' pericolosi.
E in caso di debolezza del sud a compiere questa operazione, scendere
apertamente in campo militarmente per aiutarli in nome della democrazia.
Insomma misero le due regioni una contro l'altra aizzando le culture
interne. Come sappiamo le culture (religiose, politiche, di tradizioni)
differenti di un Paese tendono sempre a essere intolleranti all'interno
dello stesso Paese e creano sempre animosita'e provincialismo gretto. Se
poi ad alimentare e a strumentalizzare le intolleranze sono dei
capopopolo, le beghe interne iniziano in sordina inizialmente con la
diplomazia, ma poi sfociano in una fratricida guerra fisica. Ed e' quello
che accadde in Vietnam.
Ad aiutare opportunisticamente una fazione entrarono dunque in scena gli
americani. Ma davanti al pericolo di una forza esterna il Paese si
interrogo' meglio. Diem, della giunta del Sud, saggiamente nel 1963 cerco'
una intesa con la giunta del Nord per porre fine alla questione. Ma nel
'64 un golpe di militari nettamente filoamericani lo uccise, si instauro'
quindi nel palazzo, si dichiaro' ostile ad ogni negoziato e si dimostro'
subito intenzionato a intensificare la guerra ai nordisti.
La situazione la eredito' JOHNSON che (indubbiamente male consigliato
quanto KENNEDY in
precedenza) credette con un intervento militare in grande stile di mettere
in ginocchio il Nord Vietnam in sole 6 settimane, in 40 giorni (!!!).
Creatosi un banale incidente al Golfo del Tonchino, fu il pretesto per
sferrare l'attacco. Non immaginava che un piccolo popolo potesse resistere
alla piu' grande potenza mondiale, che aveva a disposizione uomini, armi,
bombardieri, navi, portaerei e la migliore tecnologia.
Il Vietnam cerco' ancora una volta le vie diplomatiche, fece capire che il
Paese era uno e che lo straniero non doveva interferire. L'italiano
FANFANI era riuscito a stemperare le ostilita' e aveva trovato una
soluzione onorevole per tutti. Ma furono tutti sordi. I Francesi, che li
conoscevano bene, si ritirarono subito e De Gaulle cerco' anche di far
capire agli USA che la loro impresa era senza via di uscita, non
conoscevano il nazionalismo vietnamita, e che al primo colpo di cannone
avrebbero subito ritrovato la loro unita' di popolo. (Non sbagliava
affatto)
Ma i suggerimenti dello statista francese non furono ascoltati, gli
americani avevano sferrato il loro spropositato attacco che risulto'
inutile e senza risultati, ma ormai non potevano perdere la faccia. E
marciarono verso l'escalation in una guerra senza fine. 3.000.000 di
americani sarebbero andati in Vietnam, si tocco' una punta massima di
presenza di effettivi di 550.000 uomini, vi morirono 50.000 americani,
costo' agli USA 200 miliardi di dollari, e impiegarono 14 milioni di
tonnellate di bombe per distruggere uomini e cose (tre volte di piu' che
in tutta l'Europa e l'Asia durante tutta la Seconda Guerra Mondiale, su un
Paese grande come l'Italia e con 32 milioni di abitanti.).
La guerra in Vietnam isolo' sempre di piu' gli USA.Una viva ostilita' nei
loro confronti da ogni parte del mondo che considerava il loro intervento
una aggressione vera e propria e non una missione di pace per salvare una
democrazia. Divisioni anche in seno ai Paesi della Nato. Mentre negli USA
all'opposizione alla guerra e alla coscrizione, gia' ai primi mesi del
prossimo anno, si aggiunse il timore di un intervento della Cina o della
Russia. Si prese coscienza che non erano in gioco i confini o la sicurezza
degli Usa, e che con quella guerra si era sbagliato strada, si erano
sopravalutate le forze e sottovalutato il nemico. Dopo il fronte esterno
al governo, inizio' sempre di piu' a cedere quello interno, dove poi si
aggiunsero gli ambienti economici e finanziari. Insomma il movimento di
opinione aumento' e finalmente prima Johnson cerco' una via di uscita dal
"pantano", poi in seguito NIXON l'uscita la trovo'. Tornarsene a
casa anche senza aver concluso nulla in dieci anni di guerra e tanti
americani morti per nulla.
Avevano dunque vinto i Vietnamiti. Facendosi distruggere citta' e paesi,
pagando un tributo di sangue enorme: 2.000.000 di morti e altrettanto
feriti, mutilati, invalidi e orfani, erano riusciti a ottenere la loro
indipendenza. Dopo la ostinata e ferma volonta' di una grande potenza che
aveva cercato di dividere il Paese, rafforzato proprio contro questa
volonta', il Vietnam riusci' a ottenere la sua unita' piu' di prima.
Con un coraggio stupefacente, non solo era riuscito a resistere e a
vincere, ma era riuscito a umiliare una grande potenza anche nel profondo
della coscienza collettiva americana, un disagio che si e' poi annidato
dentro nell'animo come un fantasma. Ad ogni piccolo e insignificante
conflitto torna a emergere la paura di quei 10 anni di guerra inutile.
Quella che secondo i calcoli doveva finire dopo 6 settimane, divento' la
"sindrome del Vietnam".
Di tutta la letteratura sul Vietnam, corrispondenze, memorie,
testimonianze, conosciamo soltanto le versioni occidentali. E nonostante
queste non siamo molto tenere sul conflitto, abbastanza realistiche nel
raccontarci le fasi tragiche', documentando gli indegni massacri che
vennero fuori nei numerosi processi, nulla conosciamo della letteratura,
testimonianze e memorie dell'epica battaglia del popolo vietnamita. Nulla
e' stato messo a disposizione agli storici occidentali. (lo ammette la
stessa monumentale Storia, della Cambridge University, i piu' prestigiosi
32 volumi di storia mondiale).