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LO SCOPPIO
DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
Oggi a Sarajevo, all'angolo di via Re Pietro e Corso Voivoda, una targa di
bronzo infissa nel muro d'una casa, reca incisa in caratteri serbi,
l'iscrizione: QUI GAVRIL PRINCIP PROCLAMO' LA LIBERTA' IL 28 GIUGNO 1914.
Quel giorno, nella locanda di Cemiz
Vinara, a ottanta passi dall'angolo del corso Voivoda, alle ore 9,50,
unico cliente era un giovane che stava bevendo nervosamente una sliwowitz
dietro l'altra, tutti erano corsi all'angolo della strada, sui marciapiedi
del Corso ad aspettare di veder passare l'Arciduca Francesco Ferdinando e
la sua consorte, in visita alla città, con l'appuntamento in Municipio
alle ore 10.
Alle 10 in punto il giovane uscì dalla locanda, si unì alla folla, si
avviò all'angolo dove ora sta la targa di bronzo e prese posizione in
prima fila. La sua mano affondata in una tasca stringeva qualcosa.
Attendeva il suo momento, per compiere la sua "missione" quando
la macchina sarebbe giunta davanti a lui. Poi all'improvviso si udì poco
lontano, in fondo al corso, il fragore di un'esplosione, e si vide
l'automobile con sopra gli eredi al trono austro-ungarico passare a tutta
velocità, poi dirigersi verso il municipio.
La "missione" del giovane Princip era fallita! Nella tasca la
mano strinse con rabbia la pistola. Si rincamminò lentamente verso via Re
Pietro, deluso e amareggiato di non essere stato utile alla
"causa".
La macchina raggiunto il municipio,
sostò solo un attimo, il tempo per gettare in faccia al tremebondo
sindaco le parole indignate dell'arciduca: "bella accoglienza!
m'avete accolto a suon di bombe, ferito il mio aiutante" poi, rivolto
all'autista che aspettava a motore acceso (vedi foto sopra) :
"Torniamo indietro, presto! A raccogliere il mio aiutante!"
L'autista, prese il Corso, ma poi,
per evitare la folla ancora ammassata, frenò all'angolo della via Re
Pietro e imboccò la parallela strada angusta quasi a passo d'uomo.
Princip, facendo ritorno alla locanda, stava percorrendola deluso. Il
Destino invece lo volle nuovamente chiamare, aveva fretta e aveva scelto
proprio lui per scrivere il suo nome sulle pagine della Storia d'Europa.
La macchina avanzava nella stradina quasi deserta rasentando il
marciapiede; giunta all'altezza del giovane quasi lo sfiorava; Princip,
stringeva ancora la pistola nella mano destra affondata nella tasca; le
dita si agitarono convulsamente e la tirarono fuori, poi Gavril, quasi
appoggiandola all'arciduca, sparò due colpi. I due coniugi morirono quasi
all'istante, le guardie che sostavano all'angolo subito accorse
agguantarono il giovane nella stradina senza più scampo (vedi foto
sopra).
Gavril Princip, poi processato, non
salì sul patibolo, perchè la severa giustizia austriaca non applicava la
pena di morte a delinquenti d'età inferiore ai vent'anni, e a Princip
mancava un mese al ventesimo compleanno. Ma nondimeno questa giustizia gli
salvò la vita; percosso malamente dalla polizia e dai suoi carcerieri,
finì moribondo nel 1916 nell'infermeria del carcere; quando la Serbia era
stata spazzata via dagli eserciti tedeschi. La nazione intera, combattendo
passo passo, era stata letteralmente spazzata via dal paese. A Princip era
stata letteralmente interdetta ogni lettura; non vide mai un giornale, ma
il carceriere lo aveva informato dei fatti. Mortalmente infermo e sotto le
cure del Dott Pappenheim, anche da lui venne a sapere che il popolo serbo
era stato schiacciato per sempre. Il dottore tenne un diario (poi
pubblicato) dei colloqui, anche se Princip si esprimeva con difficolta in
tedesco e il dottore capiva poco di slavo. "Tutto quanto distrutto -
si lamentava piangendo Princip - tutto quello che era scopo della mia
vita, il mio ideale. Oh il mio popolo serbo! Non posso sentirmi colpevole.
Non potevo sapere. La guerra mondiale sarebbe scoppiata co |
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