10 GIUGNO 1940: DICHIARAZIONE DI GUERRA


Il 10 Giugno
, tutta l'Italia é in attesa del grande annuncio. Sono tutti impazienti di saltare sul treno in corsa, prima che si allontani. Pochissimi sono quelli contrari. E non perché, per merito di Mussolini o di Starace sono diventati tutti guerrieri, ma perchè c'é la convinzione, la certezza assoluta della vittoria tedesca.
Si assiste a un rovesciamento della pubblica opinione in pochi mesi, dalla non belligeranza, da un dissenso alla guerra, si passa alla psicosi interventista, alla sindrome del guerriero, all'ossessionante timore di arrivare tardi. Mussolini stava "guardando" alla finestra mentre Hitler con le sue folgoranti vittorie gli mancava solo più di scavalcare i Pirenei e le Alpi (due imprese molto piu facili delle precedenti) e poi avrebbe brillantemente chiuso da solo tutta la partita.
"
Ma perché mai allora ci siamo alleati a Hitler? chi aspira spara, e chi non spara, spira" Scriveva un'intellettuale.
L'immaginario degli italiani in questa vigilia era alimentato dalle notizie che apprendevano dai giornali di tutto il mondo; foto e testi impressionanti di un Paese che fino allora era considerato con il suo più potente esercito del mondo,
invincibile, che stava invece franando in tre settimane davanti alle armate di Hitler. Questo Paese non era uno qualsiasi, Andorra o San Marino, era la Francia. Era quasi duemila anni che questo non accadeva.
Come se non bastasse, un'armata di 400.000 mila uomini che gli era andata in soccorso si era data a una fuga precipitosa, e questa armata era quella dell'Impero britannico non quello di uno staterello qualsiasi, con 600 milioni di sudditi sparsi nei cinque continenti. Anche questo era da mille anni che non succedeva, e ci si aspettava, davanti all'evidenza dei fatti e da un momento all'altro, una capitolazione degli inglesi. Mussolini ne era quasi certo "
Ve lo dimostrerò con un rigore strettamente logico". La rivista Bertoldo andava anche oltre "Londra non sarà piena di tedeschi, ma fra poco sarà piena di italiani".
Fra questo e altro, la fantasia popolare degli italiani fu di tale portata che alle ore 18 del 10 giugno tutta l'Italia pendeva dalle labbra di Mussolini affacciato al suo balcone. E se pazzo e irresponsabile era lui, lo erano in quel momento tutti, era una esaltazione collettiva. Se non diceva "guerra", gli italiani non gli avrebbero certo perdonato di aver trascurato questa occasione, dove Hitler, l'alleato, ormai gli mancavano poche ore per entrare a Parigi.
Il "sovversivismo" fatta eccezione di poche manifestazioni isolate non dà quasi segni di vita. L'antifascismo é sporadico, né da segni di ripresa. Gli operai tutti (compresi le residue frange comuniste socialiste - abbiamo visto già in Francia cos'e' successo) pur non favorevoli alla guerra risentivano dell'atmosfera, anzi si illudevano di trarne benefici, di non doverla combattere loro, perchè erano convinti che sarebbero rimasti a casa perchè addetti alla produzione.
Ne' si levò qualche voce di dissenso dalla parte degli intellettuali (quelli che diffidavano dal fascismo e quelli che ci vivevano esaltandolo), avevano non poche preoccupazioni, ma come scrive De Felice questi timori e preoccupazioni "erano solo di facciata, anche se i campanelli d'allarme, dopo la Polonia, il razzismo e il patto d'acciaio, c'erano e non lasciavano molti margini ai dubbi circa i pericoli che si stavano addensando sull'Italia".
PREZZOLINI che criticava il loro disimpegno, affermava che "
hanno il male intellettualistico", che li porta a discutere su tutto ma non assumersi mai rischi e responsabilità e, in definitiva a non agire". Non di meno BERTO che di certo non era un "mistico" del fascismo " se non si volevano il fascismo e la guerra, bisognava pensarci prima. Ora ne siamo tutti più o meno responsabili, e starsene inerti a guardare gli avvenimenti è la cosa piu' vile che si possa fare".
In conclusione prima che Mussolini parli, l'italiano è già risucchiato a tal punto che cavalca tutte le irrazionalità. Di fatti ne ignora molti e di come stanno le cose pure, crede veramente che abbiamo un potente esercito. Crede che sono finiti i sacrifici dell'attesa durata 284 giorni, che non erano stati nè di pace nè di guerra, ma solo giorni di ansia. In questa ora decisiva l'italiano era invece cosciente, sicuro, certo, che non era l'ora del fatalismo, nè della diplomazia, ma quella dei fatti. Era l'ora tanto attesa.
Quindi nel ricercare le motivazioni al consenso quasi unanime di questa oscillazione psicologica (e fra poco ne vedremo subito delle altre in negativo) c'era il desiderio di una rivalutazione sociale di una intera nazione. Basta leggere i giornali dell'epoca, ogni settore, ma proprio tutti indistintamente, erano favorevoli all'intervento.
C'erano anche le voci di un dubbio inquietante comunque, ancora più realistiche, e non certo campate in aria: "sia che vinciamo o che perdiamo, l'Italia diventerà una colonia tedesca, una propaggine mediterranea della Germania". Questo se sfuggiva a qualche italiano poco attento era ben chiaro invece nei progetti di Hitler.
Ma a rompergli le uova nel paniere, Hitler non avrebbe mai immaginato che sarebbe stato proprio Mussolini con la sua "
guerra parallela" che fra poco andrà a iniziare, con i suoi errori e tanta improvvisazione. Mussolini ha capito che Hitler avendo intuito il bluff, non vuole nè aiuti né appoggi.
In Grecia, come vedremo più avanti lo lascerà cuocere nel suo brodo, ripescandolo solo quando cominciò ad allarmarsi per i suoi personali progetti futuri, e per un altro motivo, alla fine gli avrebbe mandato un conto salato (America 1918 insegna) lo avrebbe esautorato, messo in un angolo (come farà fra qualche giorno in Francia, poi lo farà in Grecia e infine in Africa) solo lui avrebbe dominato dagli Urali all'Atlantico, dal Polo Nord all'Equatore, gli altri a "lucidargli gli stivali".
Mussolini geloso dei suoi successi, si era solo illuso di avere un alleato, di poterlo affiancare e con lui dividere la "torta" Europa. Fu deluso e quasi con vendetta cominciò a imitarlo, forse voleva anche giocarlo. Ma l'alleato era invece troppo sicuro di se stesso e sapeva di poterlo giocare lui. Sbagliarono tutti e due.
Il 10 Giugno dunque Mussolini dichiara guerra alla Francia e all'Inghilterra annunciando l'inizio delle ostilità da Palazzo Venezia davanti a una folla osannante. Il discorso é famoso " Combattenti di terra, di mare, dell'aria; camicie nere della rivoluzione e delle legioni; uomini e donne d'Italia, dell'Impero; ascoltate! Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria. L'ora delle decisioni irrevocabili". ecc. ecc. Ma fra le altre cose una in particolare è da sottolineare (avrà la sua enorme importanza come vedremo) "...vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare, poichè un popolo di 45 milioni di anime non è veramente libero se non ha libero accesso agli oceani".
Ha parlato di oceani, al plurale quindi significa davanti a tutto il mondo che Mussolini intende l'oceano Atlantico quindi Gibilterra, e l'Oceano Pacifico quindi l'Egitto e il Mar Rosso.
Nessuno conosce i piani militari di Mussolini. Nemmeno Hitler che manda il suo controspionaggio a Roma, dove però il capo del servizio segreto non appura un bel nulla, tanto che dalla Germania gli mandano un bel telegramma "o che lei è scemo o che gli italiani sanno mantenere il segreto".
Quel funzionario non era ne scemo, nè il Quartier Generale Italiano aveva segreti strategici, più semplicemente la realtà era.... che in Italia i piani nessuno li aveva fatti.
I Giapponesi, i tedeschi e perfino gli inglesi erano sicuri; l'Italia per prima cosa avrebbe scatenato una grande offensiva in Africa settentrionale occupando Malta, il punto più strategico del Mediterraneo, e quindi Gibilterra, per avere libero spazio sui mari per cautelarsi nei rifornimenti. Una base che si rivelò decisiva quando poi la guerra iniziò in Africa. La disfatta fu dovuta proprio alla mancanza di rifornimenti bloccati da Malta, e alla roccaforte Gibilterra che trasformò il Mediterraneo in una trappola.
L'Inghilterra era così sicura di questa mossa, che nel pomeriggio del 10 evacuò l'isola di Malta da militari, civili, navi e aerei. "
Non possiamo certo difendere Malta con a ottanta chilometri la Sicilia, a mezz'ora di volo dai bombardieri italiani". Gli inglesi dunque scapparono ma... gli italiani non arrivarono.
Una puntata la fecero, buttarono qualche bomba nel porto della Valletta e se ne andarono via. Churchill non credeva ai suoi occhi e alle sue orecchie, tanto che ne approfittò, fece fare marcia indietro ai fuggiaschi, preparò una intera flotta con una portaerei, privò perfino aerei e cannoni Londra e fece occupare Malta, che si trasformò in quella micidiale Isola (sede di una potente base navale e di aerosiluranti) che andrà fra breve a capovolgere l'esito di tutta la guerra e a compromettere tutta la strategia sia di Mussolini che di Hitler stesso. Churchill aveva visto molto lontano. Inoltre non aveva solo l'isola al centro del Mediterraneo, ma sull'isola mise i suoi Radar che "vedevano" le navi e gli aerei appena lasciavano i porti e gli aeroporti italiani.
l'11 Giugno invece Mussolini e i suoi generali cosa fanno? Partono per le Alpi a fare delle banalissime offensive contro i Francesi (Roosevelt commenta " Ha calato il pugnale nella schiena del vicino, già a terra". Gandhi che solo un anno prima aveva dichiarato Mussolini che era il più grande statista del mondo, ora lo bollò come un "sciacallo". Ma sciacalli in quelle ore lo erano in molti in Italia, e premevano perchè lo diventasse anche Mussolini.
I piani militari della vigilia dell'entrata in guerra sono di una incompetenza e di una superficialità incredibile. Ogni Comando decide per proprio conto, spesso senza neppure informare le altri Armi.
Siamo in certi casi perfino al paradosso. L'Aeronautica predispone un piano tenendo conto di una Iugoslavia ostile. La Marina ne fa un altro credendola neutrale. Nulla come abbiamo visto è stato predisposto per Malta. Mentre l'Esercito senza un obbiettivo preciso viene mandato in ogni parte, al comando di Conti, Duchi, Marchesi o gerarchi del partito, dove ognuno cerca la sua gloria personale. A capo delle Forze Armate ci dovrebbe essere il Re, invece il comando é assunto da Mussolini in persona, che monta su una camionetta e parte per Aosta per guidare l'attacco alla Francia, proprio nelle Alpi, in quella zona dove i francesi sono in pratica di fatto già sconfitti.
Mussolini riversa sul quel confine 300.000 uomini, richiamati e ammassati in fretta, impreparati, che non sanno nemmeno che tipo di guerra devono fare se offensiva o difensiva. Quello che è più grave non lo sanno nemmeno i generali. Badoglio non vuole un attacco, Mussolini invece si. Gli altri non di meno, a iosa a litigare
il 12 Giugno a togliere tutti dall'imbarazzo ci pensano due aerei inglesi che raggiungono Torino e Genova, e vengono addirittura (!!) scambiati per aerei italiani in arrivo all'aeroporto, invece sono due bombardieri inglesi che hanno obiettivo la Fiat e l'Ansaldo. Sanno già dove colpire: al cuore. Sono passate appena 24 ore dall'entrata in guerra e Mussolini si accorge di non avere una contraerea, e chiede subito aiuto ad Hitler, che tutto si aspettava ma non che Mussolini attaccasse la Francia dalle Alpi e inoltre .........
il 15 Giugno con le sue armate alle porte di Parigi, gli comunica che rifiuta nettamente l'aiuto delle sue truppe nelle operazioni che sta conducendo in Francia. Mussolini è infuriato, e non lo ascolta, incita Badoglio a sferrare un attacco offensivo alla Francia su tutto l'arco alpino, cosa che il generale non solo non vuol fare ma non lo può fare, perchè ha predisposto sul confine tutto un piano difensivo e non offensivo e ci vorrebbero almeno dieci giorni per cambiarlo. Mussolini è ancora più infuriato e a questo punto lui personalmente ("io ho le responsabilità politiche, io prendo le decisioni militari") dà quindi l'ordine al Maresciallo Graziani, che predispone l'attacco per il giorno 26 giugno, il minimo necessario per far muovere tutta la macchina bellica. Ma il giorno dopo.....
il 17 Giugno il Furher ha raggiunto già Parigi e sta brindando sotto la Torre Eiffel. Comunica a Mussolini di sospendere tutte le operazioni, perchè la Francia ha chiesto l'armistizio e quindi di raggiungerlo a Monaco, dove .....
il 18 Giugno Hitler e Mussolini si incontrano, e non certo per decidere a guerra conclusa di spartirsi reciprocamente in eguale misura la Francia. Questa ha avuto 120.000 morti, i belgi 7000, gli Olandesi 2890, gli inglesi 3500, i tedeschi 18.384, mentre gli italiani 631 che non sono sufficienti (su decisione di Hitler) per sedersi con lui nelle trattative con i francesi.
Mussolini si era fra l'altro proprio illuso, era partito con una lunga lista di pretese nei confronti della Francia: voleva la Corsica, la Tunisia, Avignone, Valenza, Lione, Casablanca, Beirut; occupazione fino al Rodano e testa di ponte a Lione. Voleva inoltre la consegna della flotta francese dentro il Mediterraneo.
Hitler lo calma, lo ridimensiona, gli dice che queste cose lui non le chiederà, non vuole infierire sui francesi, lui farà il "suo" armistizio e detterà le "sue" condizioni a Parigi, mentre lui si farà le proprie a Roma con i i francesi. Per Mussolini é una cocente umiliazione.
il 19 Giugno Mussolini rientra furioso in Italia ed é deciso a fare di testa sua .
il 20 Giugno si vendica; va contrordine; scatena con un pretesto un attacco assurdo alla Francia sulle Alpi dal Gran San Bernardo, contro il parere di molti generali, muovendo i reparti ancora sulla difensiva all'offensiva che era stata prevista solo per il 26 giugno. Mussolini ha fretta, "voglio l'attacco subito". Seguono litigi di generali e cambio nell'alto Comando. Parte l'offensiva rappezzata, improvvisata, disorganizzata e a complicare tutto il 23 giugno c'e' una tempesta di neve sul valico, trenta centimetri.........

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