8 SETTEMBRE 1943: L'ARMISTIZIO


8 SETTEMBRE(ore 9)-
Il Re riceve l'ambasciatore tedesco RUDOLF RAHN. Hitler vuole sapere cosa bolla in pentola, ma re VITTORIO EMANUELE III, gli ribadisce la fedeltà e la lealtà nei confronti dell'alleato. (una parola d'onore falsa, e che dura meno di 10 ore)
8 SETTEMBRE (ore 17) Radio Algeri trasmette il testo dell'Armistizio alla radio. A Berlino apprendono. Vogliono conferma da Rahn. Non cen'e' bisogno, alle ore 18,30 é lo stesso Eisenhower a rendere pubblico il testo in tutto il mondo.
Il Re e Badoglio devono sostenere l'infuriato assalto di Rahn. Ora non ci sono più dubbi del comportamento dell'Italia. Hitler commenta "
da "questi" italiani me lo aspettavo", ma già alle ore 18 ha fatto scattare il Piano Alarico. Rhan non è di meno nei commenti "é tradimento", a un Ambrosio presente, offeso, lui precisa "non dico del popolo italiano, ma chi lo comanda". (Il Re!!)
"NON DICO DEL POPOLO ITALIANO MA CHI LO COMANDA"!!
L'8 SETTEMBRE -(ore 19,45) Badoglio parla alla radio. Eisenhower come abbiamo già letto, temendo rinvii, lo ha già fatto, anche se alle ore 18, nei vari comandi tutti già sapevano dell'armistizio. Alle 17 lo aveva trasmesso Radio Algeri. Infatti, alle ore 18 ROMMEL ha già presidiato l'Alto Adige con l'appoggio di HOFER il capopopolo di 250 mila altoatesini.
Quando finisce di parlare Badoglio alla radio, il quadro a Bolzano é già sconvolgente. Con precisione cronometrica sono attaccati tutti i presidi italiani (in molti casi sparando a cannonate) e vengono disarmati tutti i reparti nelle caserme nelle varie valli, a Malles, Silandro, Merano, Bressanone, Vipiteno, Dobbiaco, infine Bolzano. Bloccando via Resia, via Guncina, e via Augusta - le tre entrate della città dove sorgono le tre caserme - Bolzano è chiusa in una morsa.
L'intero battaglione Saluzzo di Bolzano alle ore 2 (abbiamo detto ore 2 di notte !!!) del 9 settembre é gia' disarmato e viene richiuso dentro lo stadio di Bolzano circondato dalle mitragliatrici.
Ancora più tragica la sorte dei reduci dalla Russia, che erano stati convogliati nelle grandi caserme di Merano a Maia Bassa. Sono circondati dalle autoblindo alle ore 3, e dalla vicina ferrovia (a 200 metri) subito all'alba deportati in Germania nei campi di lavoro.
La Carnia, il Friuli, la Venezia Giulia alle ore 6 sono già sotto il controllo dei tedeschi. Si aggiungono gli Slavi che danno la caccia agli italiani "fascisti" (ma indistintamente a tutti i militari) occupanti il loro territorio. Gli italiani sono quindi fra due fuochi devono guardarsi dai tedeschi e dagli slavi. 15.000 sono catturati, disarmati buttati dentro le profonde voragini del Carso (le foibe) ancora vivi. Una carneficina. A Trieste 100.000 italiani sono catturati con i cannoni e vengono deportati in Germania mentre nel porto fanno colare a picco tutte le navi italiane.
Saranno alla fine 615.000 i soldati catturati e deportati in Germania in questo infausto 8-9 settembre.
Ricapitoliamo: Quando venne diffuso per radio il discorso, BADOGLIO con una ambigua frase aveva chiuso il proclama facendo seguire a queste parole "....sono cessate le ostilità di tutte le forze italiane in ogni luogo..." con una frase che costerà agli italiani in trappola, migliaia di morti e butterà nel caos il Paese: "...esse pero' reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza". Avrebbe tranquillamente potuto dire se voleva essere chiaro "...a ogni attacco tedesco" gli italiani avrebbero capito in modo chiaro e avrebbero agito!
L'esercito italiano con gli ufficiali in testa, sono proprio loro i primi a non capire (o a capire benissimo; sono i primi a scappare). Interi reparti restano senza ordini, senza i superiori, e alla mercè dei pochi tedeschi. Alcuni di questi reparti di militari dentro alcune caserme, con i comandi deserti, mangiata la foglia, riescono ad abbandonare le caserme e, fuggendo per le campagne si mettono in salvo; alcuni tornano a casa, ma dopo i bandi, le perquisizioni e quando subito dopo, inizia la caccia ai disertori, finiscono tutti sui monti, sfuggendo alla rappresaglie tedesche che ritengono l'armistizio un tradimento.
Altri reparti, gruppi, caserme, presidi, anche se in molti casi con uomini più numerosi dei tedeschi, vengono facilmente disarmati, subito ammassati, deportati in Germania; mentre quelli che si oppongono (o che sono su altri fronti esterni a combattere a fianco dei tedeschi) sono o arrestati o subito fucilati per tradimento se fanno resistenza..
Hitler sapeva fin dal 30 agosto cosa sarebbe avvenuto in Italia da un'ora all'altra. A KEITEL diede direttive precise il 3 settembre per il territorio italiano. Primo compito: all'ora X, disarmare l'esercito italiano, subito!. Mentre l'Alto Comando fin dal 7 agosto aveva già fatto recapitare a tutti i comandi tedeschi dislocati nel resto di mezza Europa la stessa direttiva.
Ma attenzione!!! Lo sapevano in un modo ambiguo anche tutti i comandi italiani, che avevano ricevuto il 2 settembre una direttiva segreta dall'Alto Comando, dove senza parlare di armistizio (diventerà famosa coma la
Memoria 44 O.P) si precisava il "contegno da tenere per reagire ad eventuali atti aggressivi". Le interpretazioni furono diverse, qualcuno le interpretò come un incitamento a combattere contro gli anglo-americani, altri contro i tedeschi, altri ancora pensarono a prevedibili azioni da parte dei comunisti.
I tedeschi confesseranno in seguito, di aver creduto difficile l'operazione del disarmo e la cattura degli italiani ribelli. Nessuno poteva immaginare un esercito di otto divisioni, cioé centinaia di migliaia di uomini, sul suolo della loro stessa patria, potesse crollare e disperdersi in un solo giorno non per una battaglia perduta, ma per il rifiuto di combattere e per la paura dell'aggressore (che aveva in Italia (questo non bisogna dimenticarlo) una sola divisione). Una Caporetto dieci volte più grande. Senza pudore. E questa volta con due milioni di italiani oltre i confini a fianco degli "alleati", improvvisamente diventati "nemici" e alla loro mercè.
8 SETTEMBRE (ore 20) - Altra tempestività dei tedeschi. - Mentre le operazioni di sbarco anglo americano a Salerno sono già iniziate, l'intera flotta della Marina dalle ore 14 sta attendendo dagli alti comandi della capitale l'ordine di salpare per contrastare le navi degli anglo americani già avvistate al largo. Da Roma (che sapeva!) viene rimandata più volte la partenza; fin quando giunge un fono alle ore 20, quando ormai tutti hanno già ascoltato la radio. Il fono (sembra una barzelleta!) dà l' ordine di annullare la missione programmata (!), e fra lo sconcerto dei comandanti, intima di consegnare le navi ai "nuovi alleati" dirigendo l'intera flotta verso Malta.
Alcuni vorrebbero affondare le navi. Altri vivono il dramma: Disonorevole è consegnarsi al nemico di ieri. Disonorevole è non ubbidire agli ordini del re e Badoglio. Altrettanto disonorevole è per certi vecchi ammiragli macchiare la carriera con una o l'altra soluzione. Comunque dentro una tenaglia che sta stritolando la loro coscienza di vecchi soldati della Patria, si parte per rifugiarsi prima alla Maddalena. Ma sono intercettati (si fa per dire) dagli aerei tedeschi (era squadriglia che fino alle ore 14 avrebbe dovuto insieme alle navi collaborare e impedire lo sbarco a Salerno). Le silurano, ne affondano una buona parte, compresa l'ammiraglia, la Roma, la più bella corazzata italiana, 41 mila tonn. comandata dall'ammiraglio BERGAMINI che si inabissa con 1326 uomini.
Stesso dramma nell'aviazione, che si spacca in due tronconi , una parte si mette a disposizione dei tedeschi (poi al governo RSI nel Nord), l'altra a disposizione del Governo del Sud. Ma entrambe non rispettano gli ordini degli alleati.
Il 9 SETTEMBRE (ore 7) Uno dei tanti (molti) reparti sparsi nello scacchiere, che non hanno ricevuto ordini precisi, stanzia a Cefalonia con gli alleati tedeschi. Questi ultimi hanno invece capito benissimo cosa sta succedendo e gli ordini di Hitler sono precisi. Chiedono il disarmo. Il comandante italiano seguendo l'ambigua direttiva di Badoglio rifiuta, ma le forze tedesche affluiscono dalla Grecia, circondano tutti gli italiani che sono costretti ad arrendersi, ma sono poi barbaramente sterminati, passati tutti per le armi. 5.000 soldati e 512 ufficiali si devono mettere 8 alla volta al muro e farsi fucilare. Quelli delle isole dell'Egeo, di Lero e di Rodi non hanno maggior fortuna, di 12.000 ne rimarranno vivi 1500. Qualcuno si appellò alla Convenzione di Ginevra, ma i tedeschi risposero alla lettera, che non erano prigionieri, ma disertori e traditori (grazie a Badoglio, al re e a tutti i generali, ormai in fuga e al sicuro con i loro averi - da due ore, loro sono già al sicuro). Ritorniamo quindi indietro di due ore.
IL 9 SETTEMBRE (ore 5,15) Il capo di S.M. ROATTA prima della fuga lascia un ordine in lapis su un foglietto (diventato famoso come il 5,15) che escludeva la difesa di Roma; dava ordine di far ripiegare il Corpo d'Armata Motocorazzato della capitale a est (l'unico esistente) e nello stesso tempo (in contrasto) lasciava il comando di tutte le truppe dislocate a Roma al generale CARBONI, che contava molto poco nello S.M. In pratica lasciava a KESSERLING una citta' vuota senza truppe.
Al processo per la mancata difesa di Roma, Badoglio disse "
per non fare diventare i reparti italiani bersaglio dei bombardieri". Falso perchè sapeva benissimo (da Taylor) che gli alleati non avrebbero bombardato Roma e nemmeno era previsto uno sbarco nelle vicinanze.
RAHN che durante la notte in fretta e furia, bruciando tutti i documenti nei vari comandi, con i reparti tedeschi aveva già abbandonato la capitale ed era giunto a Bologna ed con alcuni Reparti già a Verona, fece marcia indietro e ritornò su Roma per occuparla con i rinforzi che ormai giungevano a valanghe dal Brennero. L'"Alarico" come abbiamo letto sopra (Bolzano) era già scattato alle ore 18.
I tedeschi di Rahn, riaffluirono in forze sulla capitale, presero posizione, disarmarono le caserme ed ebbero in "regalo" proprio da Carboni l'occupazione incontrastata della capitale che durerà fino al 5 giugno del 1944. Sia Roatta, Badoglio e il re sapevano benissimo dall'americano Taylor fin dalla sera prima, che le truppe americane non sarebbero sbarcate a ovest di Roma ma a Salerno. E per la fuga trovarono conveniente affidarsi più ai tedeschi che agli americani. TAYLOR all'incontro infatti, fu lapidario "
avete più paura di noi che dei tedeschi". Gli erano bastati pochi minuti per capire con chi aveva a che fare. Ma non immaginava che sarebbe arrivato fino a quel punto.
IL 9 SETTEMBRE (ore 5,40), Badoglio, l'intero stato maggiore, ministri, generali, conti, marchesi, duchi e in prima fila i reali, fuggono da Roma. Raggiungono Chieti (a casa dell'autore che scrive) mentre i reali al bivio Brecciarola deviano per Crecchio, a casa dei duchi di Bovino. Restano in attesa di imbarcarsi su una nave, la Baionetta, che dovrebbe arrivare a Pescara. Per tutto il giorno affluiscono a Chieti a Palazzo Mezzanotte, 300 personaggi, trascinandosi dietro sulle loro belle macchine beni e valori, ma non certo la dignità di uomini e di soldati. Il re percorse con affanno 4 volte la polverosa saliscendi strada Brecciarola Crecchio Chieti Pescara.
Ad ogni passaggio la puntata a Palazzo Mezzanotte dove erano confluiti gli altri fuggiaschi che aspettavano il da farsi dentro quella che stava diventando una trappola. Furono 18 ore angoscianti per tutti, nel grande cortile e negli scantinati dove sostavano le macchine con i loro tesori, guardati a vista per alcune ore, poi per bisogni fisiologici o per avere continue notizie che arrivavano sempre più drammatiche, rimasero perfino incustodite o solo con gli autisti che cercavano affannosamente carburante per proseguire il viaggio. Ottanta macchine di quella cilindrata, che avevano scorrazzato per i colli chietini e per ben due volte a Pescara, erano ormai senza benzina, e diventò un problema procurarsela a Chieti. La tensione verso notte salì ai massimi gradi, molti non si preoccupavano più degli averi (e qui molti ne approfittarono) ma di salvare la pelle (vedi sotto ore 24)
IL 9 SETTEMBRE (Ore 9) il CLN, che si era costituito in precedenza, anche se in forma clandestina, era convinto dopo il messaggio poco chiaro, che era suo dovere intervenire in un ora così drammatica. Assumere le funzioni di un organo nazionale rappresentativo e direttivo. Nella notte aveva deciso di presentarsi al Quirinale per parlare di un eventuale appoggio al re e a Badoglio sui vari movimenti; coordinarli in una forza, e se era il caso anche guidarla; ma trovarono i "palazzi" vuoti. Scappati tutti. Con Roma senza una difesa, che già combatteva per le strade contro il tedesco.
IL 9 SETTEMBRE - (ore 12) A Roma sono rimasti alcuni ufficiali, fra cui Carboni ("investito" di quei poteri detti sopra), Calvi di Bergolo, Montezemolo e Giaccone che vista la situazione, convocati da Kesserling, non possono fare altro che firmare la resa di Roma. (ma lo farà il più basso di grado, comandato da un superiore !!!)
IL 9 SETTEMBRE (ore 24) A Chieti a Palazzo Mezzanotte e in parte all'Albergo Sole, dove sono confluiti tutti i fuggiaschi, arriva (presente chi scrive) trafelato il Capo di S.M. generale ROATTA per la seconda volta di ritorno da Pescara. Fece gelare il sangue a tutti. Comunicò ai presenti che la nave della salvezza non sarebbe mai arrivata a Pescara, ma che era già a Ortona dove in alto mare avrebbe aspettato un piccolo peschereccio (il Littorio) dove potevano salire e portare in "salvo" solo il re, la sua famiglia e pochi altri, al massimo una decina (se ne imbarcarono poi 57).
ROATTA poi si vesti' in borghese, si fece dare un paio di mitra non senza discussione dalle camice nere che assistevano alla incomprensibile scena, disse che era un ordine del re, promise loro che presto Mussolini sarebbe stato liberato (ma allora sapevano! E ha quindi ragione Carboni a consegnare Roma) e se la diede a gambe verso Crecchio per dare la nuova notizia alla famiglia reale lasciando tutti nel panico in una fuga senza meta per le colline chietine dove conti, marchesi, duchi, ministri e due dozzine di generali persero l'onore e la dignità (e molti anche gli averi)
A Palazzo Mezzanotte la
Fuga nella notte diventò una scena pietosa !! I nobili (pieni di ori e di averi) che avevano seguito la fuga del Re, della Regina, e del figlio Umberto, si sentirono abbandonati, traditi, intrappolati, disperati, non sapendo dove andare. Scene non proprio nobili, fra gridi, pianti, recriminazioni, accuse molto molto pesanti. Gli ufficiali si disinteressarono di loro, si tolsero le divise, si vestirono da borghese, abbandonarono nel palazzo quanto si erano portati dietro (pacchi di documenti, cartelle, borse, che ora diventavano compromettenti e sola fastidiosa zavorra per la fuga, e visto che alcune macchine non si muovevano, si dileguarono nella notte come dei ladri (o erano ladri?).
Molti non arriveranno mai ad Ortona, non erano potenti, era scattato, partito da Palazzo Mezzanotte alle ore 2 (e solo quando usci l'ultimo fuggiasco, quindi la palese immunità cadeva) il piano d'occupazione tedesco. Chi non si diede alla macchia, fu catturato e deportato. I più fortunati furono quelli che rimasti senza benzina, scappando a piedi in qualche casale, lì salvarono la vita e qualche cofanetto di ori e denari.
Perfino gli innocenti duchi di Bovino che avevano dato alloggio nella loro casa a Crecchio, al re per due volte nell'arco della giornata, non furono risparmiati; infatti il giorno dopo la loro casa fu incendiata e gli stessi duchi finirono deportati in Germania. Il re e Badoglio non avevano lasciato a loro quell'immunità tedesca per la fuga, che valeva solo per loro. (!!!!)
Lo storico Giorgio Bocca, Montanelli e molti altri si sono chiesti sempre nelle loro memorie, come mai la fuga non fu contrastata dai tedeschi. Cosa veramente accadde in quella notte che pochi italiani conoscono. Risponde chi scrive che era presente, visto che abitava con i suoi nonni e zii quasi dentro Palazzo Mezzanotte, si sovrastava l'intero cortile interno. I grandi magazzini dove furono messe tutte le macchine dei fuggiaschi erano tutti sotto casa nostra e al Palazzo comunicanti.
L'appoggio dei tedeschi ci apparve palese. Visto che a casa nostra, da due giorni c'era un gruppo di ufficiali della III armata corazzata tedesca, pronti a far scattare il
Piano Alarico e non solo questo. Si mantennero in disparte e parlarono di lasciapassare firmati da Kesserling (infatti di blocchi stradali i fuggiaschi ne superarono almeno 30, sia il mattino che durante la notte nella fuga verso Ortona).
Non intervennero se non al mattino all'alba quando paralizzarono la città di Chieti dopo la fuga dei reali, dei nobili e dei generali. Fuori nella grande piazza S. Giustino e nei pressi, durante le 18 ore di attesa, erano affluiti circa 10.000 soldati (tutti fascisti di provata fede). Era stato detto loro che dovevano proteggere il Re e lo Stato Maggiore e che Chieti sarebbe diventata la nuova sede del governo e della casa reale. Furono gabbati tutti. All'alba sulla grande piazza, grande confusione e chi voleva attenersi alle nuove disposizioni in contrasto a quelle dei gerarchi che invece volevano stare a fianco dei tedeschi, furono subito disarmati, caricati sui camion, mandati a Chieti Scalo, messi sui treni, deportati in Germania.
Un gerarca della zona (Cascatella) in mezzo alla Piazza Grande nel caricare i camion si aggirava come un duce "
lo avete tradito, adesso pagherete!". A Chieti fecero la "pulizia".
Non solo, ma un aereo, uno Junker 88 partito da Chieti Scalo - L'aeroporto si vedeva dal terrazzo di casa nostra, ed era in contatto con il potente Centro Radio installato da giorni, seguitò a seguire la
Baionetta con sopra i fuggiaschi, fino a Bari tenendosi in contatto con gli ufficiali di casa nostra. Potenti radio erano in continuo e diretto contatto con Hitler a Berlino.
Ma qualcosa era andato non per il proprio verso in questa fuga, che molti storici sorvolano perchè non sanno.
Gli ufficiali avevano anche un altro compito, quello di copertura di appoggio con un efficiente ponte radio, che non era piccolo, visto che diventò subito la sera stessa del 9 il Centro Operativo Tedesco del Centro-Sud per dieci mesi, sulla
Linea Gustav (la Cassino-Pescara) che doveva contrastare e contrastò l'avanzata di Montgomery nella Valle del Sangro. Un Centro trasmissioni di un comando operazioni direttamente collegato con Hitler con spesso le presenze dello stesso organizzatore della difesa, Kesserling (comandante delle forze tedesche in Italia) e di Rommel (che arrivò con la sua divisione corazzata prima di assumere il comando del Nord). Dal terrazzo di casa nostra (l'unico a disposizione a Palazzo Mezzanotte, si dominava l'intera valle del Pescara, cioè Chieti Scalo. Di fronte il Gran Sasso. E fin dal 6 settembre (!!!) ci era stata requisita la parte nord della casa. (Il motivo fu poi chiaro solo il 12, quando Mussolini fu liberato.)
Ed ecco la ragione della presenza in incognito in casa nostra degli ufficiali tedeschi, che coprirono e videro ogni cosa quella notte della fuga dei "grandi" dalle nostre finestre ma non intervennero mai (!!!). Quel giorno (9 settembre) doveva essere liberato Mussolini a Campo Imperatore. Ma questo poi, con grande agitazione, accadde solo due giorni dopo. Infatti liberarono Mussolini alle ore 14 del 12 Settembre. Erano passate appena 36 ore dal passaggio di Badoglio (vedi 12 settembre). 18 ore dal suicido (!?) Cavallero a Roma.
Mussolini era stato mandato inspiegabilmente proprio il 3 settembre a Campo Imperatore, dove a sorvegliarlo in modo molto blando c'era l'ispettore di Polizia GUELI, un uomo scelto (guarda caso!!!!!!) proprio da BADOGLIO. Questo ispettore non ostacolerà affatto la liberazione di Mussolini, anzi dalle sue memorie, era pronto a farlo lui. Quindi la fuga a Chieti non era casuale, né era casuale Palazzo Mezzanotte. Visto che c'era il potente Centro Ascolto tedesco che coordinava le operazioni di salvataggio già predisposto da alcuni giorni).
(L'autore che scrive non ha trovato nessuna traccia storica di questo fatto. In nessun libro! E' del tutto ignorato. Ha scritto ad alcuni storici, non hanno nemmeno risposto!)
SKORZENY che doveva liberare Mussolini lo doveva fare contemporaneamente alla fuga del Re e di Badoglio il 9 mattina. Infatti si era levato in volo proprio l'8 settembre con un trimotore e aveva individuato la zona della operazione sul Gran Sasso, e l'albergo che ospitava il Duce (che non era un mistero; ne era a conoscenza KAPPLER a Roma, che lo aveva saputo dal Capo della polizia SENISI, dopo che questo aveva ricevuto un fono da GUELI (!!). La liberazione doveva scattare il giorno dopo, il 9, proprio mentre la carovana dei fuggiaschi si sarebbe trovata a Chieti in attesa dell'imbarco a Pescara. Ma il Piano, così ben studiato, saltò tutto in aria, perché quel giorno, l'8, a Pratica a Mare per poco non morì lo stesso KESSERLING nel furioso bombardamento del suo quartiere generale. Aeroporto dove dopo il bombardamento atterrò proprio l'aereo pilotato dal comandante LANNGGUTH con a bordo SKORZENY che doveva prendere da KESSERLING gli ultimi ordini per la liberazione di Mussolini.
I fuggiaschi a Palazzo Mezzanotte a Chieti, e i reali a Crecchio, accaduto l'imprevisto, se ne andarono ("scapparono") e l'operazione "liberazione del Duce" con grande agitazione a casa nostra, fu rinviata l'11 e il 12.
IL 10 SETTEMBRE tutte le forze delle varie correnti anti-fasciste, finora vissute in clandestinità, escono allo scoperto, e danno vita al Comitato di Liberazione Nazionale, cercando di coordinare gli sbandati in funzione di una lotta anti-tedesca di resistenza.

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