OM, l'opinione del giorno - Sezione curata da Carlo Anibaldi con il contributo di chiunque voglia intervenire inviando l'articolo a [email protected]
ITALIANI
BRAVA GENTE (Dicembre 2000)
Quest'anno ci è capitato l'abete della Carinzia, dono al Santo Padre del leader nazionalista e xenofobo Haider. L'opinione pubblica si è divisa sull'accettare o meno un dono così "ingombrante", ci sono anche stati scontri fra opposte fazioni e con la Polizia.
Il Vaticano ha accettato il dono e lo ha piazzato in bella mostra in Piazza S.Pietro, a Roma. I portavoce ci assicurano che il Pontefice ha trattato freddamente Haider e anzi approfitterà dell'occasione per ricordargli gli alti valori della tolleranza e dell'amore fra le genti.
Ancora una volta il Vaticano mostra il suo volto ambiguo: non sempre, neanche negli ultimi 70 anni di storia, è stato facile discriminare fra atteggiamenti pastorali ed opportunismi di varia, incomprensibile natura. Ma su questo non voglio dire altro, anche se in verità mi prudono parecchio le dita......... Ancor meno comprensibile, a mio avviso, appare l'atteggiamento dell'Italia come Stato nei confronti di questo personaggio sempre più spesso in visita in Italia. Nei rapporti tra privati cittadini le cose sono sempre chiare: chi ospiterebbe nella sua casa un vicino dichiaratamente razzista, xenofobo e nazionalsocialista? Quasi nessuno. E' una questione di coraggio nelle scelte e nel palesare un'identità. A volte le cose sono chiare anche a livello di Comunità: provate ad entrare negli Stati Uniti con in tasca la tessera di un Partito Comunista qualsiasi e l'Ufficio Immigrazione vi negherà il visto per una semplice questione di indesiderabiltà o inopportunità.
L'abete della Carinzia Haider avrebbe dovuto paracadutarlo da 2000 metri direttamente sulla Piazza S. Pietro, se proprio il Pontefice non sapeva come rifiutarlo, ma scortare questa vera provocazione per le autostrade di mezza Italia è stata l'ennesima prova che questa brava gente che sono gli italiani non ha ancora, a 57 anni dalla caduta del fascismo, un'identità nazionale dichiaratamente antirazzista e antifascista.
Ancora ambiguità in doppiopetto..... era meglio allora quando gli antidemocratici, i totalitaristi, gli intolleranti li potevi riconoscere dal colore della camicia o della sciarpa intorno al collo, fino agli anni '70, oggi no, sono tutti uguali, a sorriderci dalle televisioni con cravatte bellissime e camicie firmate. (C.A.)
I GIAPPONESI DEL FUNZIONARIO ITALIANO

Il Funzionario è dunque arrivato buon ultimo in una lunga serie di personaggi che un po' in ogni angolo del mondo tentano di accreditare come falsi storici, o come opinioni di parte, le inaudite sofferenze di un'intera generazione che ha dovuto convivere, e talvolta far buon viso, con la follia di pochi ceffi al potere. Qualcuno ha certo in animo di precisare che di brutti ceffi ce ne son sempre stati, dappertutto. Questo è vero, ma per quale sensato motivo i nostri libri di Storia dovrebbero dar lo stesso peso a brutti ceffi che si son fatti Istituzione rispetto ad altri che, dopo la fine della guerra, hanno compiuto vendette personali e che per questo avrebbero meritato la galera? Sì, proprio così, ci son farabutti che oggi parlano anche in televisione e che vogliono convincerci che il peso storico di Mussolini e degli omini che aveva intorno a compier nefandezze sia pari a quello degli assassini che nel dopoguerra si son fatti giustizia con le loro mani.
Certo, c'è poi il fatto che sui libri di Storia poco si parla del fatto che nel Ventennio le strade furono asfaltate, fu costruito il Foro Italico, fu modernizzata l'agricoltura, la burocrazia funzionava, la mafia fu combattuta come mai prima e dopo, ma che importanza assume tutto questo bene se figlio dello stesso decisionismo fu armare una situazione che ha poi finito per distruggere tutto quanto? Che senso ha dire ai nostri figli che si son potute fare buone cose a patto di essere considerati carne da cannone? Certo, il Gran Funzionario non è uno sprovveduto, questo piatto lo ha presentato guarnito in modo che anche i giapponesi ci sono cascati. Lui dice: facciamo il punto della situazione, facciamolo fare da esperti, e vediamo se per caso non stiamo imbonendo i nostri figli con nozioni di parte.
Non deve perdersi però fra le
chiacchiere di ogni parte il fine ultimo, non dichiarato, di questa proposta: tutti
cattivi, quindi nessun cattivo! La memoria storica potrebbe non essere completa
e obiettiva quindi dimentichiamo!
(Carlo Anibaldi - Novembre 2000)

15 Settembre 2000 - Rocco Derek Barnabei: l' hanno ammazzato, Giustizia è fatta. Certo, c'è quella questione che gli statunitensi sono protestanti ortodossi, una dottrina difficile da comprendere per molti di noi europei. Là se uno ammazza può, anzi, sa che deve morire perché è la legge di Dio, perché è giusto e corretto. Niente compromessi e tentennamenti latineggianti. Gli americani sono la più grande democrazia del mondo, il sistema giudiziario è fra i più garantisti, dunque loro sì; i sudamericani no, i cinesi no, gli iraniani no, ma loro sì, loro si possono ben permettere di giustiziare la gente, perché lo fanno correttamente.
NO! Questo discorso non mi convince. Per niente.
Da noi era il XIII° secolo d.C. e c'era la Santa Inquisizione, in nome di Dio si giustiziava. E che dire dei cugini francesi che 200 anni fa ghigliottinavano a più non posso in nome di alti ideali? E gli inglesi, non hanno impiccato migliaia di malandrini fino a pochi decenni or sono?
No! Non c'è una maniera ordinata, di buona coscienza, di ammazzare la gente, qui in Europa lo abbiamo compreso prima dello scoccare del terzo millennio, ma certo noi di Storia ne abbiamo tanta, e abbiamo imparato. Mi viene da pensare ad un'opinione illustre, cui aderisco: "America is the only nation in history which miraculously has gone directly from barbarism to degeneration without the usual interval of Civilization." -Georges Clemenceau. (Carlo Anibaldi)
Agosto 2000 - Presentazione del sito "La Grande Crociata"
Un altro sito su questo argomento non era forse nelle necessità immediate della Grande Rete, infatti sono numerosi i siti web che documentano l'Olocausto. Le ragioni che mi impegnano in questo lavoro di ricerca sono, almeno in parte, più personali. Il mio viaggio-pellegrinaggio ad Oswiecim (Auschwitz - Birkenau), Polonia, insieme a mia figlia allora tredicenne, ha lasciato un segno indelebile nella mia memoria e nel modo di sentire; il sangue ti ribolle pure se non sei di cultura ebraica, vivaddio! Infine sono convinto che la storia tende a ripetersi solo se la dimentichiamo, nel senso di pensarla come cosa che riguardi gli storici, gli studenti ed i professori. Ciò che conta infatti sembra essere il presente, possibilmente il presente molto prossimo a noi e alla nostra quotidianità. Ma questo modo di vedere, che certo è anche il mio per gran parte delle mie giornate, porta con sé una minaccia, intendo dire che potrebbero poi essere altri a prendere per noi decisioni in grado di sconvolgere le nostre vite. Cosa del resto accaduta assai spesso in passato..... a volerlo ricordare, appunto.
Pensiamo per un momento ai milioni di uomini e donne che
negli anni trenta erano affaccendati nella loro quotidianità, in ogni
angolo d'Europa e oltreoceano: chi mai avrebbe potuto dire che c'era
nell'aria qualcosa che li avre
bbe
presto convinti, loro malgrado, che la preparazione del matrimonio di una
figlia, il nuovo lavoro da incominciare, la
tesi di laurea da preparare, il raccolto buono di quest'anno, il nuovo parroco che arriva, il compleanno da festeggiare, la gita fuori porta, che tutto questo
insomma sarebbe stato travolto dagli eventi e cancellato, perché le loro
stesse vite e quelle dei loro cari sarebbero state in pericolo. E poi la
miseria e la fame per molti dei sopravvissuti. Chi poteva immaginare tutto
questo in un caldo pomeriggio di fine estate dell'ultimo degli anni trenta?
Tutto questo invece è accaduto molto vicino a noi, una o due generazioni al massimo. Molti di noi sono cresciuti tra i racconti di tante vicende vissute. Storie troppo spesso strazianti, misere e luttuose. Eppure le nuove generazioni, i nostri figli, per intenderci, non sembrano mostrare particolare interesse per tutto ciò, non più di quanto in genere ne nutrano per le campagne di Napoleone......... storie d'altri tempi.
Io sono certo che anche negli anni trenta non ci si occupasse troppo delle storie d'altri tempi e che la quotidianità fosse, per la maggioranza della gente, tutto quanto di cui fosse sensato occuparsi, proprio come accade oggi.
Tutto ciò a volte mi fa sentire, e mi fa immaginare molti dei nostri giovani, come quei buoi che vengono portati bendati al macello, in modo che non si mettano in ansia e non diano fastidio con escandescenze circa improbabili opzioni sul loro destino.
Ovviamente, come vedremo in questo stesso sito, il contesto socio-politico, economico e culturale degli anni venti e trenta ha poco in comune con l'aria che respiriamo oggi, ma il solo cambiamento che ci potrebbe davvero mettere al sicuro dalla barbarie, purtroppo, non è ancora avvenuto, e attiene a qualche angolo della natura stessa dell'uomo, indipendentemente dal vestito che indossa e se comunica col telefono cellulare o col vecchio telegrafo. E' in quell'angolo che si annida la barbarie, intesa come intolleranza, disprezzo per il bene supremo della vita, razzismo, egoismo, cinismo e sopraffazione.
Per conforto all'affermazione di cui sopra, proviamo ora a fare una specie di gioco: immaginiamo, fra le persone che, direttamente o indirettamente, conosciamo (e magari diamo un'occhiata anche dentro noi stessi!) alcune da poter calare per un momento in una realtà assai diversa da quella che ora ci circonda, in una realtà priva di garanzie, di diritti assoluti, di protezione, in una realtà dove i valori sono sovvertiti, dove Cristo è morto in croce per garantire i privilegi dei potenti della terra, ebbene in questa realtà avreste parecchie sorprese: schiere di mediocri, violenti, frustrati, ignoranti, sarebbero i nuovi mandarini di questa società dove da un giorno all'altro sui muri si potrebbe leggere, in manifesti autoritari, che i calabresi e i marchigiani sono gente ignobile e per questo saranno privati dei loro diritti, poi della loro libertà personale ed infine deportati. In questa nuova società trovereste senza meno il vostro attuale capoufficio, sì, quello arrogante, raccomandato e inetto, con una divisa fiammante da farlo sembrare un dio, con funzioni superiori di coordinamento della deportazione dei calabresi........ e dei marchigiani. Se vi sembra che sto esagerando con l'immaginazione, guardate poco o tanto indietro nella storia e vedrete che è già successo, troppe volte.
Il sito The Great Crusade è dunque uno STRUMENTO DELLA MEMORIA E DELLA COSCIENZA, uno dei tanti, le cui pagine sono trovate dai motori di ricerca del web e visitate circa 5000 volte ogni mese, a disposizione di coloro che vogliano per qualche momento togliersi quella benda citata più sopra dagli occhi e ricordare la Grande Crociata che fu combattuta, e che oggi ci permette di vivere serenamente della nostra quotidianità.
Infine, ma non ultimo, altro buon motivo per diffondere questi strumenti della memoria storica è l'arrogante affacciarsi di uno strisciante revisionismo che vorrebbe riscrivere la Storia e ripresentarla come si fa coi panni sporchi: puliti e profumati dopo il bucato. All'origine di questa operazione c'è fondamentalmente l'antisemitismo di sempre, con la "novità" che le infamie del nazismo hanno temporaneamente indebolito le argomentazioni degli antisemiti di mestiere e di quelli viscerali. Come potrebbe oggi un antisemita, dopo quanto è accaduto negli anni '40 di questo secolo, presentarsi alla Storia con qualche argomento? Soprattutto se nemmeno è palestinese di nascita? E allora ecco che si devono sentire acrobatiche storie come, ad esempio, quella che vorrebbe che a Dachau furono fatte delle porcherie, è vero, ma il gas no, quello fu pura invenzione dei bolscevichi.
Altri gentiluomini con belle cravatte e belle parole argomentano puntigliosamente nelle TV circa qualche milione di ebrei in più o in meno nei forni .........
Nella nostra quotidiana e spesso inconscia valutazione degli esseri umani e delle loro argomentazioni, dovrebbe instaurarsi una specie di campanello d'allarme che tenga conto di alcuni noti postulati fondamentali:
l'intelligenza è una qualità trasversale, attraversa cioè ogni sorta di individui e non deve dunque trarci in inganno circa la bontà dei contenuti. Un buon oratore è spesso una persona intelligente ed affascinante, ma ciò non garantisce importanti contenuti etici del discorso.
anche se apparentemente grossolana, rimane in qualche modo valida l'antica rappresentazione delle muse capaci di mettere in moto le energie psichiche degli esseri umani: potere, oro, spirito e conoscenza. Di qui altri utili elementi di valutazione degli argomenti degli interlocutori che di volta in volta ci si parano davanti
Le FONTI cui è stato attinto per la preparazione di questo sito sono, insieme a piccoli contributi personali, a disposizione di tutti sulla rete Internet. Quando possibile dette fonti sono citate. Il lavoro fatto è dunque a disposizione di chiunque voglia utilizzarlo, in toto o in parte, senza problemi di copyright.
Carlo Anibaldi
entra nel sito della Grande Crociata
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incoraggiata dall' autore.
Maggio 2000 - Il principio di Peter (*) in estrema sintesi curata da Carlo Anibaldi
Nel nord Europa, negli Stati Uniti e, recentemente, anche in Italia sono molti gli studiosi che si sono occupati di questioni connesse alla qualità dei Servizi e delle problematiche connesse all' "out-come" aziendale, pubblico e privato. Molte delle dinamiche che spesso riteniamo scontate in quanto "insite nell'ordine delle cose di questo mondo", in realtà sono spesso frutto di pregiudizi sull'immodificabilità dei comportamenti e causa del basso profilo che troppo spesso incontriamo nell'offerta di servizi, pur ad alto costo per la collettività.
Fra i molti postulati utili a definire il concetto espresso, ho scelto "Il Principio di Peter" perché ben si presta alla semplificazione di studi talvolta complessi.
Un individuo inserito in una scala gerarchica inizia l’attività con un ruolo preciso, svolgendo compiti precisi.
Se svolge bene i suoi compiti viene “promosso”, passando a compiti diversi. Dopo un certo tempo, se anche questi nuovi compiti vengono svolti bene, scatta una nuova promozione. Tali promozioni portano a posizioni dette apicali che, per definizione, devono essere occupate da persone con una spiccata attitudine a risolvere problemi.
Il gioco delle promozioni continuerà così fino al momento in cui l’individuo non sarà più in grado di svolgere i compiti assegnatigli. Da quel punto in avanti non avrà più promozioni. Ha raggiunto il massimo della sua carriera. Per cui ecco il principio: In ogni gerarchia, un dipendente tende a salire fino al proprio livello di incompetenza. Da questo principio discende che ogni posto chiave tende ad essere occupato da un incompetente, un soggetto cioè in grado di creare più problemi di quanti possa risolverne. Il che spiega molte cose sul funzionamento di parecchie istituzioni.
Le società anglosassoni, che pur hanno studiato questi fenomeni assai prima di noi, sembrano impigliate in questo meccanismo in misura meno drammatica, probabilmente a causa della maggior diffusione della dottrina protestante che, come sappiamo, è libera da sentimentalismi ed assai più rigida nelle questioni di principio. Il messaggio sotteso al principio in oggetto anche in Italia comincia finalmente ad essere recepito e nell'affidamento di incarichi apicali emerge la tendenza di confidare non tanto sulle persone-brave e/o brave-persone, quanto su persone qualificate nello specifico compito di risolvere problemi e conseguire obiettivi.
Ovviamente nella categoria delle persone-brave e/o brave-persone possiamo includere anche le persone brave nel farsi raccomandare. Questa pratica non è certo solo italiana, quello che però ci distingue è la curiosa attitudine a vantarcene piuttosto che a vergognarcene; in genere siamo infatti disponibili a concedere ammirazione ad un individuo solo per le sue reali o supposte conoscenze importanti. Tale ammirazione troppo spesso trascende le reali competenze del soggetto e le sue effettive capacità.
In definitiva, se da una parte è indubbiamente premiante promuovere Capostazione un bravo Macchinista, oppure Direttore Sanitario un bravo Primario, dall'altra, come abbiamo visto, non è sempre detto che questo consolidato modo di operare faccia gli effettivi interessi delle rispettive aziende e degli utenti che vi afferiscono.
(*) Laurence J. Peter [su questo argomento vedi anche Mobbing ]