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La Marcia su Roma
Il 28 OTTOBRE Roma è assediata da 25.000 fascisti, con 28.000 soldati chiamati a difendere la capitale. Il clima è allucinante, da insurrezione, l'esercito sbarra le porte di Roma anche se non sa ancora cosa fare e come reagire. Si vuole dare alle stampe l'ordine di "Stato d'assedio" preparato da FACTA, ma nessuno sa come si stende un decreto di stato d'assedio, si rimedia nell'archivio, se ne trova uno del 1898. Ora manca la firma del Re.
VITTTORIO EMANUELE III, non ha dormito, si è consultato tutta la notte con i suoi generali quale linea adottare. Se firma è guerra civile. E dell'esercito ci si può fidare? Gli risponde DIAZ, "nel dubbio è meglio non provare", gli fa eco PECORI GILARDI "meglio non fare l'esperimento, se va male non finisce solo il governo, ma anche la monarchia e tutto il suo esercito". Il re non firma e invia a Mussolini il telegramma con l'invito di recarsi a Roma per conferire.
A Milano MUSSOLINI vive l'attesa, "su una graticola", anche se le sue squadre hanno in mano ormai la città. In contatto con la capitale apprende che "il re non ha firmato" e gli anticipano il contenuto del telegramma. Sa di avercela fatta, si precipita fuori a raccomandarsi di non causare incidenti: "Se ci scappa ora un solo morto siamo finiti", e nell'esultanza per pochissimo non finisce lui morto, uno squadrista nell'euforia inciampando nelle barricate fa partire un colpo che gli sfiora l'orecchio. La frase di Mussolini all'indirizzo di questo tale é irripetibile.
L'arrivo a Roma é trionfale. Raggiungono la capitale altri 50.000 fascisti. Si presenta al re come "un fedele servitore", che in cambio gli affida la guida del governo. Inizia la sua apoteosi. Ma lasciamo a NENNI, non di parte, la cronaca di queste ore : "Il re e la regina sono al balcone, con i suoi generali, sotto sfilano 70.000 camice nere. In testa il Duce, ieri capo di bande insorte, oggi presidente del Consiglio. Grida come gli altri , Viva il re! Passano le sue squadre che hanno seminato terrore nel Paese e gridano anche loro, Viva il re! Passa la squadra della Lomellina con in testa una contessa che ha diretto le squadre punitive e ora manda baci sulla punta delle dita, alla regina. In Via Seminario una catasta di libri brucia, sono quelli di Marx e di Lenin. I benpensanti sono unanimi nel lodare il tatto di Mussolini quando rimanda a casa i suoi "sovversivi". Hanno sfilato per sei ore e quarantasei minuti. Da stasera, intanto, ogni provincia ha il suo Mussolini, ogni villaggio ha il suo ras. La legalità e l'autorità sono calpestate. Ogni fascista da oggi si crede autorizzato a dettare legge". E' nata la dottrina fascista, dove Mussolini la riassume in una formula "Niente all'infuori di me, niente contro di me".
MUSSOLINI formato il suo Governo, si presenta alla Camera il 16 NOVEMBRE per ottenere la fiducia. Con un discorso mette l'accento sulla sua condotta passata e futura. "Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo sprangare il Parlamento e costituire un governo esclusivamente di fascisti. Potevo, ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto". E prosegue "il mio governo come politica interna si riassume nella triade, economia, ordine e disciplina. Nella politica estera dignità e difesa degli interessi nazionali, altrimenti seguiremo altri percorsi". Gli votano a favore 316, contro 116, astenuti 7. Fra i favorevoli i popolari e i liberali, con DE GASPERI, GRONCHI, GIOLITTI, BONOMI, MEDA, ORLANDO e SALANDRA.
MUSSOLINI non é ancora contento. IL 24 NOVEMBRE chiede pieni poteri per un anno intero, "allo scopo di ristabilire l'ordine, e avere piena liberta' di azione in materia economica e amministrativa". La Camera a larghissima maggioranza approva. La legge è pubblicata il 3 dicembre, dove di fatto la stessa Camera si esautora da sola. Mussolini ora può emanare provvedimenti legislativi in piena libertà. Glielo hanno concesso!!
Il "suo" consiglio dei Ministri, va oltre, gli concede il 15 dicembre, pieni poteri di agire con i mezzi che ritiene più opportuni contro "coloro che sono promotori di turbamenti".
E Mussolini va a formare subito, dopo 13 giorni, il 28 dicembre (il decreto lo approva il Consiglio dei ministri) la "sua" Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) alle sue dirette dipendenze ed esonerata dal prestare giuramento di fedeltà al re.
Il compito della Milizia era di proteggere "gli inevitabili ed inesorabili sviluppi della rivoluzione "rossa", e di "sostenere a tutti i costi il nuovo regime". Un esercito personale che voleva dire "qui sono e qui resterò, piaccia o non piaccia agli altri partiti". E fu così solerte questa milizia che a fine marzo del prossimo anno le sue spedizioni punitive avevano provocato vari incidenti con 118 morti. Non tutti compiuti su ordine di Mussolini, ma rimase il fatto che nessuno della milizia non fu mai processato o punito.
Come "promotori di turbamenti" furono subito indicati i socialisti che di ritorno da Mosca, sfidarono il fascismo, forse su indicazioni di Lenin. Si fusero in un unico partito, in quello Comunista, fra mille diffidenze e ostilità interne su chi voleva fare la rivoluzione e chi voleva scalare il Parlamento con la legalità. Nonostante lo stesso Lenin (che proprio non conosceva nulla dell'Italia) sostenesse che la rivoluzione in Italia era ancora "troppo prematura".
L'Avanti pubblica la notizia della fusione e i nomi del direttivo del partito. Entrano in azione i legali "pieni poteri" di Mussolini contro il "pericolo rosso". Saranno tutti denunciati, mentre le sue Milizie, sono sbrigative, devastano l'Avanti e Ordine Nuovo di Gramsci, e distruggono le Camere del lavoro a Torino dove si contano negli scontri 22 morti.