"Per lo più,  ci capita di assaporare fugacemente il gusto della vita intanto che  siamo indaffarati a fare qualcos’altro.

E pensare che la vita è invece tutta nel qui ed ora, non nei progetti o nei rimpianti che sono solo fantasie della mente" (Carlo Anibaldi 1997)

RACCONTI E RIFLESSIONI:  Compagno di Viaggio - Ernesto e i Clochards - Io non esisto Il Simbolo - Rocco Derek - La loro ora più bella - Weltanschauung - Presentazione del sito La Grande Crociata

 

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         IL COMPAGNO DI VIAGGIO

         (ovvero: un bel caso di coscienza)

                                         Racconto breve di Carlo Anibaldi 

  (questo racconto ha partecipato al concorso letterario Conta il Racconto che Conta II)

 La nebbia a Venezia non è certo una rarità in questa stagione, ma nei miei quasi cinquant’anni non avevo mai visto nulla di simile. Sono oramai cinque giorni che si vive in un gomitolo di lana candida, sono spariti il giorno e la notte, il sole ed i colori, anche la gente allegra sembra sparita in quel gomitolo, ma soprattutto è sparita l’autostrada ed è per questo che mi trovo a passeggiare in Piazzale Roma in attesa del treno che mi porterà a Verona.

  Il mio orologio, e null’altro per la verità, dice che è oramai giorno fatto, ma sul piazzale e nell’atrio della stazione si contano solo pochi viaggiatori infreddoliti.

  L’atmosfera di questo giorno che è cominciato non mi piace per niente, c’è però di buono che non ho difficoltà a trovare una sistemazione in treno: lo scompartimento è addirittura vuoto come pensavo capitasse oramai solo sui trenini di provincia o in certi film quando serve alla scena.

  Non è un viaggio lungo fino a Verona, ma dato che sono solo e di cattivo umore, provo a dormire un po’. E’ una questione di pochi minuti,credo, quando l’aprirsi della porta dello scompartimento mi fa sobbalzare: un uomo alto, ben vestito, suppergiù della mia età, posa una valigetta sul sedile e mi porge la mano nell’atto di sedersi di fronte a me.

  Esordisce con un cenno del capo ed un sorriso cordiale.

- Salve, spero di non aver disturbato, ma io non amo viaggiare solo e questo treno è deserto. Mi chiamo Adriano e, se non è un problema potremo conversare un po’ dandoci del tu.

- No.....Nessun problema... certo. Di cosa ti occupi? Viaggi per lavoro?

- Diciamo pure per lavoro, certo. Vado a Milano per la presentazione di un libro in una libreria del centro. Sei anche tu diretto a Milano?

- Verona, vado a Verona per un problema di forniture di materiali. La mia fabbrica è praticamente ferma, inutile telefonare, devo rendermi conto di persona di quello che succede. Tu vendi libri, se ho capito bene .....

- Sarà la libreria, spero, a vendere il libro, io l’ho scritto e ora vado a presentarlo al pubblico.

- Presentalo intanto a me, questo libro, così ti ripassi il discorso e poi mi ricorda la gioventù questa faccenda dei libri, perché io, sai, sono di quei pochi che i libri non li scrive .... e da parecchi anni nemmeno li legge. Chi mi da il tempo di leggere libri? Figurarsi scriverli, i libri !  E poi cosa ci potrei scrivere dentro un libro? Che il fisco mi strozza, gli operai mi mandano in bestia, il Governo se ne infischia di noialtri e il fegato mi scoppia? E il tuo libro, invece, di che tratta?

- Io faccio parte di un gruppo di lavoro che esplora nuove possibilità per la soluzione di problemi antichi, abbiamo qualche idea che ci sembra buona e questo libro è un modo per aprire un dibattito e confrontare le opinioni.

- Scusa la franchezza, ma io sono un uomo pratico, abituato a lavorare sodo, lontano dalle chiacchiere fumose che fanno in televisione, in poche parole: io mi alzo presto la mattina e produco materiale elettronico per l’aeronautica, tu ti alzi la mattina e che cosa produci?

- Una risposta potrei azzardarla, ma temo che sul termine “produzione” dovremmo chiarire .....

- Ho capito, è già tutto chiaro, ora ti spiego con parole mie: io lavoro da una vita a schiena curva ed ho prodotto un sacco di cose; e sai perché l’ho fatto? Per far stare quelli come te, nulla di personale, per carità, quelli come te, dicevo, a schiena diritta, col naso per aria a pensare cosa scrivere in un libro per altri come te!

- C’è qualcosa di vero in quello che dici a proposito delle nostre schiene. Anche di questo scrivo nel libro ....

- Sarebbe a dire?

- Mi riferisco alla possibilità di vivere e lavorare tutti in modo diverso, senza curvarsi su se stessi, infatti ....

- Non c’è modo di lavorare sodo a schiena diritta! Sarebbe il Paese dei Balocchi. Ti illudi.

- E se fosse tutto da rivedere? Sai meglio di me che un motore per quanto sofisticato e potente , rende poco e consuma molto se il carburante ed il lubrificante sono sbagliati e ti assicuro che sono oramai suonati tutti i possibili campanelli d’allarme e, a meno di essere sordi ....

- Non v’è dubbio che nella tua testa ci sono campanelli che suonano all’impazzata, ma se provassi a spegnere un momento il carillon e ti guardassi intorno, ti accorgeresti che siamo immersi nel benessere creato dal lavoro duro: tutti ci spostiamo con facilità, automobili, treni, aerei; tutti abbiamo case ben riscaldate, con telefono, computer e carte di credito; la vita è più facile per tutti, caro mio, altro che campanelli! Tu non ti rendi conto di come si viveva solo trent’anni addietro. Tutto questo lo dobbiamo al lavoro, quello onesto e ... a schiena curva, naturalmente!

- Sono troppi anni che stai a schiena curva ed oramai vedi con chiarezza solo la punta delle tue scarpe! Io ho il massimo rispetto per il lavoro onesto, tuo e di tutti, quello che porto in discussione è la logica viziosa che schiaccia anche le buone cose, ma certo dovrai alzare un po’ la testa per rendertene conto.

- Spiegati meglio, Professore !

- L’elenco dei beni e servizi che hai fatto ci ha reso indubbiamente la vita più comoda, potrei azzardare che insieme alla comodità non è aumentata la serenità, il rispetto di sé e degli altri: il tuo fegato sul punto di scoppiare sta lì a dirti che negli ultimi trent’anni, in definitiva, non ci hai guadagnato poi molto; potrei anche tentare di farti notare che oltre le nebbie della Padana c’è un tre quarti di mondo che del telefonino e delle carte di credito non sa che farsene, a meno che non siano cose buone da mangiare, potrei dirti queste e molte altre cose, ma non è tanto di questo che vorrei discutere con te, quanto piuttosto ......

- Un comunista, un Professore comunista, ecco con chi mi tocca viaggiare oggi! Del resto che potevo aspettarmi da una giornata cominciata così male, questa nebbia poi ....

- La nebbia, si, dici bene .... Se non fosse per questa nebbia a quest’ora staresti sfrecciando sull’autostrada con la tua Mercedes con telefono, gongolandoti con le tue quattro idee oramai inutili. T’è toccato invece confrontarti con altre idee ed eccoti pronto ad erigere barriere pseudopolitiche; non cadrò in questa trappola della discussione “politica” , la tua è la politica che divide, io sono per una politica che unisce e che serva ....

- Ma di che trappola cianci, quali barriere! Ho affrontato ben altro nella mia vita! Che sarebbe poi questa storia delle mie quattro idee inutili ?

- Nulla di personale, non devi prendertela. Io so che sei in buona fede, onesto e leale, è solo che il mondo non andrà meglio esasperando, tirando oltre ogni ragionevole limite, le idee che erano buone negli anni trenta o prima : occorrono idee nuove, di quelle che fanno fare un giro di boa, oppure pensi, ad esempio, che dopo la carrozza con tiro a sei cavalli, il progresso sarebbe stato inventare il tiro a dodici ? No! Il progresso vero è stato l’invenzione della macchina a vapore !           

 

Egoismo, cinismo, sopraffazione, disprezzo per la vita, in tutto questo sono degenerate le buone idee dell’inizio di questo secolo.  Io credo che tutto ciò possa cambiare: serve un allargamento della coscienza....

- Belle parole ! Ma tu lo sai che oggi, alla fine di ogni discorso realista c’è il danaro e ti assicuro che senza danaro non si muove nulla . Il danaro non è servo , ma padrone con molti servitori e , che ci piaccia o no , uno di questi è la logica del profitto ; tanto più questa logica è serrata , tanto più danaro per far girare il mondo c’è  !

- Purtroppo quello che hai detto è oggi in parte vero ed è grazie a riflessioni di questo tipo che sono giunto alla conclusione che siamo all’interno di un circolo vizioso che non porta più da nessuna parte,  in quanto lo sai bene anche tu che è ben altro che fa girare il mondo ......

- E’ un discorso da Oratorio Salesiano questo . Abolire la logica del profitto significa niente più danaro che circola , le fabbriche si fermano, le luci  si spengono e ci incontriamo tutti intorno al fuoco a leggere il tuo libro !

- Quello che dici sembra vero esattamente come sembrava vero il discorso del proprietario terriero della Virginia di più di un secolo fa:"Dare ai negri un salario , abolire la servitù !  Tutte idiozie ! Sarebbe la rovina per tutti , negri compresi."  Anche il lavoro dei bambini nelle miniere inglesi della fine del secolo scorso appariva un caposaldo dell'economia mineraria di quel tempo. I sostenitori di queste tesi erano senz'altro brave persone come te , ma le loro idee stavano oramai invecchiando con loro e invece i tempi nuovi si stavano affacciando con la forza di una diversa e più ampia coscienza : inutile opporsi, inutile sottrarsi , la scelta possibile era ed è solo una e sempre la stessa :  partecipare al processo evolutivo o rimanerne tagliati fuori .

- Insomma , se ho capito bene , i tuoi campanelli ti dicono che siamo a ridosso di una svolta epocale ed io starei qui a far da zavorra dell'umanità .

- Se fosse così , sarebbe in fondo semplice e non varrebbe la pena  parlarne . Il problema è che senza di te non ci sarà nessuna svolta , ma solo la deriva , verso chissà cosa .

- Non pensavo di essere così importante. Dunque è per quelli come me che hai scritto il tuo libro !

- Presto o tardi arriverà fino a te , tuo malgrado e per strade che nemmeno immagini .

- Il Professore è anche Profeta !

- Ma non capisci che ora non si tratta di colonialismo , schiavitù o lavoro minorile : ora si tratta di liberare noi stessi: liberi da... , piuttosto che liberi di ... , e in ciò ci aiuterà solo la nostra personale presa di coscienza.

- No , fermati , fammi capire ... Come puoi sostenere che io non sia padrone di me stesso , e quand'anche fosse , come può la mia liberazione interessare le svolte dell'umanità ?

- Tu devi essere di quelli che credono sia stato Cesare , Carlo Magno , Napoleone , Hitler e pochi altri a determinare le svolte epocali , come le chiami tu , che dalla preistoria ci hanno portato fino ad oggi .  Questi personaggi hanno avuto la straordinaria opportunità di determinare gli eventi di interi popoli ed hanno per questo scritto la Storia degli eventi , ma la storia dell’evoluzione della Coscienza la scrive gente come te e me .... e se ci sarà o meno ancora un  Hitler a scrivere un altra pezzo di Storia dipende anche da te . Capisci ora per chi l’ho scritto il mio libro ? 

- E  va bene , smettiamo di aggiungere cavalli al tiro della carrozza e inventiamo la macchina a vapore !  Hai qualche idea ?

- Le idee nuove non si fanno strada finché siamo attaccati a quelle vecchie , è una questione affettiva, irrazionale, che prescinde dalla bontà delle une o delle altre . Per prima cosa è quindi importante entrare in una fase di  stanchezza rispetto ai propri ritmi ; poi è necessario riconoscere come ingannevole la sicurezza che ci dà il percorrere strade conosciute, solo a questo punto, che potremmo chiamare " ritorno al punto zero " , siamo pronti a dare uno sguardo di là dal muro ed accorgerci che c'è tutto un mondo che aspetta i nostri primi passi, un mondo dove gli alberi nascono, crescono, danno fiori e frutti e poi accettano di rinsecchire e tornare alla terra, perché questo è l’ordine delle cose: non c’è tristezza, depressione, angoscia e paura se comprendi di cosa sei fatto e non pretendi di fiorire per l’eternità  

- Forse mi sbaglio , ma cose di questo genere non le ha già dette meglio di te qualcun altro ? San Francesco , tanto per fare un esempio fra i tanti ?

- Infatti la novità non è in quello che dico , ma nel fatto che sono io che ne parlo con te ; io che certo non sono San Francesco  ne parlo a te che non sembri per niente beneficiare della vocazione francescana . Capisci la straordinaria novità ? Gente comune come noi sente pulsioni spirituali ! Il Terzo Millennio ci metterà a portata di mano quella coscienza di noi stessi che solo pochi secoli fa era esclusivo privilegio di santi e profeti.

 - Intuisco , appunto , che le cose che dici  non sono scemenze , ma resta pur sempre il fatto che la vita di noi tutti è fatta per lo più dalla maledetta quotidianità , quella secondo cui ti devi alzare presto per andare a lavorare o a cercare lavoro , quella che se non sei furbo ti mangiano in un boccone, quella che se ti viene l’ulcera, e ti viene, devi andare dal dottore , quella che se non stai attento non arrivi   al  ventisette , quella ......

- quella che ti uccide ! E’ evidente che questa quotidianità dopo averti  ucciso lo spirito ti annienterà letteralmente e il peggio è che avrai pure tanti rimpianti per tutto quanto hai tralasciato : vivere la totalità del tuo essere.

- Quello che dici ha il sapore agrodolce dell'utopia e per questa ragione nasconde un pericolo : il cinismo non è forse figlio del naufragio di facili illusioni?

- Le facili illusioni le incontri se percorri strade spianate da altri , ma se hai faticato e pagato di tua tasca per aprirti un varco che ti ha condotto più avanti , se hai sofferto per allargare la tua coscienza , ebbene a quel punto il nuovo orizzonte che ti si para davanti sarà tuo e parte di te più delle tue mani o dei tuoi occhi  , altro che illusioni .

 Il rumore secco della porta scorrevole mi fa trasalire.

- Biglietto , signore . Biglietto per favore .

- Dove siamo ..... Devo essermi addormentato intanto che conversavo . Dov’ è andato Adriano ? Ha visto un signore alto , distinto , uscire dallo scompartimento.....?  Magari è sceso a una stazione.......

- Tra dieci minuti saremo a Verona e posso assicurarle che ha viaggiato da solo:  ero seduto qui fuori e non ho visto nessuno entrare o uscire . Ha dormito e forse ha sognato . Arrivederci .

 

TORNA ALL’INIZIO   Questo sito racconta a grandi linee, attraverso immagini, suoni e resoconti, le vicissitudini che maggiormente hanno caratterizzato il Novecento

 

 

Ernesto e i Clochards   Maggio 1997 di Carlo Anibaldi

Non importa se questo racconto somiglia ad un vostro sogno oppure se questo sogno somiglia ad un racconto che avete già sentito, in quanto, come spesso accade, sono vere entrambe queste possibilità. Ernesto era da tutti considerato una persona mite e tranquilla, eppure quella volta che gli rubarono il portafogli mentre passeggiava tra la gente che affollava il Lungotevere, ebbe una reazione da leone infuriato: nel portafogli custodiva  molto più del danaro e delle carte di credito, c’erano infatti anche bigliettini, appunti, numeri di telefono, segni tangibili del suo passaggio quotidiano nella vita, e soprattutto il suo documento di identità.

 Questo furto lo sconvolse al punto di attivare un’insospettata energia nella ricerca del furfante che gli aveva sottratto il danaro, la tranquilla quotidianità, l’identità.

 Insomma, a forza di cercare, interrogare persone, stanarne altre, alla fine si trovò faccia a faccia con una piccola comunità di barboni che viveva sotto il vicino ponte sul Tevere.

 Senza nemmeno doverci riflettere, Ernesto si avventò decisamente su uno di essi…. uno di mezza età, la barba incolta, i vestiti trasandati ; lo afferrò per il bavero della lurida giacca e, facendolo battere ripetutamente contro il pilone del ponte, gli urlò, a due centimetri dal suo naso rossiccio, di restituirgli le sue cose, tutte.

 A farla breve, Ernesto riuscì a spaventare a morte quell’individuo, tanto che cominciarono ad uscir fuori dalle sue tasche, una ad una, le carte di credito, i bigliettini, gli appunti ed infine la patente.

 Ernesto quasi si gettò su quest’ultima, ma rimase di sasso nel vedere che la sua foto su quel documento si era talmente rovinata nelle tasche sozze del barbone, da non potersi più distinguere i lineamenti del  volto.

 Messo nella tasca dei pantaloni il suo recuperato portafogli, Ernesto si diresse  tutto assorto verso casa con l’idea fissa che quello spiacevole episodio non gli era capitato per puro caso, forse un segno.... chissà. Infatti, passo dopo passo, una di quelle voci di dentro si alzò per dirgli: ” Vedi bene, Ernesto...., c’è dentro di te un clochard, tutt’altro che romantico, ma avido e senza scrupoli, che ti ruba tutto quello che può..…. perfino la tua identità.  Se continui a lasciarglielo fare rimarrai senza nessuna possibilità di essere autentico, poiché non saprai più chi sei.

 Bene hai fatto, dunque, a ribellarti con forza…..appena in tempo…... la tua immagine già stava sbiadendo su quel documento....

 Ad ogni modo da quel giorno Ernesto fu parecchio più attento al suo portafogli ed i clochards del lungotevere non osarono più avvicinarglisi .......

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PILLOLE DI STORIA CONTEMPORANEA

dal sito

 LA GRANDE CROCIATA

by CARLOANIBALDI.COM

L'Europa degli anni '20-'30
Il resto del mondo
L'ascesa dei regimi
Cronologia del Nazismo
L'Europa in fiamme
Il 1940 giorno per giorno
Antisemitismo in Europa
L'Olocausto 
I Lager
La Campagna d'Italia
Il D-Day
6 Agosto
I personaggi
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Le cifre
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IO NON ESISTO, E VOI?                     

    

                           di Carlo Anibaldi

 

 Quasi per gioco, cercherò di dimostrare che, per certi versi, la mia esistenza non è un fatto, ma un’opinione, per quanto diffusa.

 La parola che più di ogni altra sentiamo pronunciare credo sia “io”: io sono, io vado, io faccio, io credo, io...io…io…io… all’infinito.

 Siamo forse talmente poco convinti della nostra esistenza, da sentire il bisogno di ricordarcelo e ricordarlo agli altri in continuazione. Una tale preoccupazione è del resto giustificata: quante persone sanno della mia esistenza?  Forse quattro o cinquecento, e gli altri cinque miliardi che sono al mondo? Loro non sanno che esisto e certo non se ne preoccupano.

 Veniamo a quelle quattro o cinquecento su cui posso contare….. ma ci posso veramente contare?

 La gran parte di queste persone hanno fuggevolmente verificato la mia esistenza in passato ed ora non sono per loro neanche un ricordo sbiadito, nulla. Non esisto…più.

 Rimane quel centinaio di persone che incontro quasi quotidianamente, a loro è affidata la mia supposta esistenza, ma sappiamo bene che, grosso modo, non posso aspettarmi da loro più di un fugace pensiero ogni tanto, dunque siamo arrivati al nocciolo, cioè a quelle otto, dieci, forse quindici persone per le quali sono importante e amato e per questo mi pensano assai spesso: è dunque a queste sole persone che debbo la conferma della mia esistenza, e gliene sono grato, ma temo che anche questa sia una illusione.

  Quelle poche buone e brave persone che avvalorano la mia esistenza come fatto, in realtà sono come i viaggiatori su un treno: credono di star fermi e invece si muovono, credono che la campagna corra via e invece e là, ferma da sempre, credono che venga prima l’albero e poi il ponte e invece viene prima il ponte e poi l’albero, almeno così è per quelli dell’altro treno, che ritorna.

 Insomma, a farla breve, hanno tutti una gran confusione su come stanno le cose…. Cercano la conferma della loro esistenza …. forse non esistono neanche loro.

 Una soluzione a questo enigma e, forse, la dimostrazione della tesi che avevo posta, è che io esisto solo nell’attimo che fugge, quando mi penso e sono pensato, ma l’attimo che fugge non esiste, tutta la matematica e la fisica sta lì a ricordarcelo.

 E allora ecco la tesi che più mi convince: la parte di noi che è un’illusione è la maschera che indossiamo per piacere al mondo, ma in quella veste, come ho appena cercato di dimostrare, non esistiamo; esistiamo invece quando riportiamo il centro di noi stessi e della nostra vita dentro noi e non fuori, anche perchè solo quando si è bastanti a se stessi non si vampirizzano gli altri per i propri bisogni, che te ne sono grati e prendono a confermare la tua esistenza quando oramai è superfluo. Più facile a dirsi che a farsi, poichè al di là di atteggiamenti di durata effimera, è il lavoro di una vita, un lavoro da Maestri. Dopo una vita da apprendisti si dovrebbe almeno morire Maestri. [Carlo Anibaldi]

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Tesina sul Simbolo nella concezione junghiana    di Carlo Anibaldi (Giugno 2000)

 

 Nel corso della sua lunga vita (1875 – 1961) Carl Gustav Jung ha esplorato molti ambiti riguardo l’animo umano ed i suoi segreti, ci ha lasciato infatti contributi che sono tutt’oggi riferimento fondamentale per chiunque voglia cimentarsi nello studio delle umane cose, particolarmente riguardo la psicologia del profondo, la filosofia e la storia dei Simboli dell’essere umano. 

 In estrema sintesi, mi soffermerò su alcuni aspetti riguardo alla definizione ed alla genesi del Simbolo, dal punto di vista junghiano.

 Si deve a Freud la fondamentale intuizione dell’esistenza di una zona del nostro immaginario che non è sottoposta alle regole della coscienza e che quindi sfugge alle categorie tipiche della mente quali il bene e il male, un prima e un dopo: l’Inconscio. In questo ambito, tipico del mondo dei Sogni, degli Istinti e delle Emozioni e dunque del cosiddetto “cervello arcaico”, non abbiamo un diretto controllo da parte della Coscienza, parte “alta” della psiche”, ci troviamo piuttosto nella condizione di subirne gli influssi. Gli studi di Freud conclusero che in questa zona inconscia della psiche confluiscono le esperienze, per lo più infantili, che in qualche modo la mente ha rifiutato e rifiuta in quanto percepite come dolorose e/o fonte di vergogna e non accettazione da parte di se stessi e degli altri. Tali contenuti, qualora irrisolti, cioè non portati alla luce della coscienza adulta, sono in grado di produrre quella sofferenza del mondo psichico individuale chiamata “nevrosi”, variamente espressa e comunque in grado di condizionare l’esistenza, se non altro per le enormi quantità di energia psichica imprigionata nei nuclei “infantili” delle nevrosi.

  Quella appena descritta è, in sintesi, la definizione freudiana di Inconscio Personale e della possibilità che questo ha di interagire con l’individuo tramite la “nevrosi”. Jung allargò questo concetto, definendo un ambito che si aggiunge a quello e va oltre, trascendendo l’esperienza personale; chiamò questa zona inesplorata Inconscio Collettivo. L’Essere Umano, inteso come Specie, accumula, fin dalla notte dei tempi, esperienze che sono caratteristiche della specie e di nessun altro nel Creato. Tali Esperienze Fondamentali dell’Umanità sono, in questa concezione junghiana, strutturate nella psiche per diritto di specie, al pari dei processi filogenetici che la caratterizzano, come l’aver assunto la stazione eretta, l’aver modificato la dentatura, l’aver perso la pelliccia di pelo, ecc…

 I Simboli per Jung sono il linguaggio attraverso cui la mente si esprime, un linguaggio dunque molto antico che va inteso come nutrimento ed espressione della mente stessa e va a costituire l’essenza dell’Inconscio Collettivo, come lui stesso lo ha definito. Proverò a fare qualche esempio per rendere più chiaro il concetto espresso.

 Alcune migliaia di anni or sono, ai quattro angoli del mondo, popolazioni lontanissime e certo non in contatto fra loro, tracciavano sulle rocce, sui monumenti funerari e sacri, sugli utensili, disegni di forma quadrata e/o circolare di aspetto e contenuto straordinariamente simile tra loro.

Il Simbolo della Croce è parecchio antecedente all’era cristiana, e lo ritroviamo nella simbologia sacra di civiltà lontanissime tra loro che nulla potevano avere in comune, se non qualche elemento psichico inconscio, appunto.

Figure mitiche come l’Eroe, il Guerriero, la Grande Madre, il Vecchio Saggio, il Fanciullo, il Demone, la Fata, le ritroviamo nelle culture delle più antiche e disparate civiltà del Pianeta. Questi miti sono figure archetipiche patrimonio dell’Umanità, vale a dire “contenitori” delle esperienze profonde dell’essere Umano inteso come specie e dunque dalla sua comparsa su questo mondo. La Mitologia Classica racconta infatti storie che ci sono “familiari”, come la leggenda di Edipo, quella di Demetra, di Venere o di Enea, che ritroviamo, pur con nomi e contesti diversi, nelle vicende  tramandate di antiche civiltà pellerossa, centroeuropee o asiatiche.

Gli eventi sincronici (premonizioni, veggenze) sono per Jung un’altra dimostrazione dell’Inconscio Collettivo. Le categorie spazio-tempo sono artifici della mente, la Fisica delle nano particelle ha infatti dimostrato che il prima e il dopo non sono valori assoluti, ma relativi all’osservatore che, a sua volta, è soggetto a più variabili. Senza meno l’Inconscio, che come abbiamo visto appartiene al cervello arcaico, è slegato da queste categorie “mentali” e allora accade che in particolari stati di abolizione della Coscienza (sogni, stati crepuscolari, trance, ecc…) ci si possa trovare in un “qui ed ora” che non ha inizio e fine, prima e dopo, al pari di un’immagine e allora ci si può parare davanti quello che chiamiamo “futuro”, ma che invero appartiene alla dimensione senza spazio e senza tempo che tutto comprende e che rappresenta l’Esperienza dell’Umanità, percepibile dall’Inconscio.

 La conclusione cui giunge Jung è dunque che la psiche ha uno straordinario contenuto energetico connesso ai Simboli e, semplificando un importante postulato junghiano, si potrebbe dire che la vita di ognuno di noi è inconsciamente sospinta da un destino realizzativo che, a ben vedere, è già tracciato in un simbolo affondato nel nostro inconscio e che tendiamo a rappresentare nel corso della nostra vita. Guardando con questi occhi gli esseri umani che ci circondano, possiamo ben riconoscere tanti Edipo, tante Demetra e gli Eroi come El Cid o Giovanna D’Arco, i Demoni come Hitler e quelli votati al Male. Le tante Grandi Madri per antonomasia e i Vili, gli Avari, gli Eroi e i Puer di ogni epoca stanno lì a dirci che forse Jung ha intuito qualcosa di davvero grande che è la nostra stessa Essenza.

 

Questo sito [ The Great Crusade ] è uno STRUMENTO DELLA MEMORIA E DELLA COSCIENZA, uno dei tanti, a disposizione di coloro che vogliano per qualche momento essere presenti alla realtà e ricordare la Grande Crociata che fu combattuta, e che oggi ci permette di vivere serenamente della nostra quotidianità


 

 

Settembre 2000 - Rocco Derek Barnabei: l' hanno ammazzato, Giustizia è fatta. Certo, c'è quella questione che gli statunitensi sono protestanti ortodossi, una dottrina difficile da comprendere per molti di noi europei. Là se uno ammazza può, anzi, sa che deve morire perché è la legge di Dio, perché è giusto e corretto. Niente compromessi e tentennamenti latineggianti. Gli americani sono la più grande democrazia del mondo, il sistema giudiziario è fra i più garantisti, dunque loro sì; i sudamericani no, i cinesi no, gli iraniani no, ma loro sì, loro si possono ben permettere di giustiziare la gente, perché lo fanno correttamente.

NO! Questo discorso non mi convince. Per niente.

 

Da noi era il XIII° secolo d.C. e c'era la Santa Inquisizione, in nome di Dio si giustiziava. E che dire dei cugini francesi che 200 anni fa ghigliottinavano a più non posso in nome di alti ideali? E gli inglesi, non hanno impiccato migliaia di malandrini fino a pochi decenni or sono?

 

No! Non c'è una maniera ordinata, di buona coscienza, di ammazzare la gente, qui in Europa lo abbiamo compreso prima dello scoccare del terzo millennio, ma certo noi di Storia ne abbiamo tanta, e abbiamo imparato. Mi viene da pensare ad un'illustre opinione, cui aderisco: "America is the only nation in history which miraculously has gone directly from barbarism to degeneration without the usual interval of Civilization." -Georges Clemenceau. (Carlo Anibaldi)


 

 

LA LORO ORA                                    Febbraio 1997

             PIU’ BELLA

 

Qualche anno fa, sfogliando un vecchio album di fotografie ingiallite che si trova da sempre a casa dei miei genitori, mi soffermai sulle espressioni dei volti delle persone cui era stato colto quell’attimo delle loro vite.

 Alcuni  erano volti  conosciuti, altri no, e per la maggior parte, credo, erano raffigurate  persone  oramai non più tra noi vivi.

Guardare quei filmati dell’inizio del secolo o delle vecchie fotografie  mi ha sempre affascinato, e una delle ragioni di questo interesse l’ho compresa quel giorno, davanti a quell’album.

Nel guardare quei visi cercavo di carpirne il loro grande segreto: sapevano che la loro ora più bella era oramai alle loro spalle o pensavano di doverla ancora vivere?

Ero insomma quasi ossessionato da questo impalpabile sbarramento che divideva drammaticamente in due la vita di tutti : ed eccomi, di volta in volta, cogliere negli occhi della gente quel sottile velo di rassegnazione che l’accompagnerà per il resto della vita.

Vite oramai segnate dall’aver riconosciuto, in un fugace attimo di un brutto giorno, l’ora più bella passare ed allontanarsi alle loro spalle.     

Altre volte vedevo chiaramente espressa nei volti la baldanza della gioventù e negli occhi la certezza di andare incontro all’ora più bella : perché tanta fretta, mi dicevo con leopardiana preoccupazione.

Questo modo di vedere non mi dava pace perché la migliore delle ipotesi, in questo teorema, era costituita da una specie di stoltezza che impedisse  di riconoscere, nell’arco della propria vita, che ora fosse.

Un bel giorno, finalmente, fui preso a  braccetto, da una persona molto, molto anziana, che vive dentro di me da molto, molto prima di me, un vecchio saggio, direi, che talvolta mi viene a trovare e, purtroppo, spesso si allontana.

Con fare molto semplice, allorchè gli spiegai il mio problema, mi disse : “ L’ora più bella è adesso, mai come adesso ! ”

 E’ proprio vero che talvolta la soluzione di un problema è talmente a portata di mano da non poterci credere, e allora si cerca lontano, lontano, lontano, fino a perder la strada del ritorno ....a se stessi, alle proprie immense possibilità di gestire un qui ed ora che è grande una vita intera e anche di più !

Da allora sono più rilassato quando guardo le vecchie fotografie, che pur continuano ad affascinarmi....

Per aiutarmi, nella vita di tutti i giorni, a  rafforzare questa importante presa di coscienza , mi aiuta un aforisma Zen che narra di un discepolo che si presenta al Maestro con il seguente grande problema : “ Maestro, da molti anni seguo i Tuoi insegnamenti, ho cercato in ogni modo di mettere i miei passi sui Tuoi passi, della Tua saggezza ho fatto la mia religione... ma ora sono confuso, indicami la Via che ho di fronte, guida i miei passi nel mondo ......”.

Il Maestro guardò le mani del discepolo che stringevano una ciotola e disse :

Hai finito il tuo riso. Dunque lava la tua ciotola.”

Questo semplice racconto contiene un potente richiamo a ciò che possiamo, credo, definire la summa di tutte le filosofie e dottrine : la vita di noi tutti e fatta del qui ed ora, lo sanno bene i bambini e molte persone anziane, ma nel corso dell’esistenza siamo per lo più proiettati in avanti dalle aspettative o ricacciati indietro dalle difficoltà di affermazione dell’Io, e, per lo più,  ci capita di assaporare fugacemente il gusto della vita intanto che  siamo indaffarati a fare qualcos’altro.

Non dovremmo insomma lasciare che gli affanni della prima parte della vita (affermazione dell’Io, conquista della posizione sociale, instabilità affettiva, coazioni infantili) ci prendano la vita intera, svuotandola di significati, che certo sono tutti nel qui ed ora, non nei progetti o nei rimpianti che sono solo fantasie della mente.     

 

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Weltanschauung

Voce redatta da Carlo Anibaldi (Dic 2006) per Wikipedia, l'enciclopedia libera. (vedi)

 
 

Il termine Weltanschauung appartiene alla lingua tedesca (pronuncia /ˈvɛlt.anˌʃaʊ.ʊŋ/) ed esprime un concetto fondamentale nella filosofia ed epistemologia tedesca. Non è letteralmente traducibile in lingua italiana poiché non esiste nel nostro vocabolario una parola che le corrisponda appieno. Essa esprime un concetto di pura astrazione che può essere restrittivamente tradotto con "visione del mondo" e può essere riferito ad una persona, ad una famiglia o ad un popolo.

La "visione del mondo" cui qui ci si riferisce tende a trovare una collocazione in un ordine generale dell'Universo comprensivo di elementi di specie, geografici, linguistici e razziali. In questo termine è racchiusa una particolare visione del mondo che trascende il singolo e attinge nel collettivo condiviso. Si può quindi dire che l'uso di questo termine nel linguaggio italiano al posto di "visione del mondo" ha il significato di estendere il concetto ad una dimensione sovrapersonale di un determinato punto di vista.

Nonostante i termini in lingua tedesca non siano, contrariamente a molte parole inglesi, entrati nell'uso comune dell'idioma italiano, il termine weltanschauung (talvolta troviamo semplicemente Weltanshaung) lo troviamo oramai spesso nella lingua italiana scritta e, seppur meno frequentemente, anche in quella parlata. La ragione di questo insolito ingresso linguistico è da ricercarsi nella possibilità di esprimere con un solo termine un concetto complesso. Si ritiene infatti che la frase "visione del mondo" sia troppo semplificatrice se usata in contesti complessi. Di seguito, con il metodo della linguistica cognitiva, ci serviremo di due esempi di uso in lingua originale del termine in esame.

Il grande psicologo svizzero di lingua tedesca Carl Gustav Jung ha, nei suoi numerosi scritti, fatto molto uso di questo termine per descrivere la profonda trasformazione degli individui allorché in essi cambia la Weltanschauung e come, al contrario, senza cambiare la Weltanschauung diventi spesso impossibile ottenere una reale soluzione alla personale sofferenza psicologica, con ciò significando che spesso per l'individuo è salvifico riunirsi alla parte di sé che ha radici collettive di appartenenza, di specie, di razza e religione ed al contempo prendere le distanze dall'ego ristretto e confinato al qui ed ora.

Un altro esempio di uso di questo termine è la sostantivizzazione che se ne fece nel linguaggio del Terzo Reich che introdusse l'espressione Weltanschauungen. Il nazismo infatti faceva risalire la propria speciale visione del mondo e quanto messo in opera per trasformarlo ad immagine e somiglianza di questa, ad un archetipo radicato nella storia e nella mitologia tedesca. L'uso del termine Weltanschauungen nell'indottrinamento degli aspiranti SS permetteva al singolo di prescindere da personali visioni etiche, per poter abbracciare una supposta istintiva (per il popolo tedesco) aderenza agli ideali nazisti.

Nella lingua italiana il termine Weltanschauung lo troviamo da tempo in trattazioni di diritto, sociologia, politica, filosofia, storia e linguistica, ma recentemente lo si trova spesso anche in trattazioni non dotte e talvolta nel linguaggio comune.

 

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La pagina sottostante è parte integrante del sito LA GRANDE CROCIATA creato da Carlo Anibaldi nell'agosto del 2000 e che a tutt'oggi conta, insieme alle altre migliaia di pagine dell'anibaldi.it@network, oltre 2,5 milioni di pagine visitate ogni anno da ogni parte del mondo.

 

PRESENTAZIONE SITO  LA GRANDE CROCIATA

 

 

Un altro sito su questo argomento non era forse nelle necessità immediate della Grande Rete, infatti sono numerosi i siti web che documentano l'Olocausto. Le ragioni che mi impegnano in questo lavoro di ricerca sono, almeno in parte, più personali. Il mio viaggio-pellegrinaggio ad Oswiecim (Auschwitz - Birkenau), Polonia, insieme a mia figlia allora tredicenne, ha lasciato un segno indelebile nella mia memoria e nel modo di sentire; il sangue ti ribolle pure se non sei di cultura ebraica, vivaddio! Inoltre sono convinto che la storia tende a ripetersi solo se la dimentichiamo, nel senso di pensarla come cosa che riguardi gli storici, gli studenti ed i professori. Ciò che conta infatti sembra essere il presente, possibilmente il presente molto prossimo a noi e alla nostra quotidianità. Ma questo modo di vedere, che certo è anche il mio per gran parte delle mie giornate, porta con sé una minaccia, intendo dire che potrebbero poi essere altri a prendere per noi decisioni in grado di sconvolgere le nostre vite. Cosa del resto accaduta assai spesso in passato..... a volerlo ricordare, appunto.

Pensiamo per un momento ai milioni di uomini e donne che negli anni trenta erano affaccendati nella loro quotidianità, in ogni angolo d'Europa e oltreoceano: chi mai avrebbe potuto dire che c'era nell'aria qualcosa che li avrebbe presto convinti, loro malgrado, che la preparazione del matrimonio di una figlia, il nuovo lavoro da incominciare, la tesi di laurea da preparare, il raccolto buono di quest'anno, il nuovo parroco che arriva, il compleanno da festeggiare, la gita fuori porta, che tutto questo insomma sarebbe stato travolto dagli eventi e cancellato, perché le loro stesse vite e quelle dei loro cari sarebbero state in pericolo. E poi la miseria e la fame per molti dei sopravvissuti. Chi poteva immaginare tutto questo in un caldo pomeriggio di fine estate dell'ultimo degli anni trenta?

Tutto questo invece è accaduto, molto vicino a noi, una o due generazioni al massimo. Molti di noi sono cresciuti tra i racconti di tante vicende vissute. Storie troppo spesso strazianti, misere e luttuose. Eppure le nuove generazioni, i nostri figli, per intenderci, non sembrano mostrare particolare interesse per tutto ciò, non più di quanto in genere ne nutrano per le campagne di Napoleone......... storie d'altri tempi.                       

Io sono certo che anche negli anni trenta non ci si occupasse troppo delle storie d'altri tempi e che la quotidianità fosse, per la maggioranza della gente, tutto quanto di cui fosse sensato occuparsi, proprio come accade oggi. 

Tutto ciò a volte mi fa sentire, e mi fa immaginare molti dei nostri giovani, come quei buoi che vengono portati bendati al macello, in modo che non si mettano in ansia e non diano fastidio con escandescenze circa improbabili opzioni sul loro destino.

Ovviamente, come vedremo in questo stesso sito, il contesto socio-politico, economico e culturale degli anni venti e trenta ha poco in comune con l'aria che respiriamo oggi, ma il solo cambiamento che ci potrebbe davvero mettere al sicuro dalla barbarie, purtroppo, non è ancora avvenuto, e attiene a qualche angolo della natura stessa dell'uomo, indipendentemente dal vestito che indossa e se comunica col telefono cellulare o col vecchio telegrafo. E' in quell'angolo che si annida la barbarie, intesa come intolleranza, disprezzo per il bene supremo della vita, razzismo, egoismo, cinismo e sopraffazione. 

Per conforto all'affermazione di cui sopra, proviamo ora a fare una specie di gioco: immaginiamo, fra le persone che, direttamente o indirettamente, conosciamo (e magari diamo un'occhiata anche dentro noi stessi!) alcune da poter calare per un momento in una realtà assai diversa da quella che ora sembra circondarci, in una realtà priva di garanzie, di diritti assoluti, di protezione, in una realtà dove i valori sono sovvertiti, dove Cristo è morto in croce per garantire i privilegi dei potenti della terra, ebbene in questa realtà avreste parecchie sorprese: schiere di mediocri, violenti, frustrati, ignoranti, sarebbero i nuovi mandarini di questa società dove da un giorno all'altro sui muri si potrebbe leggere, in manifesti autoritari, che i calabresi e i marchigiani sono gente ignobile e per questo saranno privati dei loro diritti, poi della loro libertà personale ed infine deportati. In questa nuova società trovereste senza meno il vostro attuale capoufficio, sì, quello arrogante, raccomandato e inetto, con una divisa fiammante da farlo sembrare un dio, con funzioni superiori di coordinamento della deportazione dei calabresi........ e dei marchigiani. Se vi sembra che sto esagerando con l'immaginazione, guardate poco o tanto indietro nella storia e vedrete che è già successo, troppe volte.

Il sito The Great Crusade è dunque uno STRUMENTO DELLA MEMORIA E DELLA COSCIENZA, uno dei tanti, le cui pagine sono trovate dai motori di ricerca del web e visitate circa 10.000 volte ogni mese, a disposizione di coloro che vogliano per qualche momento togliersi quella benda citata più sopra dagli occhi e ricordare la Grande Crociata che fu combattuta, e che oggi ci permette di vivere serenamente della nostra quotidianità.

Non un sito sulla persecuzione degli ebrei dunque, ma un sito di testimonianza della barbarie nazifascista, che certo non è la sola barbarie della Storia, ma qui di quella si vuole ora parlare, nel senso che il noto teorema "tutti barbari, dunque nessun barbaro" è qui giudicato infantilismo storico e/o qualunquismo. In altre sezioni in preparazione saranno trattate le barbarie staliniane, cambogiane, statunitensi, bosniache, ecc ............., ma è da questa che ha segnato le vite dei nostri padri e madri che voglio cominciare, perchè il concetto cui bisogna avvicinare i giovani è troppo importante per rischiare di diluirlo con le "lontane" vicende di Pol Pot.

Inoltre riteniamo che L'Olocausto sia, per caratteristiche storiche (vedi anche conferenza di Waansee), un evento unico che ha in comune con altri genocidi solo il silenzio della ragione e della pietà.

 

Le FONTI cui è stato attinto per la preparazione di questo sito sono, insieme a piccoli contributi personali, a disposizione di tutti sulla rete Internet. Quando possibile dette fonti sono citate. Il lavoro fatto è dunque a disposizione di chiunque voglia utilizzarlo, in toto o in parte, senza copyright.

                                                                                            Carlo Anibaldi  

                                                      © No Copyright - Testi, foto, filmati di questo sito possono essere copiati e riprodotti per fini personali e didattici. Questa operazione è anzi incoraggiata dall' autore. (Ad esclusione della parte del sito che ricostruisce la storia di Anne Frank, la cui omonima Fondazione Ufficiale di Amsterdam ci ha posto problematiche relative al Copyright ) c.a.

 

 

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(continua)

 

 

 

 

 

  

 

 

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