La
nebbia a Venezia non è certo una rarità in questa stagione, ma nei miei quasi
cinquant’anni non avevo mai visto nulla di simile. Sono oramai cinque giorni
che si vive in un gomitolo di lana candida, sono spariti il giorno e la notte,
il sole ed i colori, anche la gente allegra sembra sparita in quel gomitolo, ma
soprattutto è sparita l’autostrada ed è per questo che mi trovo a
passeggiare in Piazzale Roma in attesa del treno che mi porterà a Verona.
Il mio
orologio, e null’altro per la verità, dice che è oramai giorno fatto, ma sul
piazzale e nell’atrio della stazione si contano solo pochi viaggiatori
infreddoliti.
L’atmosfera
di questo giorno che è cominciato non mi piace per niente, c’è però di
buono che non ho difficoltà a trovare una sistemazione in treno: lo
scompartimento è addirittura vuoto come pensavo capitasse oramai solo sui
trenini di provincia o in certi film quando serve alla scena.
Non è
un viaggio lungo fino a Verona, ma dato che sono solo e di cattivo umore, provo
a dormire un po’. E’ una questione di pochi minuti,credo, quando l’aprirsi
della porta dello scompartimento mi fa sobbalzare: un uomo alto, ben vestito,
suppergiù della mia età, posa una valigetta sul sedile e mi porge la mano nell’atto
di sedersi di fronte a me.
Esordisce
con un cenno del capo ed un sorriso cordiale.
- Salve, spero di non aver disturbato, ma io non amo
viaggiare solo e questo treno è deserto. Mi chiamo Adriano e, se non è un
problema potremo conversare un po’ dandoci del tu.
- No.....Nessun problema... certo. Di cosa ti occupi?
Viaggi per lavoro?
- Diciamo pure per lavoro, certo. Vado a Milano per la
presentazione di un libro in una libreria del centro. Sei anche tu diretto a
Milano?
- Verona, vado a Verona per un problema di forniture
di materiali. La mia fabbrica è praticamente ferma, inutile telefonare, devo
rendermi conto di persona di quello che succede. Tu vendi libri, se ho capito bene .....
- Sarà la libreria, spero, a vendere il libro, io l’ho
scritto e ora vado a presentarlo al pubblico.
- Presentalo intanto a me, questo libro, così ti
ripassi il discorso e poi mi ricorda la gioventù questa faccenda dei libri,
perché io, sai, sono di quei pochi che i libri non li scrive .... e da parecchi
anni nemmeno li legge. Chi mi da il tempo di leggere libri? Figurarsi scriverli,
i libri !E poi cosa ci potrei
scrivere dentro un libro? Che il fisco mi strozza, gli operai mi mandano in
bestia, il Governo se ne infischia di noialtri e il fegato mi scoppia? E il tuo
libro, invece, di che tratta?
- Io faccio parte di un gruppo di lavoro che esplora
nuove possibilità per la soluzione di problemi antichi, abbiamo qualche idea
che ci sembra buona e questo libro è un modo per aprire un dibattito e
confrontare le opinioni.
- Scusa la franchezza, ma io sono un uomo pratico,
abituato a lavorare sodo, lontano dalle chiacchiere fumose che fanno in
televisione, in poche parole: io mi alzo presto la mattina e produco materiale
elettronico per l’aeronautica, tu ti alzi la mattina e che cosa produci?
- Una risposta potrei azzardarla, ma temo che sul
termine “produzione” dovremmo chiarire .....
- Ho capito, è già tutto chiaro, ora ti spiego con
parole mie: io lavoro da una vita a schiena curva ed ho prodotto un sacco di
cose; e sai perché l’ho fatto? Per far stare quelli come te, nulla di
personale, per carità, quelli come te, dicevo, a schiena diritta, col naso per
aria a pensare cosa scrivere in un libro per altri come te!
- C’è qualcosa di vero in quello che dici a
proposito delle nostre schiene. Anche di questo scrivo nel libro ....
- Sarebbe a dire?
- Mi riferisco alla possibilità di vivere e lavorare
tutti in modo diverso, senza curvarsi su se stessi, infatti ....
- Non c’è modo di lavorare sodo a schiena diritta!
Sarebbe il Paese dei Balocchi. Ti illudi.
- E se fosse tutto da rivedere? Sai meglio di me che
un motore per quanto sofisticato e potente , rende poco e consuma molto se il
carburante ed il lubrificante sono sbagliati e ti assicuro che sono oramai
suonati tutti i possibili campanelli d’allarme e, a meno di essere sordi ....
- Non v’è dubbio che nella tua testa ci sono
campanelli che suonano all’impazzata, ma se provassi a spegnere un momento il
carillon e ti guardassi intorno, ti accorgeresti che siamo immersi nel benessere
creato dal lavoro duro: tutti ci spostiamo con facilità, automobili, treni,
aerei; tutti abbiamo case ben riscaldate, con telefono, computer e carte di
credito; la vita è più facile per tutti, caro mio, altro che campanelli! Tu
non ti rendi conto di come si viveva solo trent’anni addietro. Tutto questo lo
dobbiamo al lavoro, quello onesto e ... a schiena curva, naturalmente!
- Sono troppi anni che stai a schiena curva ed oramai
vedi con chiarezza solo la punta delle tue scarpe! Io ho il massimo rispetto per
il lavoro onesto, tuo e di tutti, quello che porto in discussione è la logica
viziosa che schiaccia anche le buone cose, ma certo dovrai alzare un po’ la
testa per rendertene conto.
- Spiegati meglio, Professore !
- L’elenco dei beni e servizi che hai fatto ci ha
reso indubbiamente la vita più comoda, potrei azzardare che insieme alla
comodità non è aumentata la serenità, il rispetto di sé e degli altri: il
tuo fegato sul punto di scoppiare sta lì a dirti che negli ultimi trent’anni,
in definitiva, non ci hai guadagnato poi molto; potrei anche tentare di farti
notare che oltre le nebbie della Padana c’è un tre quarti di mondo che del
telefonino e delle carte di credito non sa che farsene, a meno che non siano
cose buone da mangiare, potrei dirti queste e molte altre cose, ma non è tanto
di questo che vorrei discutere con te, quanto piuttosto ......
- Un comunista, un Professore comunista, ecco con chi
mi tocca viaggiare oggi! Del resto che potevo aspettarmi da una giornata
cominciata così male, questa nebbia poi ....
- La nebbia, si, dici bene .... Se non fosse per
questa nebbia a quest’ora staresti sfrecciando sull’autostrada con la tua
Mercedes con telefono, gongolandoti con le tue quattro idee oramai inutili. T’è
toccato invece confrontarti con altre idee ed eccoti pronto ad erigere barriere
pseudopolitiche; non cadrò in questa trappola della discussione “politica”
, la tua è la politica che divide, io sono per una politica che unisce e che
serva ....
- Ma di che trappola cianci, quali barriere! Ho
affrontato ben altro nella mia vita! Che sarebbe poi questa storia delle mie
quattro idee inutili ?
- Nulla di personale, non devi prendertela. Io so che
sei in buona fede, onesto e leale, è solo che il mondo non andrà meglio
esasperando, tirando oltre ogni ragionevole limite, le idee che erano buone
negli anni trenta o prima : occorrono idee nuove, di quelle che fanno fare un
giro di boa, oppure pensi, ad esempio, che dopo la carrozza con tiro a sei
cavalli, il progresso sarebbe stato inventare il tiro a dodici ? No! Il
progresso vero è stato l’invenzione della macchina a vapore !
Egoismo, cinismo, sopraffazione,
disprezzo per la vita, in tutto questo sono degenerate le buone idee dell’inizio
di questo secolo.Io credo che
tutto ciò possa cambiare: serve un allargamento della coscienza....
- Belle parole
! Ma tu lo sai che oggi, alla fine di ogni discorso realista c’è il danaro e
ti assicuro che senza danaro non si muove nulla . Il danaro non è servo , ma
padrone con molti servitori e , che ci piaccia o no , uno di questi è la logica
del profitto ; tanto più questa logica è serrata , tanto più danaro per far
girare il mondo c’è!
- Purtroppo
quello che hai detto è oggi in parte vero ed è grazie a riflessioni di questo
tipo che sono giunto alla conclusione che siamo all’interno di un circolo
vizioso che non porta più da nessuna parte,in quanto lo sai bene anche tu che è ben altro che fa girare il mondo
......
- E’ un
discorso da Oratorio Salesiano questo . Abolire la logica del profitto significa
niente più danaro che circola , le fabbriche si fermano, le lucisi spengono e ci incontriamo tutti intorno al fuoco a leggere il tuo
libro !
- Quello che
dici sembra vero esattamente come sembrava vero il discorso del proprietario
terriero della Virginia di più di un secolo fa:"Dare ai negri un salario , abolire la servitù !Tutte idiozie ! Sarebbe la rovina per tutti , negri compresi."Anche il lavoro dei bambini nelle miniere inglesi della fine del secolo
scorso appariva un caposaldo dell'economia mineraria di quel tempo. I
sostenitori di queste tesi erano senz'altro brave persone come te , ma le loro
idee stavano oramai invecchiando con loro e invece i tempi nuovi si stavano
affacciando con la forza di una diversa e più ampia coscienza : inutile
opporsi, inutile sottrarsi , la scelta possibile era ed è solo una e sempre la
stessa :partecipare al processo
evolutivo o rimanerne tagliati fuori .
- Insomma , se
ho capito bene , i tuoi campanelli ti dicono che siamo a ridosso di una svolta
epocale ed io starei qui a far da zavorra dell'umanità .
- Se fosse
così , sarebbe in fondo semplice e non varrebbe la penaparlarne . Il problema è che senza
di te non ci sarà nessuna svolta , ma solo la deriva , verso chissà cosa .
- Non pensavo
di essere così importante. Dunque è per quelli come me che hai scritto il tuo
libro !
- Presto o
tardi arriverà fino a te , tuo malgrado e per strade che nemmeno immagini .
- Il
Professore è anche Profeta !
- Ma non
capisci che ora non si tratta di colonialismo , schiavitù o lavoro minorile :
ora si tratta di liberare noi stessi: liberi
da... , piuttosto che liberi di ...
, e in ciò ci aiuterà solo la nostra personale presa di coscienza.
- No , fermati
, fammi capire ... Come puoi sostenere che io non sia padrone di me stesso , e
quand'anche fosse , come può la mia liberazione
interessare le svolte dell'umanità ?
- Tu devi
essere di quelli che credono sia stato Cesare , Carlo Magno , Napoleone , Hitler
e pochi altri a determinare le svolte epocali , come le chiami tu , che dalla
preistoria ci hanno portato fino ad oggi .Questi personaggi hanno avuto la straordinaria opportunità
di determinare gli eventi di interi popoli ed hanno per questo scritto la Storia
degli eventi , ma la storia dell’evoluzione della Coscienza la scrive gente
come te e me .... e se ci sarà o meno ancora unHitler a scrivere un altra pezzo di Storia dipende anche da
te . Capisci ora per chi l’ho scritto il mio libro ?
- Eva bene , smettiamo di aggiungere cavalli al tiro della carrozza e
inventiamo la macchina a vapore !Hai
qualche idea ?
- Le idee
nuove non si fanno strada finché siamo attaccati a quelle vecchie , è una
questione affettiva, irrazionale, che prescinde dalla bontà delle une o delle
altre . Per prima cosa è quindi importante entrare in una fase distanchezza rispetto
ai propri ritmi ; poi è necessario riconoscere come ingannevole la sicurezza che ci dà il percorrere strade conosciute,
solo a questo punto, che potremmo chiamare " ritorno al punto zero " ,
siamo pronti a dare uno sguardo di là dal
muro ed accorgerci che c'è tutto un mondo che aspetta i nostri primi passi,
un mondo dove gli alberi nascono, crescono, danno fiori e frutti e poi accettano
di rinsecchire e tornare alla terra, perché questo è l’ordine delle cose:
non c’è tristezza, depressione, angoscia e paura se comprendi di cosa sei
fatto e non pretendi di fiorire per l’eternità
- Forse mi
sbaglio , ma cose di questo genere non le ha già dette meglio di te qualcun
altro ? San Francesco , tanto per fare un esempio fra i tanti ?
- Infatti la
novità non è in quello che dico , ma nel fatto che sono io che ne parlo con te
; io che certo non sono San Francescone
parlo a te che non sembri per niente beneficiare della vocazione francescana .
Capisci la straordinaria novità ? Gente comune come noi sente pulsioni
spirituali! Il Terzo Millennio ci
metterà a portata di mano quella coscienza di noi stessi che solo pochi secoli
fa era esclusivo privilegio di santi e profeti.
-
Intuisco , appunto , che le cose che dicinon
sono scemenze , ma resta pur sempre il fatto che la vita di noi tutti è fatta
per lo più dalla maledetta quotidianità , quella secondo cui ti devi alzare
presto per andare a lavorare o a cercare lavoro , quella che se non sei furbo ti
mangiano in un boccone, quella che se ti viene l’ulcera, e ti viene, devi
andare dal dottore , quella che se non stai attento non arrivialventisette , quella
......
- quella
che ti uccide ! E’ evidente che questa quotidianità dopo avertiucciso lo spirito ti annienterà letteralmente e il peggio è che avrai
pure tanti rimpianti per tutto quanto hai tralasciato : vivere la totalità del
tuo essere.
- Quello che
dici ha il sapore agrodolce dell'utopia e per questa ragione nasconde un
pericolo : il cinismo non è forse figlio del naufragio di facili illusioni?
- Le facili
illusioni le incontri se percorri strade
spianate da altri , ma se hai faticato e pagato di tua tasca per aprirti un
varco che ti ha condotto più avanti , se hai sofferto per allargare la tua
coscienza , ebbene a quel punto il nuovo orizzonte che ti si para davanti sarà
tuo e parte di te più delle tue mani o dei tuoi occhi, altro che illusioni .
Il
rumore secco della porta scorrevole mi fa trasalire.
- Biglietto ,
signore . Biglietto per favore .
- Dove siamo
..... Devo essermi addormentato intanto che conversavo . Dov’ è andato
Adriano ? Ha visto un signore alto , distinto , uscire dallo
scompartimento.....?Magari è
sceso a una stazione.......
- Tra dieci
minuti saremo a Verona e posso assicurarle che ha viaggiato da solo:ero seduto qui fuori e non ho visto nessuno entrare o uscire . Ha dormito
e forse ha sognato . Arrivederci .
Ernesto e i Clochards
Maggio 1997 di Carlo Anibaldi
Non
importa se questo racconto somiglia ad un vostro sogno oppure se questo sogno
somiglia ad un racconto che avete già sentito, in quanto, come spesso accade,
sono vere entrambe queste possibilità. Ernesto era da tutti considerato una
persona mite e tranquilla, eppure quella volta che gli rubarono il portafogli
mentre passeggiava tra la gente che affollava il Lungotevere, ebbe una reazione
da leone infuriato: nel portafogli custodivamolto più del danaro e delle carte di credito, c’erano infatti anche
bigliettini, appunti, numeri di telefono, segni tangibili del suo passaggio
quotidiano nella vita, e soprattutto il suo documento di identità.
Questo
furto lo sconvolse al punto di attivare un’insospettata energia nella ricerca
del furfante che gli aveva sottratto il danaro, la tranquilla quotidianità, l’identità.
Insomma,
a forza di cercare, interrogare persone, stanarne altre, alla fine si trovò
faccia a faccia con una piccola comunità di barboni che viveva sotto il vicino
ponte sul Tevere.
Senza
nemmeno doverci riflettere, Ernesto si avventò decisamente su uno di essi….
uno di mezza età, la barba incolta, i vestiti trasandati ; lo afferrò per il
bavero della lurida giacca e, facendolo battere ripetutamente contro il pilone
del ponte, gli urlò, a due centimetri dal suo naso rossiccio, di restituirgli
le sue cose, tutte.
A
farla breve, Ernesto riuscì a spaventare a morte quell’individuo, tanto che
cominciarono ad uscir fuori dalle sue tasche, una ad una, le carte di credito, i
bigliettini, gli appunti ed infine la patente.
Ernesto
quasi si gettò su quest’ultima, ma rimase di sasso nel vedere che la sua foto
su quel documento si era talmente rovinata nelle tasche sozze del barbone, da
non potersi più distinguere i lineamenti delvolto.
Messo
nella tasca dei pantaloni il suo recuperato portafogli, Ernesto si diressetutto assorto verso casa con l’idea fissa che quello spiacevole
episodio non gli era capitato per puro caso, forse un segno.... chissà.
Infatti, passo dopo passo, una di quelle voci di dentro si alzò per dirgli: ”
Vedi bene, Ernesto...., c’è dentro di
te un clochard, tutt’altro che romantico, ma avido e senza scrupoli, che ti
ruba tutto quello che può..…. perfino la tua identità.Se continui a lasciarglielo fare rimarrai senza nessuna
possibilità di essere autentico, poiché non saprai più chi sei.
Bene hai fatto, dunque, a ribellarti con forza…..appena in
tempo…... la tua immagine già stava sbiadendo su quel documento....”
Ad
ogni modo da quel giorno Ernesto fu parecchio più attento al suo portafogli ed
i clochards del lungotevere non osarono più avvicinarglisi .......
Quasi per gioco,
cercherò di dimostrare che, per certi versi, la mia esistenza non è un fatto,
ma un’opinione, per quanto diffusa.
La parola che più di
ogni altra sentiamo pronunciare credo sia “io”: io sono, io vado, io faccio,
io credo, io...io…io…io… all’infinito.
Siamo forse talmente
poco convinti della nostra esistenza, da sentire il bisogno di ricordarcelo e
ricordarlo agli altri in continuazione. Una tale preoccupazione è del resto
giustificata: quante persone sanno della mia esistenza?Forse quattro o cinquecento, e gli altri cinque miliardi che sono al
mondo? Loro non sanno che esisto e certo non se ne preoccupano.
Veniamo a quelle
quattro o cinquecento su cui posso contare….. ma ci posso veramente contare?
La gran parte di queste
persone hanno fuggevolmente verificato la mia esistenza in passato ed ora non
sono per loro neanche un ricordo sbiadito, nulla. Non esisto…più.
Rimane quel centinaio
di persone che incontro quasi quotidianamente, a loro è affidata la mia
supposta esistenza, ma sappiamo bene che, grosso modo, non posso aspettarmi da
loro più di un fugace pensiero ogni tanto, dunque siamo arrivati al nocciolo,
cioè a quelle otto, dieci, forse quindici persone per le quali sono importante
e amato e per questo mi pensano assai spesso: è dunque a queste sole persone
che debbo la conferma della mia esistenza, e gliene sono grato, ma temo che
anche questa sia una illusione.
Quelle poche buone e
brave persone che avvalorano la mia esistenza come fatto, in realtà sono come i
viaggiatori su un treno: credono di star fermi e invece si muovono, credono che
la campagna corra via e invece e là, ferma da sempre, credono che venga prima l’albero
e poi il ponte e invece viene prima il ponte e poi l’albero, almeno così è
per quelli dell’altro treno, che ritorna.
Insomma, a farla breve,
hanno tutti una gran confusione su come stanno le cose…. Cercano la conferma
della loro esistenza …. forse non esistono neanche loro.
Una soluzione a questo
enigma e, forse, la dimostrazione della tesi che avevo posta, è che io esisto
solo nell’attimo che fugge, quando mi penso e sono pensato, ma l’attimo che
fugge non esiste, tutta la matematica e la fisica sta lì a ricordarcelo.
E allora ecco la tesi
che più mi convince: la parte di noi che è un’illusione è la maschera che
indossiamo per piacere al mondo, ma in quella veste, come ho appena cercato di
dimostrare, non esistiamo; esistiamo invece quando riportiamo il centro
di noi stessi e della nostra vita dentro noi e non fuori, anche perchè solo
quando si è bastanti a se stessi non si vampirizzano gli altri per i propri
bisogni, che te ne sono grati e prendono a confermare la tua esistenza quando
oramai è superfluo. Più facile a dirsi che a farsi, poichè al di là di
atteggiamenti di durata effimera, è il lavoro di una vita, un lavoro da Maestri.
Dopo una vita da apprendisti si dovrebbe almeno morire Maestri. [Carlo Anibaldi]
Tesina
sul Simbolo nella concezione junghianadi Carlo Anibaldi (Giugno 2000)
Nel corso della sua lunga vita (1875 – 1961)
Carl Gustav Jung ha esplorato molti ambiti riguardo l’animo umano ed i suoi
segreti, ci ha lasciato infatti contributi che sono tutt’oggi riferimento
fondamentale per chiunque voglia cimentarsi nello studio delle umane cose,
particolarmente riguardo la psicologia del profondo, la filosofia e la storia
dei Simboli dell’essere umano.
In estrema sintesi, mi soffermerò su alcuni
aspetti riguardo alla definizione ed alla genesi del Simbolo, dal punto di vista
junghiano.
Si deve a Freud la fondamentale intuizione
dell’esistenza di una zona del nostro immaginario che non è sottoposta alle
regole della coscienza e che quindi sfugge alle categorie tipiche della mente
quali il bene e il male, un prima e un dopo: l’Inconscio. In questo ambito,
tipico del mondo dei Sogni, degli Istinti e delle Emozioni e dunque del
cosiddetto “cervello arcaico”, non abbiamo un diretto controllo da parte della
Coscienza, parte “alta” della psiche”, ci troviamo piuttosto nella condizione di
subirne gli influssi. Gli studi di Freud conclusero che in questa zona inconscia
della psiche confluiscono le esperienze, per lo più infantili, che in qualche
modo la mente ha rifiutato e rifiuta in quanto percepite come dolorose e/o fonte
di vergogna e non accettazione da parte di se stessi e degli altri. Tali
contenuti, qualora irrisolti, cioè non portati alla luce della coscienza adulta,
sono in grado di produrre quella sofferenza del mondo psichico individuale
chiamata “nevrosi”, variamente espressa e comunque in grado di condizionare
l’esistenza, se non altro per le enormi quantità di energia psichica
imprigionata nei nuclei “infantili” delle nevrosi.
Quella appena descritta è, in sintesi, la
definizione freudiana di Inconscio Personale e della possibilità che
questo ha di interagire con l’individuo tramite la “nevrosi”. Jung allargò
questo concetto, definendo un ambito che si aggiunge a quello e va oltre,
trascendendo l’esperienza personale; chiamò questa zona inesplorata Inconscio
Collettivo. L’Essere Umano, inteso come Specie, accumula, fin dalla notte
dei tempi, esperienze che sono caratteristiche della specie e di nessun altro
nel Creato. Tali Esperienze Fondamentali dell’Umanità sono, in questa
concezione junghiana, strutturate nella psiche per diritto di specie, al pari
dei processi filogenetici che la caratterizzano, come l’aver assunto la stazione
eretta, l’aver modificato la dentatura, l’aver perso la pelliccia di pelo, ecc…
I Simboli per Jung sono il linguaggio attraverso
cui la mente si esprime, un linguaggio dunque molto antico che va inteso come
nutrimento ed espressione della mente stessa e va a costituire l’essenza
dell’Inconscio Collettivo, come lui stesso lo ha definito. Proverò a fare
qualche esempio per rendere più chiaro il concetto espresso.
Alcune migliaia di anni or sono, ai quattro
angoli del mondo, popolazioni lontanissime e certo non in contatto fra loro,
tracciavano sulle rocce, sui monumenti funerari e sacri, sugli utensili, disegni
di forma quadrata e/o circolare di aspetto e contenuto straordinariamente simile
tra loro.
Il Simbolo della Croce è parecchio antecedente
all’era cristiana, e lo ritroviamo nella simbologia sacra di civiltà
lontanissime tra loro che nulla potevano avere in comune, se non qualche
elemento psichico inconscio, appunto.
Figure mitiche come l’Eroe, il Guerriero, la
Grande Madre, il Vecchio Saggio, il Fanciullo, il Demone, la Fata, le ritroviamo
nelle culture delle più antiche e disparate civiltà del Pianeta. Questi miti
sono figure archetipiche patrimonio dell’Umanità, vale a dire
“contenitori” delle esperienze profonde dell’essere Umano inteso come specie e
dunque dalla sua comparsa su questo mondo. La Mitologia Classica racconta
infatti storie che ci sono “familiari”, come la leggenda di Edipo, quella di
Demetra, di Venere o di Enea, che ritroviamo, pur con nomi e contesti diversi,
nelle vicende tramandate di antiche civiltà pellerossa, centroeuropee o
asiatiche.
Gli eventi sincronici (premonizioni,
veggenze) sono per Jung un’altra dimostrazione dell’Inconscio Collettivo. Le
categorie spazio-tempo sono artifici della mente, la Fisica delle nano
particelle ha infatti dimostrato che il prima e il dopo non sono valori
assoluti, ma relativi all’osservatore che, a sua volta, è soggetto a più
variabili. Senza meno l’Inconscio, che come abbiamo visto appartiene al cervello
arcaico, è slegato da queste categorie “mentali” e allora accade che in
particolari stati di abolizione della Coscienza (sogni, stati crepuscolari,
trance, ecc…) ci si possa trovare in un “qui ed ora” che non ha inizio e fine,
prima e dopo, al pari di un’immagine e allora ci si può parare davanti quello
che chiamiamo “futuro”, ma che invero appartiene alla dimensione senza spazio e
senza tempo che tutto comprende e che rappresenta l’Esperienza dell’Umanità,
percepibile dall’Inconscio.
La
conclusione cui giunge Jung è dunque che la psiche ha uno straordinario
contenuto energetico connesso ai Simboli e, semplificando un importante
postulato junghiano, si potrebbe dire che la vita di ognuno di noi è
inconsciamente sospinta da un destino realizzativo che, a ben vedere, è già
tracciato in un simbolo affondato nel nostro inconscio e che tendiamo a
rappresentare nel corso della nostra vita. Guardando con questi occhi gli esseri
umani che ci circondano, possiamo ben riconoscere tanti Edipo, tante Demetra e
gli Eroi come El Cid o Giovanna D’Arco, i Demoni come Hitler e quelli votati al
Male. Le tante Grandi Madri per antonomasia e i Vili, gli Avari, gli Eroi e i
Puer di ogni epoca stanno lì a dirci che forse Jung ha intuito qualcosa di
davvero grande che è la nostra stessa Essenza.
Settembre
2000 - Rocco Derek Barnabei: l' hanno
ammazzato, Giustizia è fatta. Certo, c'è quella questione che gli
statunitensi sono protestanti ortodossi, una dottrina difficile da comprendere
per molti di noi europei. Là se uno ammazza può, anzi, sa che deve morire
perché è la legge di Dio, perché è giusto e corretto. Niente compromessi e
tentennamenti latineggianti. Gli americani sono la più grande democrazia
del mondo, il sistema giudiziario è fra i più garantisti, dunque loro sì; i
sudamericani no, i cinesi no, gli iraniani no, ma loro sì, loro si possono ben
permettere di giustiziare la gente, perché lo fanno correttamente.
NO! Questo discorso non mi
convince. Per niente.
Da noi era il XIII°
secolo d.C. e c'era la Santa Inquisizione, in nome di Dio si giustiziava.
E che dire dei cugini francesi che 200 anni fa ghigliottinavano a più non posso
in nome di alti ideali? E gli inglesi, non hanno impiccato migliaia di
malandrini fino a pochi decenni or sono?
No! Non
c'è una maniera ordinata, di buona coscienza, di ammazzare la
gente, qui in Europa lo abbiamo compreso prima dello scoccare del terzo
millennio, ma certo noi di Storia ne abbiamo tanta, e abbiamo imparato. Mi viene
da pensare ad un'illustre opinione, cui aderisco: "America is the only
nation in history which miraculously has gone directly from barbarism to
degeneration without the usual interval of Civilization." -Georges
Clemenceau. (Carlo Anibaldi)
LA LORO ORAFebbraio 1997
PIU’ BELLA
Qualche
anno fa, sfogliando un vecchio album di fotografie ingiallite che si trova da
sempre a casa dei miei genitori, mi soffermai sulle espressioni dei volti delle
persone cui era stato colto quell’attimo delle loro vite.
Alcunierano
volticonosciuti, altri no, e per
la maggior parte, credo, erano raffiguratepersoneoramai non più tra
noi vivi.
Guardare quei filmati dell’inizio del secolo o delle vecchie
fotografiemi ha sempre
affascinato, e una delle ragioni di questo interesse l’ho compresa quel
giorno, davanti a quell’album.
Nel guardare quei visi cercavo di carpirne il loro grande
segreto: sapevano che la loro ora più
bella era oramai alle loro spalle o pensavano di doverla ancora vivere?
Ero insomma quasi ossessionato da questo impalpabile
sbarramento che divideva drammaticamente in due la vita di tutti : ed eccomi, di
volta in volta, cogliere negli occhi della gente quel sottile velo di
rassegnazione che l’accompagnerà per il resto della vita.
Vite oramai segnate dall’aver riconosciuto, in un fugace
attimo di un brutto giorno, l’ora più bella passare ed allontanarsi alle loro
spalle.
Altre volte vedevo chiaramente espressa nei volti la baldanza
della gioventù e negli occhi la certezza di andare incontro all’ora più
bella : perché tanta fretta, mi dicevo con leopardiana preoccupazione.
Questo modo di vedere non mi dava pace perché la migliore
delle ipotesi, in questo teorema, era costituita da una specie di stoltezza che
impedissedi riconoscere, nell’arco
della propria vita, che ora fosse.
Un bel giorno, finalmente, fui preso abraccetto, da una persona molto, molto anziana, che vive
dentro di me da molto, molto prima di me, un vecchio saggio, direi, che talvolta
mi viene a trovare e, purtroppo, spesso si allontana.
Con fare molto semplice, allorchè gli spiegai il mio
problema, mi disse : “ L’ora più
bella è adesso, mai come adesso ! ”
E’ proprio vero che talvolta la soluzione di un problema è
talmente a portata di mano da non poterci credere, e allora si cerca lontano,
lontano, lontano, fino a perder la strada del ritorno ....a se stessi, alle
proprie immense possibilità di gestire un qui
ed ora che è grande una vita intera e anche di più !
Da allora sono più rilassato quando guardo le vecchie
fotografie, che pur continuano ad affascinarmi....
Per aiutarmi, nella vita di tutti i giorni, arafforzare questa importante presa di coscienza , mi aiuta un aforisma
Zen che narra di un discepolo che si presenta al Maestro con il seguente grande
problema : “ Maestro, da molti anni seguo i Tuoi insegnamenti, ho cercato in ogni
modo di mettere i miei passi sui Tuoi passi, della Tua saggezza ho fatto la mia
religione... ma ora sono confuso, indicami la Via che ho di fronte, guida i miei
passi nel mondo ......”.
Il Maestro guardò le mani del discepolo che stringevano una
ciotola e disse :
Hai finito il tuo riso. Dunque lava la tua ciotola.”
Questo
semplice racconto contiene un potente richiamo a ciò che possiamo, credo,
definire la summa di tutte le
filosofie e dottrine : la vita di noi tutti e fatta del qui ed ora, lo sanno bene i bambini e molte persone anziane, ma nel
corso dell’esistenza siamo per lo più proiettati in avanti dalle aspettative
o ricacciati indietro dalle difficoltà di affermazione dell’Io, e, per lo
più,ci capita di assaporare
fugacemente il gusto della vita intanto chesiamo indaffarati a fare qualcos’altro.
Non dovremmo insomma lasciare che gli affanni della prima
parte della vita (affermazione dell’Io, conquista della posizione sociale,
instabilità affettiva, coazioni infantili) ci prendano la vita intera,
svuotandola di significati, che certo sono tutti nel qui ed ora, non nei
progetti o nei rimpianti che sono solo fantasie della mente.
Voce redatta da Carlo Anibaldi (Dic 2006) per Wikipedia,
l'enciclopedia libera. (vedi)
Il termine Weltanschauung appartiene alla
lingua tedesca (pronuncia /ˈvɛlt.anˌʃaʊ.ʊŋ/) ed esprime un
concetto fondamentale nella
filosofia ed
epistemologia tedesca. Non è letteralmente traducibile in
lingua italiana poiché non esiste nel nostro vocabolario una
parola che le corrisponda appieno. Essa esprime un concetto di
pura astrazione che può essere restrittivamente tradotto con
"visione del mondo" e può essere riferito ad una persona, ad una
famiglia o ad un popolo.
La "visione del mondo" cui qui ci si riferisce tende a
trovare una collocazione in un ordine generale dell'Universo
comprensivo di elementi di specie, geografici, linguistici e
razziali. In questo termine è racchiusa una particolare visione
del mondo che trascende il singolo e attinge nel collettivo
condiviso. Si può quindi dire che l'uso di questo termine nel
linguaggio italiano al posto di "visione del mondo" ha il
significato di estendere il concetto ad una dimensione
sovrapersonale di un determinato punto di vista.
Nonostante i termini in lingua tedesca non siano,
contrariamente a molte parole inglesi, entrati nell'uso comune
dell'idioma
italiano, il termine weltanschauung (talvolta troviamo
semplicemente Weltanshaung) lo troviamo oramai spesso
nella lingua italiana scritta e, seppur meno frequentemente,
anche in quella parlata. La ragione di questo insolito ingresso
linguistico è da ricercarsi nella possibilità di esprimere con
un solo termine un concetto complesso. Si ritiene infatti che la
frase "visione del mondo" sia troppo semplificatrice se usata in
contesti complessi. Di seguito, con il metodo della
linguistica cognitiva, ci serviremo di due esempi di uso in
lingua originale del termine in esame.
Il grande psicologo svizzero di lingua tedesca
Carl Gustav Jung ha, nei suoi numerosi scritti, fatto molto
uso di questo termine per descrivere la profonda trasformazione
degli individui allorché in essi cambia la Weltanschauung
e come, al contrario, senza cambiare la Weltanschauung
diventi spesso impossibile ottenere una reale soluzione alla
personale sofferenza psicologica, con ciò significando che
spesso per l'individuo è salvifico riunirsi alla parte di sé che
ha radici collettive di appartenenza, di
specie, di
razza
e
religione ed al contempo prendere le distanze dall'ego
ristretto e confinato al qui ed ora.
Un altro esempio di uso di questo termine è la
sostantivizzazione che se ne fece nel linguaggio del
Terzo Reich che introdusse l'espressione Weltanschauungen.
Il
nazismo infatti faceva risalire la propria speciale visione
del mondo e quanto messo in opera per trasformarlo ad immagine e
somiglianza di questa, ad un
archetipo radicato nella
storia e nella
mitologia tedesca. L'uso del termine Weltanschauungen
nell'indottrinamento degli aspiranti
SS
permetteva al singolo di prescindere da personali visioni
etiche, per poter abbracciare una supposta istintiva (per il
popolo tedesco) aderenza agli ideali nazisti.
Nella lingua italiana il termine Weltanschauung lo
troviamo da tempo in trattazioni di
diritto,
sociologia,
politica, filosofia,
storia e
linguistica, ma recentemente lo si trova spesso anche in
trattazioni non dotte e talvolta nel linguaggio comune.
La
pagina sottostante è parte integrante del sito
LA
GRANDE CROCIATA creato da Carlo Anibaldi nell'agosto del 2000 e che a
tutt'oggi conta, insieme alle altre migliaia di pagine
dell'anibaldi.it@network, oltre 2,5
milioni di pagine visitate ogni anno da ogni parte del mondo.
PRESENTAZIONE SITOLA GRANDE CROCIATA
Un altro sito su
questo argomento non era forse nelle necessità immediate
della Grande Rete, infatti sono numerosi i siti web che documentano
l'Olocausto. Le ragioni che mi impegnano in questo lavoro di ricerca sono,
almeno in parte, più personali. Il mio viaggio-pellegrinaggio ad Oswiecim (Auschwitz - Birkenau),
Polonia, insieme a mia figlia allora
tredicenne, ha lasciato un segno indelebile nella mia memoria e nel modo di
sentire; il sangue ti ribolle pure se non sei di cultura ebraica,
vivaddio! Inoltre sono
convinto che la storia tende a ripetersi solo se la dimentichiamo, nel senso
di pensarla come cosa che riguardi gli storici, gli studenti ed i professori.
Ciò che conta infatti sembra essere il presente, possibilmente il presente
molto prossimo a noi e alla nostra quotidianità. Ma questo modo di vedere,
che certo è anche il mio per gran parte delle mie giornate, porta con sé
una minaccia, intendo dire che potrebbero poi essere altri a prendere per noi decisioni
in grado di sconvolgere le nostre vite. Cosa del resto accaduta assai spesso in
passato..... a volerlo ricordare, appunto.
Pensiamo per un momento ai milioni di uomini e donne che
negli anni trenta erano affaccendati nella loro quotidianità, in ogni
angolo d'Europa e oltreoceano: chi mai avrebbe potuto dire che c'era
nell'aria qualcosa che li avrebbe
presto convinti, loro malgrado, che la preparazione del matrimonio di una
figlia, il nuovo lavoro da incominciare, la
tesi di laurea da preparare, il raccolto buono di quest'anno, il nuovo parroco che arriva, il compleanno da festeggiare, la gita fuori porta, che tutto questo
insomma sarebbe stato travolto dagli eventi e cancellato, perché le loro
stesse vite e quelle dei loro cari sarebbero state in pericolo. E poi la
miseria e la fame per molti dei sopravvissuti. Chi poteva immaginare tutto
questo in un caldo pomeriggio di fine estate dell'ultimo degli anni trenta?
Tutto questo invece è accaduto, molto vicino a noi, una o due
generazioni al massimo. Molti di noi sono cresciuti tra i racconti di tante
vicende vissute. Storie troppo spesso strazianti, misere e luttuose. Eppure
le nuove generazioni, i nostri figli, per intenderci, non sembrano mostrare particolare interesse per tutto ciò, non più di quanto
in genere ne nutrano per le campagne di Napoleone......... storie d'altri tempi.
Io sono certo che anche negli anni trenta non ci si occupasse troppo delle storie
d'altri tempi e che la quotidianità fosse, per la maggioranza della
gente, tutto quanto di cui fosse sensato occuparsi, proprio come accade
oggi.
Tutto ciò a volte mi fa sentire, e mi fa immaginare
molti dei nostri giovani, come quei buoi che vengono portati bendati al
macello, in modo che non si mettano in ansia e non diano fastidio con
escandescenze circa improbabili opzioni sul loro destino.
Ovviamente, come vedremo in questo stesso sito, il
contesto socio-politico, economico e culturale degli anni venti e trenta ha
poco in comune con l'aria che respiriamo oggi, ma il solo cambiamento che ci
potrebbe davvero mettere al sicuro dalla barbarie, purtroppo, non è ancora
avvenuto, e attiene a qualche angolo della natura stessa dell'uomo,
indipendentemente dal vestito che indossa e se comunica col telefono
cellulare o col vecchio telegrafo. E' in quell'angolo che si annida
la barbarie, intesa come intolleranza, disprezzo per il bene supremo
della vita, razzismo, egoismo, cinismo e sopraffazione.
Per conforto all'affermazione di cui sopra,
proviamo ora
a fare una specie di gioco: immaginiamo, fra le persone che,
direttamente o indirettamente, conosciamo (e magari diamo un'occhiata anche
dentro noi stessi!) alcune da poter calare per un momento in una realtà
assai diversa da quella che ora sembra circondarci, in una realtà priva di
garanzie, di diritti assoluti, di protezione, in una realtà dove i valori
sono sovvertiti, dove Cristo è morto in croce per garantire i privilegi dei
potenti della terra, ebbene in questa realtà avreste parecchie sorprese:
schiere di mediocri, violenti, frustrati, ignoranti, sarebberoi nuovi
mandarini di questa società dove da un giorno all'altro sui muri si
potrebbe leggere, in manifesti autoritari, che i calabresi e i marchigiani
sono gente ignobile e per questo saranno privati dei loro diritti, poi della
loro libertà personale ed infine deportati. In questa
nuova società trovereste senza meno il vostro attuale capoufficio, sì,
quello arrogante, raccomandato e inetto, con una divisa fiammante da farlo
sembrare un dio, con funzioni superiori di coordinamento della deportazione
dei calabresi........ e dei marchigiani. Se vi sembra che sto esagerando con
l'immaginazione, guardate poco o tanto indietro nella storia e vedrete cheè già successo, troppe volte.
Il sito The Great Crusade è dunque uno STRUMENTO
DELLA MEMORIA E DELLA COSCIENZA, uno dei tanti, le cui pagine
sono trovate dai motori di ricerca del web e visitate
circa 10.000 volte ogni mese, a
disposizione di coloro che vogliano per qualche momento togliersi quella
benda citata più sopra dagli occhi e ricordare la Grande Crociata
che fu combattuta, e che oggi ci permette di vivere serenamente della nostra
quotidianità.
Non un sito sulla persecuzione degli
ebrei dunque, ma un sito di testimonianza della barbarie nazifascista, che
certo non è la sola barbarie della Storia, ma qui di quella si vuole ora
parlare, nel senso che il noto teorema "tutti barbari, dunque nessun
barbaro" è qui giudicato infantilismo storico e/o qualunquismo. In
altre sezioni in preparazione saranno trattate le barbarie staliniane,
cambogiane, statunitensi, bosniache, ecc ............., ma è da questa che
ha segnato le vite dei nostri padri e madri che voglio cominciare, perchè il
concetto cui bisogna avvicinare i giovani è troppo importante per rischiare
di diluirlo con le "lontane" vicende di Pol Pot.
Inoltre riteniamo che L'Olocausto sia, per
caratteristiche storiche (vedi anche
conferenza di Waansee), un evento unico che ha in comune con altri
genocidi solo il silenzio della ragione e della pietà.
Le FONTIcui è stato attinto per la preparazione di questo sito
sono, insieme a piccoli contributi personali, a disposizione di tutti sulla
rete Internet. Quando possibile dette fonti sono citate. Il lavoro fatto è
dunque a disposizione di chiunque
voglia utilizzarlo, in toto o in parte, senza copyright.