L’Italia e l’Africa:

  Gli “Annali dell’Africa Orientale Italiana” 1936 - 1939

 

di  Massimo Verzili - Roma

mail to: massimo.verzili@tin.it

                  

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   Indice

 

 

- Introduzione

      

 

- Capitolo I° : Il sistema coloniale come fattore d’indipendenza economica

 

 

- Capitolo II° : Il diritto dell’Italia a “un posto al sole”

 

 

- Capitolo III° : Colonizzazione demografica dell’Impero

 

 

 

- Capitolo IV° : La colonizzazione abissina nell’Etiopia Occidentale

 

 

- Capitolo V° : L’opera compiuta nello Scioa

 

 

- Bibliografia

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

              I n t r o d u z i o n e

 

 

 

  “Il popolo italiano ha creato col sangue l’Impero.

   Lo feconderà col suo lavoro 

   e lo difenderà contro chiunque con le sue armi”  * 

 

 

 

     L’incipit di questo elaborato non poteva non riguardare la frase, il pensiero, il sogno realizzato, che da soli

 

 compendiano lo stato d’animo e l’orgoglio di un popolo consapevole di essere entrato di diritto nella storia delle

 

 moderne nazioni conquistatrici.

 

     A distanza di oltre sessant’anni dagli eventi descritti, si voleva fornire uno spaccato, il più coerente possibile con

 

 la mentalità dell’epoca, dei fatti che portarono all’impresa etiopica e delle conseguenze che la stessa ebbe nei

 

 movimenti storici che seguirono, fino al culmine della costruzione di quella che doveva essere considerata

 

“una nuova civiltà”.

 

     Assolutamente necessario, quindi, compenetrarsi nel pensiero di chi ha appoggiato, partecipato o anche solo

 

 “semplicemente vissuto” quegli anni, avvicinandosi con profondo rispetto alle situazioni storiche ed ai personaggi

 

ad esse associati, cercando di non cadere nella tentazione di emettere facili giudizi o sentenze, peraltro non richiesti,

 

 dopo il lungo tempo trascorso.

 

     Ed è in quest’ottica che ci accingiamo a presentare la cronaca di allora, senza alcuna presunzione di fornire verità

 

 assolute o concetti rivoluzionari, riproponendo un’ambientazione la più fedele possibile.

 

      La maggiore fonte delle informazioni dalla quale è stato tratto tutto il materiale che ha dato vita al presente lavoro,

 

 è costituita dagli “Annali dell’Africa Italiana”, raccolta di periodici trimestrali (ora riunita in volumi) ricca di saggi,

 

 monografie, racconti, interviste, ampie testimonianze fotografiche, che tenevano costantemente aggiornati gli italiani

 

sull’avanzamento dei lavori che i loro fratelli stavano compiendo così lontano, con l’alto fine di civilizzare terre primitive.

 

      La straordinaria sequenza di prestigiose “firme” che queste pubblicazioni ospitavano, il grande interesse che

 

comunque suscitavano gli argomenti trattati, unitamente al fatto che, per quei tempi, queste costituissero l’unica

 

informazione dettagliata disponibile sull’argomento, decretarono a questi periodici un consenso di massa

 

inimmaginabile.

 

Ecco che vediamo come, paradossalmente, gli anni dal ‘35/36 fino all’inizio del II°conflitto mondiale - anni che

 

risentivano ancora dell’effetto della crisi economica, delle sanzioni, dell’autarchia - costituirono il periodo del

 

maggior consenso popolare al regime.

 

     Con la creazione dell’Impero, l’Italia rurale, l’Italia dei piccoli commercianti, degli impiegati, della tranquilla e

 

prevedibile vita di provincia, veniva riscattata finalmente, e assurgeva al fianco di nazioni che per prime avevano

 

imposto la civiltà occidentale con la colonizzazione di buona parte del  pianeta.

 

     Ma cosa significava, cosa comportava in termini pratici la conquista di terre lontane con l’obiettivo della loro

 

colonizzazione?

 

     Bisogna dare atto ai governanti di allora che - si può ben dire - “non si perse un solo giorno di tempo”, dalle ultime

 

operazioni militari all’inizio della vera e propria colonizzazione.

 

     Già alla fine di ottobre del ‘36, infatti, l’O.N.C.,lo organismo statale al quale venne demandata la responsabilità

 

della colonizzazione demografica del territorio, assegnava i primi poderi alle centurie di soldati-contadini diretti a

 

prendere in consegna le terre per questo primo esperimento di “stanzializzazione”.

 

     Non fu certamente uno sfruttamento parassitario del territorio da parte dell’Italia, che altresì profuse l’impegno più

 

totale ed enormi capitali per la concretizzazione di uno dei suoi più alti titoli d’onore di fronte alla storia:

 

la civilizzazione di altri continenti.                     

 

     La sua millenaria cultura, forgiata ed alimentata da eroi, pensatori, conquistatori (come attestano ben note

 

epigrafi), finalmente messa a disposizione di altri popoli, di altre terre che dell’italica impronta venivano impresse.

 

     Ma per poter ben comprendere le origini del conflitto italo-etiopico, e le conseguenze che esso ebbe nel turbolento

 

scacchiere europeo dell’epoca, è necessario associare a quegli eventi, con un breve excursus storico, la situazione

 

politica ed economica dell’Italia fascista, la più piccola tra le grandi nazioni di un continente che di lì a poco sarebbe

 

esploso.

 

     In politica estera, il fascismo si propose di far valere i diritti dell’Italia nel Mediterraneo, osteggiando la egemonia

 

francese ed inglese su questo mare; tornò a valorizzare le nostre colonie, che durante la grande guerra avevano

 

molto sofferto per l’abbandono in cui erano state lasciate. Ma non solo.

 

     L’idea del Duce era quella di ritagliare “un posto al sole” (di cui tratteremo diffusamente più avanti) all’Italia,

 

con nuove estensioni di terre e uomini che l’avrebbero promossa di diritto, anche a costo di un doloroso “cimento

 

bellico”.

 

     Ecco, quindi, l’impresa etiopica. Analizziamone le motivazioni:

 

                   

- cause ideali, cioè il desiderio di vendicare la sconfitta di Adua del 1896;  

 

- cause materiali, cioè la necessità di trovare al paese,  la cui popolazione era in continuo aumento, con un  territorio

 

povero di materie prime, una  vasta colonia di  popolamento e di sfruttamento.

 

 

     Occasione alla guerra fu un incidente di frontiera (5 dicembre 1934), per cui alcune forze abissine assalirono il

 

presidio italiano di Ual-Ual, alla frontiera somala, col pretesto che esso occupava un territorio abissino.

 

     L’Italia protestò dapprima presso la Società delle Nazioni, di cui allora l’Abissinia e l’Italia facevano parte; ma

 

l’Inghilterra, che vedeva nell’azione  italiana una minaccia alla propria “via imperiale” verso le indie, riuscì ad ottenere

 

un voto contrario all’Italia (settembre ’35), e, nello stesso tempo, mobilitò nel Mediterraneo l’intera flotta nazionale

 

(Home fleet), in modo che la tensione anglo-italiana divenne in quel momento gravissima.

 

     Ma l’Italia, dopo aver respinto le proposte del cosiddetto Comitato dei Cinque, iniziò le operazioni militari (3 ottobre

 

1935), mentre la Società delle Nazioni la dichiarava “stato aggressore” e votava contro di essa le cosiddette “sanzioni

 

economiche” ad opera di 52 stati.

 

     Non aderirono alle sanzioni la Germania (perché fuori della Società delle Nazioni), l’Austria, l’Ungheria e l’Albania.

 

     La guerra, condotta dai generali Pietro Badoglio sul fronte settentrionale (eritreo) e Rodolfo Graziani su quello

 

meridionale (somalo), si concluse in pochi mesi con la conquista di Addis Abeba (5 maggio 1936), la capitale

 

dell’impero etiopico.

 

     Il 9 maggio 1936 fu proclamato l’Impero, mentre il re Vittorio Emanuele III assumeva il titolo di Imperatore di Etiopia.

 

     Le conseguenze dell’impresa etiopica furono assai pesanti per la pace del mondo.

 

Vennero infatti a determinarsi:

 

a) esautoramento della Società delle Nazioni, che aveva dimostrato la propria impotenza ad evitare il conflitto e a far

 

capitolare l’Italia. Gli Stati, convinti dell’impossibilità di una collaborazione pacifica tra i popoli, ripresero la fatale

 

corsa agli armamenti;

 

b) accostamento dell’Italia alla Germania (dove fin dal ’33 era salito al potere Adolfo Hitler), sia perché la Germania,

 

durante il periodo delle sanzioni aveva aiutato  “sottomano” l’Italia, e, dopo la vittoriosa conclusione della guerra, aveva

 

riconosciuta per prima l’Impero Italiano d’Etiopia, sia perché Mussolini, non potendo dimenticare l’ostile atteggiamento

 

inglese, volle ostentare la sua amicizia per la Germania.(**)

 

 

 

 

 

      

 

 

                                                                      (*) Dal discorso sulla “Proclamazione dell’Impero”, 

                                                                                                                            di Benito Mussolini, 9 maggio 1936.  

 

                                                                    (**) DE ROSA G., Storia Contemporanea, Bergamo, Ed. Minerva italica, 1976.

 

                                                                                             DESIDERI A., Storia e Storiografia, Firenze, Ed. G.D’Anna, 1987.  

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